19 Settembre 2026 02:06

Modernità come dialogo. Cortona celebra Gino Severini

Gino Severini, La danse du Pan-Pan à Monico, 1911 (1959-1960), olio su tela, 280 x 400 cm, Parigi, Centre Pompidou, National Museum of Modern Art, credit 2026@RMN-Grand Palais - Hélène Mauri - Dist. Photo SCALA, Firenze
Gino Severini, La danse du Pan-Pan à Monico, 1911 (1959-1960), olio su tela, 280 x 400 cm, Parigi, Centre Pompidou, National Museum of Modern Art, credit 2026@RMN-Grand Palais – Hélène Mauri – Dist. Photo SCALA, Firenze
Oltre 80 opere per la grande mostra a cura di Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva che fino al 1 novembre omaggia Severini

La città di Cortona ospita, a 60 anni dalla morte dell’artista Gino Severini (1883-1966), suo celebre cittadino, una mostra inedita che rinforza il suo legame con il territorio e ne porta avanti l’eredità artistica e culturale. Fulcro dell’esposizione, con ben oltre 80 opere, fra capolavori e rarità di Gino Severini e di artisti a lui coevi, è il dipinto La danse du Pan-Pan à Monico. Una tela futurista dalle dimensioni colossali (4 m) conservata al Centre Pompidou di Parigi, che torna in Italia dopo 35 anni. La mostra intende ricostruire, sulla base di nuove ricerche, il ruolo che Severini ha ricoperto come pittore “sacro”, con soggetti a tema religioso, ponendo l’accento sul lavoro di ben 20 anni sulle pitture murali delle chiese svizzere.

Dipinti, disegni, molti i prestiti da collezioni private e musei internazionali, dal Centre Pompidou di Parigi, al MART di Rovereto, alla Pinacoteca Vaticana, al Museo del Novecento di Milano, alla collezione privata degli eredi, che, prima fra tutti l’amata figlia Romana Severini, hanno contribuito alla costruzione del percorso espositivo. La volontà delle curatrici, profonde conoscitrici dell’opera del grande maestro cortonese, è proprio quella di superare i limiti della mera celebrazione, ricostruendo l’identità di un uomo che tanto ha sperimentato ed è stato protagonista della sua epoca, costantemente diviso tra la provincia toscana e la cosmopolita Parigi.

 

Gino Severini, L’équilibriste (Maschere e rovine), 1928-1929, olio su tela, 160 x 145 cm, Siena, Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena © Foto LENSINI Siena
Gino Severini, L’équilibriste (Maschere e rovine), 1928-1929, olio su tela, 160 x 145 cm, Siena, Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena © Foto LENSINI Siena
Cinque sezioni

Questo “bilinguismo culturale” ha consentito a Severini di poter essere interprete delle tendenze artistico-culturali del suo tempo fino al superamento di esse con una rilettura dinamica e moderna. Cinque sezioni, che rappresentano le stagioni della vita del Maestro: la formazione, il periodo fra “macchia” e Divisionismo, il dinamismo del Futurismo, la geometria del Cubismo e il Ritorno all’Ordine e al Classicismo della pittura figurativa.

La madre, evoluzione del tema della Vergine con il Bambino, diventa manifesto nella sua Maternità (1916), opera di punta delle collezioni severiniane di Cortona, che per la dolcezza dei volti e la sacralità laica delle figure, in puro stile Ritorno all’ordine, è da considerarsi uno dei suoi capolavori assoluti. L’immagine familiare, raccolta e intima, meditativa, è posta nell’allestimento di fronte alla giocosa scena, gioiosa e straripante del ballo sfrenato del Pan Pan: due anime, due aspetti che convivono nella personalità dell’artista.

 

Gino Severini, Danseuse dans la lumière, 1913, tempera su cartoncino, 39 x 28 cm, Roma, Collezione privata – courtesy Roma, Galleria Russo
Gino Severini, Danseuse dans la lumière, 1913, tempera su cartoncino, 39 x 28 cm, Roma, Collezione privata – courtesy Roma, Galleria Russo
Forma, colore, architettura

L’artista sviluppa la pittura decorativa nel rapporto forma, colore e architettura, riprende il tema delle maschere e della Commedia dell’Arte (strumento di indagine dell’identità umana ed esercizio virtuosistico della purezza formale della composizione), alternandolo con la ricca produzione di nature morte di matrice cubista. In mostra, l’Arlecchino con il mandolino (1921) da collezione privata e il suonatore di strada (Bohémien jouant del l’accordéon, 1919) dal Museo del Novecento di Milano, esempi dell’accostamento fra musica, danza, maschera, nei quali la narrazione del soggetto lascia campo ad una rilettura astratta e geometrica della figura umana.

Severini fin da ragazzo amava recitare e conosceva bene i meccanismi del teatro e della messa in scena. Nel 1921 per il castello di Montegufoni di proprietà dei Sitwell, realizza un ciclo di pitture murali, come negli studioli delle signorie rinascimentali; le maschere della Commedia, pulcinella, arlecchini e nature morte con strumenti musicali, al gusto dell’arte barocca ma con un uso della luce moderno alla maniera del Cubismo sintetico, vengono rievocate attraverso una ricostruzione 3D con visore, attraverso cui il visitatore può immergersi all’interno della stanza picta. La stessa operazione viene fatta per il quadro “principe” della mostra, La danse du Pan-Pan à Monico, che rivive fra balli scatenati di can can e tavoli apparecchiati fra corpi fluttuanti con vestiti dai mille colori, fra Cubismo e Futurismo.

