
Dalle origini della Terra fino al contemporaneo, trova una sede a Venezia la straordinaria Collezione Ligabue
Nel cuore di Venezia, è possibile entrare in una macchina del tempo che attraversa la storia dell’uomo, i miti, i riti, le battaglie e la natura: questa è la Fondazione Giancarlo Ligabue. Una Istituzione nata per l’amore verso l’uomo come lo intendevano i Greci, attraverso la figura di Giancarlo Ligabue, imprenditore, esploratore, ricercatore, antropologo, collezionista, mecenate, che ha dedicato la sua intera vita alla ricerca delle radici comuni dell’umanità attraverso le tappe cruciali del suo sviluppo, cercando le differenze delle culture e civiltà diverse ma mettendole in relazione, trovando una lingua comune e aprendo a nuove narrazioni.
Immagini, simboli e forme archetipiche che, attraverso i secoli riaffiorano continuamente nell’immaginario umano, al di là dei confini geografici questo è il percorso che si apre con le porte di questa Istituzione. Oggi, a 10 anni dalla sua nascita, apre con affaccio sul Canal Grande, nella storica sede del Palazzo delle Arti e delle Culture (Palazzo Erizzo Nani Mocenigo) con alla guida una solida figura, Inti Ligabue, figlio di Giancarlo, che lavora con lo stesso spirito paterno di conoscenza, amore e dedizione, testimone dell’ideale di “Humanitas” che sostanzia da oltre 50 anni l’impegno della famiglia Ligabue nella cultura globale.

Le opere esposte, oltre 400, non seguono un percorso strettamente cronologico, ma rispondono alle domande che l’uomo si è posto, sin dalle origini, su grandi temi come: nascita e morte, bellezza, prestigio e potere, antenati e divinità.
Lo stesso Ligabue spiega bene come si compone il corpus della collezione: “questo racconto prende forma grazie a una collezione che attraversa il tempo in modo ampio e stratificato. Si parte dalle origini della Terra, con un meteorite di 4,5 miliardi di anni, ripercorrendo oltre 20.000 anni di storia umana: dalle prime espressioni artistiche del genere Homo ai primi manufatti, dalle Veneri preistoriche – simboli della nascita e della vita – fino alle origini della scrittura e delle grandi civiltà. Un percorso che tocca mondi diversi ma interconnessi: dalla cultura greca e romana alle civiltà dell’altra parte del mondo, come quella olmeca e teotihuacan, per arrivare alle arti figurative, veneziane e non, e all’arte tribale, dove si esprimono il potere, la memoria degli antenati e il legame tra vita e morte. Il progetto si apre infine al contemporaneo, con artisti che interpretano il presente e lo mettono in dialogo con questa lunga stratificazione”.

La collezione
“Collecto” è un neologismo che vuol indicare il richiamo alle origini della collezione, un viaggio nel tempo che prende avvio 4,5 miliardi di anni fa e inizia con un meteorite pallasite, assai raro, giunto dopo aver percorso 160 milioni di chilometri verso il campo gravitazionale terrestre, una massa di ferro e nichel, che si infrange e assume un’immagine di moderna scultura con i suoi naturali graffiti e i tagli aguzzi. Graffiti che sembrano disegnare una sorta di mappa di una moderna città vista dall’alto. La narrazione prosegue con il confronto fra opere di artisti appartenenti a luoghi e epoche diverse, come “varchi temporali” che mettono in relazione Arcangelo Sassolino, Nico Vascellari, Giorgio Andreotta Calò, Chiara Enzo, passando per l’arte precolombiana, africana, oceanica, persiana, ma anche l’arte rinascimentale di Ambrogio Lorenzetti, Leonardo da Vinci, le vedute barocche di Gian Battista Piazzetta e Giambattista Tiepolo.
Le opere sono poste per gruppi tematici: una Pietà, scultura di provenienza toscana, in legno e quindi molto rara, risalente al XIV-XV sec. rappresenta la morte come evento drammatico, la madre tiene sul ventre vuoto il figlio morto, in un rito di passaggio necessario per la salvezza eterna. Le si contrappone la figura femminile con il bambino, la Phemba del XIX sec. appartenente alla cultura congolese kongo-yombe, scultura raffinatissima nella lavorazione del legno intarsiato, le scarnificazioni, le curve sensuali e i bracciali, sono immagine nella quale esplode il concetto di fertilità e dunque di continuità della stirpe, genitrice del mondo.

