19 Settembre 2026 02:52

Il Giardino della Gherardesca. Arte e drink nel paradiso fiorentino

Il Giardino della Gherardesca
Il Giardino della Gherardesca
Nel Giardino si incontrano artisti che dialogano con il contesto storico e culturale e cibi e drink ispirati dalle erbe botaniche

Uno dei più bei giardini di Firenze, secondo solo a Boboli per estensione, realizzato per il palazzo di Bartolomeo Scala, Cancelliere della Repubblica fiorentina, su progetto di Giuliano da Sangallo, l’immagine realizzata dell’ideale estetico dell’Umanesimo fiorentino. La proprietà passa alla famiglia della Gherardesca per via ereditaria dalla sorella del cardinale mecenate Alessandro de’ Medici divenendo il Giardino della Gherardesca. All’inizio gli viene dato un impianto classico poi, nell’Ottocento, una conformazione all’inglese, con viali, un laghetto artificiale e soprattutto una collezione di piante rare ed esotiche come l’acero, la sequoia e un tassus baccata, che ancora oggi rappresenta l’albero più imponente del giardino.

Alcuni edifici vengono costruiti per usufruire al meglio delle frescure e della pace del parco: un tempietto ionico, un kaffeehaus e un tepidarium, tipici luoghi della socialità alto borghese di fine Settecento. Dentro questo paradiso abitano, nel verde rigoglioso e nella bellezza dei tempietti in stile classico, opere scultoree che si fanno portavoce di storie e racconti che animano con i loro racconti l’ambiente. Dal 2008 dopo un meticoloso restauro tutto il complesso del palazzo e del parco monumentale con La Villa Del Nero diventa Four Seasons Hotel Firenze.

I rilievi in stucco e gli affreschi originali del pittore Jan Van der Straet, detto lo Stradano, per volere dello storico direttore Cipollini, al quale il parco è stato dedicato, vengono riportati a nuovo splendore e inserite statue anche di artisti di arte contemporanea. Prima fra tutti, la statua di Bacco, copia ottocentesca del capolavoro del giovane Michelangelo, un tempo nel cortile rinascimentale, viene posta nella hall dell’Hotel, custode della memoria storico-artistica della città. Le suite mantengono pavimenti originali con ceramiche di manifattura di Capodimonte, volte affrescate e vista sul parco.

Bjorn Okholm Skaarup, The Ark
Bjorn Okholm Skaarup, The Ark
Arte contemporanea e Bjorn Okholm Skaarup

La Galleria Frilli è stata incaricata di riportare la tradizione della decorazione dei parchi delle dimore signorili, diffusa sin dal Rinascimento, scegliendo artisti che dialogano con il contesto storico e culturale attraverso vere e proprie mostre espositive: Carnevale degli Animali, esposizione personale di Bjorn Okholm Skaarup (2013); Dialogue I (2014); Dialogue II, con la supervisione di Ugo Riva (2017); Zodiac, altra personale di Bjorn Okholm Skaarup (2018); Four Seasons I (2020) Four Seasons II (2022) con la supervisione dell’attuale Direttore Generale Max Musto.

Skaarup, artista danese vive e lavora a New York, costruisce il suo bestiario immaginario in bronzo ispirandosi alle figure allegoriche della tradizione popolare antica. Le sue figure sono antropomorfe e raccontano le umane aspirazioni basandosi sulla tradizione della favola. Un omaggio alle quattro stagioni che caratterizzano il ritmo naturale del parco, sculture di animali che celebrano la vita e la natura in tutte le sue forme. Ogni animale rappresenta una figura allegorica e fa riferimento ai caratteri umani, con grazia e profonda ironia. Ne L’Arca (The Ark), gli animali si godono una pausa dal loro lungo viaggio via mare e sono spensierati e giocosi come ignari del pericolo scampato.

Ippo equilibrista (Hippo Tightrope Walker) e Rino Arlecchino (Rhino Harlequin) impersonano personaggi della Commedia dell’Arte, Colombina e Arlecchino, un ippopotamo femmina e un rinoceronte, che a dispetto della loro fisicità, si muovono con grazia sulle punte, leggiadri equilibristi circensi nella loro danza d’amore. La cura per i dettagli porta Skaarup a rivolgersi ad un abile sarto con esperienza teatrale, Gianfrancesco Giofrè, che li veste con un vero tutù come una ballerina di Degas e gorgiera per l’abito dai rombi colorati e si occupa costantemente della loro manutenzione con cura e passione.

