
A Firenze l’Istituto Universitario Europeo ospita un nuovo progetto di arte contemporanea a cura di Sergio Risaliti e Stefania Rispoli
A Firenze, l’Istituto Universitario Europeo ospita un nuovo progetto di arte contemporanea a cura di Sergio Risaliti e Stefania Rispoli; sette artisti di fama internazionale in dialogo con Johanna Gautier-Morin sul tema dell’economia invisibile, pratiche e risorse essenziali dell’economia produttiva, edite in Measuring the Invisible Economy (Cambridge University Press).
La sede scelta è Palazzo Buontalenti, identificato con il Casino Mediceo nel quale un tempo aveva sede la scuola di San Marco per il disegno e la scultura, voluta da Lorenzo il Magnifico, che ebbe fra i suoi celebri allievi, un giovanissimo Michelangelo già artefice della gloria del signore di Firenze. Dopo alterne vicende il complesso durante Firenze capitale (1865 – 1871), diviene sede del Ministero delle Finanze e poi Direzione Generale del Demanio, quindi, Corte d’Appello e d’Assise, fino al 2012.
Dal 2021 una parte del complesso è destinata alla Florence School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo, restituendo al palazzo una vocazione culturale e internazionale. Oggi il Palazzo riapre come spazio espositivo e torna ad essere un luogo di dialogo fra le arti.

Si parte dalla riflessione sul lavoro quotidiano e su come questo influisca nello sfruttamento delle risorse naturali, sulle attività che attengono ai gesti quotidiani, familiari e sfuggono alle statistiche, poiché considerati al margine dei processi storici ma fondamentali per lo svolgimento della vita stessa. La domanda è cosa accadrebbe se quelle zone cieche dell’economia globale emergessero e quali effetti avrebbero sulla coscienza comune delle persone.
Le opere
Il percorso espositivo si articola attorno a quattro concetti chiave: il raccogliere, cioè recuperare quello che è scartato; l’esaurimento, quindi il consumare le risorse, arrivare al limite dei corpi e degli ambienti; l’irreversibilità, soprattutto per certi processi produttivi che prevedono, ad esempio, l’estrazione; la mutazione, che favorisce la nascita di nuove forme di adattamento e coesistenza.
OPEN rappresenta un dispositivo curatoriale sperimentale e transdisciplinare, volto ad attivare una metodologia ibrida in cui le pratiche di ricerca delle scienze sociali, si mettono a confronto con una riflessione artistica. Il titolo scelto dall’opera di Riccardo Previdi del 2015, parla dell’ambiguità del concetto di apertura, descrivendo un percorso fra tensioni ed emozioni contrastanti nel quale, la fiducia nella tecnologia e il timore del suo predominio lasciano spazio alla speranza di un nuovo patto con la natura.

I periodi di crisi in genere portano sempre a nuove riflessioni, che richiedono coraggio e fatica ma che, in genere, portano al superamento dei limiti che sembrano invalicabili. L’installazione parla di migrazione, il riferimento alle tragedie del mare, all’effettiva apertura dei paesi economicamente sviluppati, alle disuguaglianze, alle logiche di ridistribuzione delle risorse.
Una prima sala introduce ad un’opera dalla suggestione sacra, un angelo caduto che ricorda narrazioni di redenzione medievali dal titolo Arcangelo III (San Giorgio, 2023-2024). L’autrice è Berlinde De Bruyckere, un’artista che lavora molto sulla presenza dell’oggetto e l’evocazione del pensiero che questi racchiudono. Si tratta di un arcangelo, disegnato come una figura androgina, che si impone in alto nello spazio un tempo destinato all’aula di un tribunale, avvolto da pesanti mantelli in pelle di animale, che gli coprono il volto e la figura lasciando intravedere soltanto gli arti inferiori.
Oscuro malessere
La scultura fatta di cera e pelli di animale incombe nella stanza con un aspetto spettrale e ribalta la classica e rassicurante simbologia dell’angelo. Nessun volto, la rappresentazione della nudità, il corpo consumato, la posizione a metà fra terra e cielo, il volo interrotto, una tanica di olio rotta come basamento di un patibolo. La fragilità, il decadimento fisico, l’oscuro malessere messo in scena fra specchi fumè e luci soffuse. Il riferimento non può che essere all’Angelus Novus dipinto da Paul Klee nel 1921 e che il filosofo Walter Benjamin trasforma simbolicamente in Angelo della Storia. Si tratta di un’icona che rappresenta il progresso, visto come una inarrestabile catastrofe.

