
Pathos Formulas parte dalla moda per evocare attraverso diversi linguaggi creativi la figura di Aby Warburg e il suo concetto di Pathosformel
Uno spazio di ricerca nel quale moda, arti visive e pratiche editoriali si intrecciano. Grazie al contributo di 17 studenti Ied provenienti da tutto il mondo con le loro esperienze e competenze. In occasione di Pitti Uomo 110, l’Istituto Europeo del Design ha presentato un progetto espositivo curato da Francesca Gavin, curatrice internazionale, Editor-in-Chief di Epoch Review e Direttrice delle Arti Visive di Murmur. Pathos Formulas è un processo aperto, 9 nuclei di ricerca, sette progetti realizzati a coppie e due individuali, che partono dalla moda per evocare attraverso diversi linguaggi creativi la figura di Aby Warburg e il suo concetto di Pathosformel.
Alla base delle installazioni il principio di trasmissione e riattivazione di forme espressive nel tempo. Citazioni visive capaci di evocare tempi e luoghi lontani nel tempo, oltre i confini geografici e culturali, riaggiornando il loro significato profondo alla luce della tecnologia moderna. L’iniziativa rientra nelle celebrazioni dei 60 anni di IED attraverso le ” Plural Intelligences”; le tecnologie e l’AI ricostruiscono storie ma la memoria rimane nelle forme rituali di socialità e convivialità. La mostra ha l’obiettivo di far incontrare presente e passato attraverso uno spazio di riflessione e risonanza in una sorta di Archivio Aperto.

L’idea è quella di costruire un luogo fisico nel quale rievocare il passato nel tempo presente e futuro. Le “formule del pathos” del titolo servono a dare la cifra, l’indicazione attraverso i luoghi, le epoche, oltrepassare i confini culturali tradizionali. La tecnologia può ricostruire mondi, la memoria invece è legata ai riti, alla socialità, agli aspetti più controversi dell’umano. Fra i progetti in mostra, “Modern Antoinette” di Emma Brondi e Alessia Boldrini, sulla reinterpretazione di Maria Antonietta, regina capricciosa di Francia. Attraverso la quale si interpreta la questione del lusso ad oggi e la femminilità moderna attraverso l’uso ironico e tagliente della parola.
La celebre frase della regina rivolta al suo popolo, che sembra le sia costata la testa, “Se non hanno più pane, che mangino brioches”, viene riscritta con “Let them eat content”, con un chiaro riferimento ai social e all’azione di dipendenza e condizionamento che questi hanno sulle masse. “Memory Silhouette” di Luca Dessì e Alberto Michisanti, svolge di Warburg, l’opposizione fra corpo e gravità, la perfezione sartoriale e la il disfacimento della materia. Le fotografie sono sovrapposte da silhouette geometriche che rilevano il loro passaggio nel tempo.

Benedetta Lenzi, direttrice di IED Firenze, afferma che Pathos Formulas rende visibile un modo di lavorare in cui le discipline sono in costante dialogo fra loro. Ed il progetto che ne è venuto alla luce, è il frutto di relazioni costruite e connessioni tra temporalità diverse. Lo spazio deve essere un campo di ricerca nel quale le immagini sono strumenti attraverso le quali riconoscere il passato e sperimentare il futuro. La sezione speciale di Romaeuropa ad ottobre ospiterà uno spin-off dell’esposizione, dedicato alle contaminazioni di linguaggi differenti.



