
Oltre settanta opere per un confronto tra i capolavori del lungo percorso creativo di Virgilio Guidi e di Tancredi Parmeggiani
Il CIAC di Foligno (Centro Italiano Arte Contemporanea) dedica la mostra Guidi-Tancredi. Un nodo invisibile a due protagonisti dell’arte italiana del Novecento. I curatori Italo Tomassoni e Giovanni Granzotto hanno selezionato oltre settanta opere. Con l’obiettivo di stabilire un confronto tra i lavori degli anni Venti e Trenta di Guidi, un pittore di primissimo piano, oscillante in un difficile ma coerente equilibrio tra realismo magico e volumi di Novecento, con le opere più energiche e radicali di Tancredi create tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
Nello stabilire come impostare il percorso espositivo i due curatori si sono posti la domanda, stimolante quanto complessa: cosa potrebbero avere in comune due autori, a prima vista, molto diversi nel linguaggio e nella poetica? Da questo interrogare si materializza il sottotitolo della rassegna, “Un nodo invisibile”, che rimanda a qualcosa di latente, quasi inconscio, capace di attraversare le discrepanze stilistiche e generazionali fra i due artisti.
Guidi
Da un lato, la pittura di Guidi, protagonista di una ricerca incastonata nel Novecento, che senza spezzare i legami con la tradizione italiana e l’interpretazione poetica dello spazio, è riuscito a fondere nella pittura moderna la luce rinascimentale con la luce veneziana, creando un equilibrio lirico convincente tra luce, forma, colore. Elaborando un particolare linguaggio che si modella su Piero della Francesca per le sue forme archetipe.
Su Cézanne per l’attenta analisi del dipingere. Basta soffermarsi sulla sua Natura morta del 1914-15 presente in mostra. Non siamo tanto interessati alla riproduzione mimetica dei contenuti raffigurati che sono semplici pretesti: la brocca, il melograno, il piatto bianco leggermente sbrecciato con l’uva e la pera, quanto al rapporto di forme e colori, di vuoti e di pieni, di linguaggio e realtà.

Tancredi
Dall’alto Tancredi artista inquieto e visionario vicino alle tematiche spazialiste. La sua pittura è dettata da un’ansia interiore, da una frammentata pulsione esistenziale che si esprime mediante un linguaggio segnico febbrile filamentoso fitto minuzioso intricato che mantiene tuttavia un misurato equilibrio formale. Mediante un costante ronzio cromatico che aggrega e disaggrega le particelle di colore rispettando una scansione originale che nasce da profonde introspezioni. Come in un Senza titolo, olio su faesite del 1955. Granzotto lo definisce un uragano leggero, segnato da un tragitto artistico, rapidissimo, saettante, sincopato macerato dal male di vivere.
Lacan
Tomassoni suggerisce che Il dialogo tra i due artisti possa essere spiegato ricorrendo alla metafora del Nodo Borromeo concepita da Jacques Lacan: un ordito tra reale, simbolico e immaginario, i tre registri sono presenti in ogni soggetto e il loro intreccio è necessario affinché la realtà di quest’ultimo sia coerente, che consente di entrare nelle profondità dell’essere e della creazione artistica. In Guidi questa struttura si organizza armonicamente nella sintesi di luce, forma, colore e spazio; in Tancredi, invece, si contrae fino a trasformarsi in una tensione psicologica estrema, in una pittura che registra il dramma dell’esistenza e l’instabilità della coscienza contemporanea.

Guidi – Tancredi. Un nodo invisibile
CIAC
Via del Campanile 13, Foligno (PG)
Dal 28 giugno al 27 settembre 2026
Orari: giovedì-domenica 10.30-13 / 15.30-19