La curatrice Cecilia Riva guida nel percorso di visita alla collezione e mostra un reperto databile intorno al III millennio a.C. proveniente dalla regione antica del Jiroft nell’Iran sud-orientale; si tratta di un sigillo con decorazioni complesse con una figura maschile centrale in bronzo dal colore verdastro. La storia di questa figura mitologica diviene simbolo al quale viene associato, alla maniera delle antiche accademie, il motto “Conoscere e far conoscere”, perfetta sintesi dell’intento di promuovere la ricerca e condividere il sapere.
Giancarlo Ligabue per oltre 40 anni ha promosso ricerche, attraverso un centro studi nel 1973 e spedizioni in tutto il mondo nel campo dell’archeologia, della paleontologia e dell’antropologia. Inoltre, grande importanza è sempre stata dedicata alla divulgazione, attraverso l’accessibilità alle opere e reperti, ai convegni tematici e un progetto editoriale, una pubblicazione scientifica nata nel 1982, il Ligabue Magazine, con due uscite l’anno con testi in italiano e inglese.

La residenza d’artista: Marta Spagnoli
Questo luogo è unico al mondo perché sa dialogare con il presente, capace di trovare nei giovani lo spirito di scoperta che anima i suoi fondatori. Il progetto residenza d’artista, assolve al ruolo di mecenate dell’arte che è fra gli aspetti distintivi della famiglia Ligabue. Marta Spagnoli, giovane e talentuosa artista, veronese, allieva dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, supportata da Galleria Continua, viene chiamata a confrontarsi con Collecto e creare un dialogo con le opere esposte. Ne nasce una tela monumentale, oltre che disegni e altre opere di formato minore. Nell’opera Fantasmata VI (2025), che accoglie il visitatore nell’androne d’ingresso, si intrecciano elementi organici, mitologici e antropomorfi nello spazio di una tela bianca in continua evoluzione, sulla quale il colore e la materia si sovrappongono in una continua stratificazione.
I segni, le silhouette e i movimenti, nel processo creativo della stratificazione, riemergono portando alla luce una memoria atavica più profonda e quasi ancestrale. C’è una materia fatta di sogni, ricordi, che l’essere umano eredita insieme alle paure e alle conoscenze vissute dalle vite degli antenati. Un processo di cancellazioni e riscritture, che rende la pittura sedimentazione, attraverso sovrapposizioni successive, fatte di segni, campiture e interventi; la Spagnoli lavora sugli stimoli e sulle suggestioni delle preziose opere raccolte e trasforma queste ultime in un gesto conservativo che fa memoria di quelli precedenti.

Marta Spagnoli ha lavorato anche in passato sul concetto di ripetitività, di reiterazione, sulla conoscenza frutto della coscienza e dei segni del passato: lo fa nelle opere mesopotamiche della collezione, attraverso cui sviluppa un codice narrativo, capace di trasformarsi e dialogare con i codici del contemporaneo. Le origini che sono la spinta per la costruzione del futuro, per noi che siamo nani sulle spalle dei giganti per citare il saggio filosofo Bernardo di Chartres. Al centro l’uomo e la sua esperienza, che viene raccontata attraverso la poetica dell’artista, che è costituita da stratificazione e sedimentazione, così come la storia è fatta di archetipi e strutture, ambienti onirici, come li definisce lo stesso Inti Ligabue, che fortemente spinge Collecto verso l’arte contemporanea, cercando nuovi linguaggi in grado di esplorare nuovi angoli di umanità.
La Bellezza emerge da un costante dialogo fra tutti questi elementi e si pone come metro di equilibrio di tutte le cose; si tratta di una bellezza che vive attraverso forme e canoni diversi, dalla testa romana del II-I sec. a.C. dalla capigliatura raccolta e dal profilo morbido, alle figure femminili della cultura kongo-yombe, al profilo leonardiano del 1490-1500 tracciato con penna e inchiostro su punta d’argento, alle maschere della cultura messicana Teotihuacan, spiriti differenti in un’unica storia umana.

Progetti futuri – Venezia Sounds
Fra gli eventi organizzati dalla Fondazione, Venezia Sounds, quest’anno alla sua terza edizione, prenderà avvio il 24 ottobre prossimo alle Tese dell’Arsenale, nel centro storico di Venezia. Un evento di musica dal vivo, dj set, dalle 20 alle 6 del mattino, dedicato a Tommaso Cavanna, in line-up artisti internazionali, fra cui Morcheeba, The Zen Circus, Motta, Emma Nolde, a sostegno della ricerca oncologica. Il ricavato sarà devoluto interamente a due primari istituti italiani. Ancora una volta Ligabue sa proporre un’azione di diffusa bellezza e umanità, di dialogo con le giovani generazioni attraverso temi di utilità sociale e culturale.
“Palazzo delle Arti e delle Culture”, Fondazione G. Ligabue riaprirà continuativamente con visite a pagamento da metà settembre a dicembre e poi ancora in primavera (sempre su prenotazione, a piccoli gruppi e con guida, per godere a pieno del percorso).
Fondazione Giancarlo Ligabue
Palazzo Erizzo Ligabue
Fondamenta Narisi, 3319,
San Marco 30124 Venezia
www.fondazioneligabue.it