 

Gino Severini, Bozzetto per l'affresco dell’Ultima Cena (Chiesa di la Roche – CH), 1927, tempera su carta, 28 x 49 cm, Città del Vaticano, Musei Vaticani © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano – Direzione dei Musei Vaticani
Gino Severini, Bozzetto per l’affresco dell’Ultima Cena (Chiesa di la Roche – CH), 1927, tempera su carta, 28 x 49 cm, Città del Vaticano, Musei Vaticani © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano – Direzione dei Musei Vaticani
Le chiese svizzere

Nel 1923, l’artista ritorna alla fede cristiana e sente forte la responsabilità di mettere a disposizione le sue conoscenze tecniche sulla pittura murale religiosa coltivate sin dall’esempio dell’arte sacra, con Giotto, Margaritone d’Arezzo, pittore e architetto della seconda metà del XIII sec. e il cortonese Luca Signorelli, mestro della pittura rinascimentale. In Svizzera, Severini propone il linguaggio cubista e non trova, almeno all’inizio, la comprensione e l’entusiasmo di un pubblico fortemente legato alla tradizione, quasi isolato in essa, ma la sua dedizione e anche l’uso di tecniche quali il mosaico, che diffonde in tutto il territorio a vocazione rurale lo premia.

Durante questi venti anni di attività, dal 1925 al 1947, lui si fa portavoce della cultura cristiana e del senso religioso di semplicità francescana, ricostruisce, restaura e decora le chiese di Semsales, La Roche, Tavnnes, Friburo, Losanna e Sion. Questa esperienza di pittore religioso viene riportata a Cortona e lo spinge ad uno scambio con gli artisti Primitivi del suo tempo e ad una vera e propria teorizzazione trattatistica delle iconografie e delle tecniche esecutive. In mostra taccuini e bozzetti che testimoniano i lavori della Via Crucis, realizzata come ex voto alla patrona Santa Margherita per aver protetto la città dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

Gino Severini, Maternità, 1916, olio su tela, 92 x 65 cm, Cortona, MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, credit Accademia Etrusca di Cortona
Gino Severini, Maternità, 1916, olio su tela, 92 x 65 cm, Cortona, MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, credit Accademia Etrusca di Cortona
Le pitture murali

Una sezione speciale documenta attraverso la proiezione di video la docuserie in 5 episodi “Gino Severini in Svizzera” finanziata dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (FNS) con l’obiettivo di studiare e documentare, con approccio multidisciplinare, le pitture murali dell’artista in Svizzera. Lo studio è stato svolto in maniera sistematica e in situ, per ogni chiesa interessata, attraverso un esame archivistico, visivo, e scientifico su campioni e materiali. Sono state eseguite analisi di laboratorio che hanno svelato, come afferma la dott.ssa Francesca Piquè, la competenza e la straordinaria capacità tecnica di Severini, oltre a favorire il recupero di cartoni preparatori, a grandezza naturale, delle pitture eseguite con l’antica tecnica dello spolvero.

L’accessibilità

L’accessibilità è al centro del progetto espositivo, anzi riformula in maniera innovativa il concetto stesso di condivisione e superamento di qualsiasi barriera in linea con l’arte rivoluzionaria e inclusiva di Severini. Grazie all’Amministrazione comunale di Cortona che crede profondamente e sostiene questa iniziativa, un percorso speciale approfondisce 5 opere con strumenti di visita differenti, che il pubblico potrà usare attraverso Qrcode in base alle diverse esigenze, usufruibile a prescindere dalle proprie abilità. Un “percorso speciale” che educa e include, promosso da XTT Accessibilità per tutti su progetto di Michela d’Agata, che realizza l’obiettivo dell’ARTE PER TUTTI.

Le opere scelte hanno un audio-descrizione, un linguaggio semplificato e un opuscolo cartaceo con indicazioni sulle opere e sul percorso fisico della mostra, che si avvale della collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e l’ENS (Ente Nazionale Sordi) sezione di Arezzo.

 

Gino Severini, Ritmo plastico del 14 luglio, 1913, olio su tela con cornice dipinta dall’artista, 66 x 50 cm, Collezione privata
Gino Severini, Ritmo plastico del 14 luglio, 1913, olio su tela con cornice dipinta dall’artista, 66 x 50 cm, Collezione privata
Il contributo della comunità

Il contributo della comunità e lo sforzo del comune di Cortona insieme alla Fondazione CR Firenze, vuole restituire identità al proprio territorio attraverso la figura di un artista che non dimenticò mai il suo legame con la città natia, che abbandonò repentinamente giovanissimo, per poi tornare tutte le estati e ne sentiva la mancanza a tal punto che spesso ne faceva memoria nella sua arte. Il sindaco di Cortona, Luciano Meoni, afferma che “Severini è stato uno dei protagonisti assoluti del Novecento europeo, un artista capace di attraversare linguaggi, movimenti e confini, costruendo relazioni tra mondi diversi e trasformando il dialogo in un metodo di ricerca e di creazione”.

Non a caso la sede scelta sono è il MAEC (Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona) in Palazzo Casali, il cuore pulsante del borgo insieme al Teatro Signorelli, dove il giovane Severini conosceva la matrice della cultura etrusca con i bronzetti dalle lunghe silhouette, sua perpetua ispirazione e dove oggi risiede una sezione permanente a lui dedicata.

Gino Severini. Modernità come dialogo
Fino al 1 novembre 2026
MAEC Museo
Piazza Signorelli, 9 – Cortona (AR)
www.cortonamaec.org