Il Giardino della Gherardesca
Il Giardino della Gherardesca
L’arte nel bicchiere

Allo stesso modo, il viaggio nella bellezza del giardino continua nel Bar Berni, situato nel Palazzo Del Nero, un ricercato vermouth bar, affacciato nel parco, ispirato dalle erbe botaniche con una drink list che richiama i profumi delle isole e trova una ricercata offerta di pesce nel ristorante Onde. Dal lato di Borgo Pinti l’Atrium Bar, continua la narrazione con The Tasting Globe, una nuova lista di cocktail ispirata ai piatti, alle tradizioni e agli incontri culinari che hanno caratterizzato la vita dello Executive Chef Paolo Lavezzini in tutto il mondo. Un atto d’amore e di riconoscenza professionale, un viaggio nei luoghi attraverso i ricordi d’infanzia, le sfide in cucina, i sapori che non si dimenticano, la bellezza e la varietà della natura.

La realizzazione viene affidata a Edoardo Sandri, Assistant Bar Manager e responsabile creativo del progetto. Non è un’interpretazione letterale bensì una traduzione dell’identità e ogni drink evoca l’emozione, il ricordo, il profilo aromatico trasformato nel bere miscelato contemporaneo. La mixology che sposa l’alta cucina, l’essenza di ogni piatto viene reimmaginata attraverso aromi, consistenza e forme a volte anche contrastanti. Si può parlare di una narrazione liquida, creata dalle mani del team dell’Atrium Bar e rivelata agli ospiti attraverso un globo interattivo, dove ciascuno dei cinque paesi protagonisti è collegato a un cassetto segreto che rivela gli ingredienti del drink scelto.

Un’opera creata come ready-made che diventa oracolo e guida all’esperienza. Il giro del mondo, la storia dei popoli e della loro cultura culinaria raccontata in un bicchiere; un Bar Manager, che, a dispetto dei suoi mille tatuaggi, ha una formazione letteraria universitaria e riesce a tradurre il sentimento di amicizia in una forma narrativa, in un racconto sui diversi paesi e sulla loro storia in ogni singolo ingrediente. Sandri racconta una fiaba fatta di viaggi, prove da superare, scoperte, paesi da scoprire, come i miti e la tradizione della letteratura antica ci insegna ma, come un novello Dante, riscrive la narrazione utilizzando una lingua nuova e ben comprensibile ai contemporanei.

L'Atrium Bar
L’Atrium Bar
Passione e ricerca

Si racconta del calore del brodo e della pasta fatta in casa dalle “sfogline” dell’Emilia Romagna, del gusto della stagionatura e degli aromi del Parmigiano Reggiano in Anolini in Brodo, come la pittura naturalista del Mangiafagioli di Annibale Carracci. Il piatto più iconico della cucina mediterranea, gli spaghetti al pomodoro, prende forma in un cocktail giocoso, Spaghetti Fritti, con una sintesi gelatinosa di pomodoro e guarnizione croccante di spaghetti, un quadro Pop Art alla Andy Warhol, per colori e cibo che diviene icona del consumismo popolare. Il viaggio prosegue con le note agrumate e caramellate, dando vita a Crêpe Suzette, un cocktail dal fascino raffinato e dal calore sottile.

Huître Bretonne riflette la purezza delle coste bretoni, stratificando delicate tonalità saline e una raffinata chiarezza minerale che riecheggia il carattere marittimo della regione tanto amata da Bernard e Sérusier. Non si può non pensare alla pittura Nabis, fatta di colori a campiture, dalla purezza sintetica e bidimensionale, interrotta da linee morbide e a volte flessuose. Bagel & Lox cattura, invece, lo spirito di una mattina newyorkese: le sue sfumature affumicate, leggermente sottaceto distillate in un sorso riconoscibile e confortante, come un dipinto di Hopper dalla vivacità cromatica, che guarda agli edifici storici e fuori moda, una passeggiata solitaria nella città con alcuni bagliori di luce che segnano il passo.

Infine, La Moqueqa, che cattura l’anima della cucina costiera brasiliana, attraverso una delicata nota affumicata di peperone, una cremosità tropicale grazie a Yerbito Yerba Mate e il calore del sole che bacia le cucine del sud del mondo. Un murales, che attira la nostra attenzione per colore, messaggi e idee, si riconnette all’arte indigena come nelle opere dello street artist Eduardo Kobra. Il Tasting Globe è un’esperienza da vivere e la maestria di Edoardo Sandri lascia, ancora una volta, tutti senza parole per passione e ricerca costante, gusto e determinazione, memoria e innovazione.