L’angelo si rivolge al passato e vede un cumulo infinito di macerie ammassate ai suoi piedi; questo vorrebbe ricomporre i frammenti e riportare in vita i morti, ma una violenta bufera lo spinge in avanti mentre lascia le rovine dietro di sè e nulla può fare rispetto a questa forza che si chiama progresso. La figura dell’Arcangelo è apparsa per la prima volta nell’opera della De Bruyckere durante la pandemia di COVID-19 e rende omaggio a tutti gli operatori socio-sanitari che, come angeli del nostro tempo, hanno assistito e curato migliaia di infermi in piena solitudine da isolamento.
Altra installazione dell’artista belga, The Embalmer (Dornbirn) del 2015, viene collocata tra gli scaffali purpurei vuoti che un tempo ospitavano l’archivio della Corte d’Appello, che raccoglievano documenti e storie di migliaia di persone. L’opera evoca il concetto della fragilità del corpo, in questo caso animale, il soccombere della carne sotto la forza travolgente della natura. Due carcasse appese di cavalli, composte di cera, pelle, poliestere, ferro, legno, appaiono come immagini disturbanti e colossali nel silenzio dell’aula svuotata.
Eros e Thanatos
L’iconografia è quella del sangue sacro, rappresentata nelle reliquie della tradizione, il riferimento nelle pareti, nella paura e nel ribrezzo alla vista; se si indugia con la vista si coglie qualcosa di indefinito: la paura e la tensione verso la vita, quella dualità fra Amore e Morte (Eros e Thanatos) che gli antichi vedevano come un rituale che unisce piacere e sacrificio. L’immagine del cavallo, come simbolo di metamorfosi, non è nuovo all’artista che sin dal 1999 usa per affrontare il tema della guerra, in particolare, dopo uno studio su un reportage fotografico della Prima Guerra Mondiale. La guerra è energia vitale che deflagra in sacrificio.

L’artista polacca Agnieszka Polska è presente con un’installazione, The Book of Flowers (2023), che parla di ecologia e unisce poesia, arte e cinema. Il racconto si avvale di immagini sviluppate con l’intelligenza artificiale e il limite fra naturale e artificiale viene completamente abbattuto. La voce dell’attrice Tina Greatrex, accompagna la narrazione e le sequenze time-lapse di fiori con l’inserimento di musica classica in sottofondo. La natura viene ridefinita, l’ambiente diventa contaminazione, racconto miscellaneo fra storia e tecnologia. La stessa artista con Braudel Clock (2022) ridefinisce il concetto di tempo e della sua percezione come un intreccio fra temporalità multiple, spesso fluide e non sincroniche.
Elena Mazzi con Sàpmi Flatbed costruisce un’isola di stoffa, a partire da tessuti riciclati, che offre ai visitatori l’opportunità di interazione: agire, spostare, ricomporre i vari tasselli dell’isola. Ridefinire uno spazio e compiere un gesto concettuale; questa opera pone l’attenzione sul ruolo attivo che tutti i cittadini possono avere nella ridefinizione geopolitica ed economica delle nazioni.
OPEN
Fino al 12 ottobre 2026
Palazzo Buontalenti
Via Cavour 53 Firenze
A cura di Sergio Risaliti e Stefania Rispoli



