19 Settembre 2026 02:52

Il Paesaggio come racconto. Tiziano e il Cadore

Tiziano e il Paesaggio ©Elisa_Billeci
Tiziano e il Paesaggio ©Elisa_Billeci
Fino al 18 ottobre Pieve di Cadore focalizza il tema con tre dipinti di mano di Tiziano e 30 opere grafiche

Nel cuore delle Dolomiti, nella piccola e accogliente comunità del Cadore, Tiziano abitò la bella città di Pieve di Cadore, che oggi ne celebra l’anniversario a 450 anni dalla morte, con una serie di iniziative e una mostra appena inaugurata, “Tiziano e il Paesaggio”. Tre dipinti di mano del Maestro cadorino, 30 opere grafiche tratte dai suoi disegni e da quelli di grandi artisti a lui coevi o eredi della sua pittura, per indagare un aspetto fondamentale e “rivoluzionario”: il ruolo del paesaggio nella pratica e nella poetica del Maestro cadorino.

Il paesaggio nella poetica di Tiziano

Una mostra che pone l’attenzione sul tema del paesaggio, parte fondante delle composizioni di Tiziano e della sua bottega, sul ruolo rilevante che questo ricopre nella sua poetica e dell’impatto enorme nella cultura visiva successiva. Fino a questo momento il tema della pittura di paesaggio segue il modello fiammingo “al modo veneto” con i fratelli Bellini, Tiziano, invece, sviluppa il paesaggio come parte integrante, non più una quinta teatrale inerme, bensì la scena di un dialogo costante con le figure e i personaggi, dunque, essenziale per il significato stesso delle opere.

Il paesaggio non è più un elemento prettamente decorativo, ma il suo potere narrativo definisce la concezione innovativa della natura come parte integrante del racconto artistico. I soggetti naturalistici non sono più tratti dal repertorio classico o idealizzati ma fanno riferimento a precisi contesti o nuclei urbani. Tre sezioni, 33 opere, tre macrotemi: la genesi e formazione, come il paesaggio contribuisca a definire il significato delle opere di Tiziano; l’esplorazione ed espansione, l’idea e cristallizzazione del paesaggio nella rappresentazione grafica all’interno della bottega e nella pittura veneta; la diffusione e la fortuna delle opere di paesaggio su carta con notazioni geografiche che, sia nel tema, che nel modello, ne è seguita nella storia dell’arte, oltre la sua cerchia, come genere autonomo, partendo dal Veneto fino all’intera Europa nelle diverse epoche fino all’Ottocento.

Tiziano è artista, ma anche uomo d’affari e con la sua famiglia ricopre un ruolo assai prestigioso nel commercio del legname pregiatissimo della valle del Cadore che scambia con sale, spezie e moneta presso il Fondaco dei Tedeschi a Venezia. Più di tutti, il Cadorino ha un respiro realmente europeo, grazie al fatto di essere il pittore di corte favorito e insignito del collare d’oro dall’imperatore Carlo V, il cui impero è talmente vasto dall’Europa, alle Americhe e all’Asia che non vede mai tramontare il sole e proviene da una terra da sempre crocevia di genti e di merci.

 

Tiziano e il Paesaggio ©Elisa_Billeci
Tiziano e il Paesaggio ©Elisa_Billeci

Il suo Ritratto di Carlo V a cavallo (1548), oggi al Museo del Prado, è un’opera così imponente nella celebrazione della figura del sovrano-condottiero che marcia nel paesaggio dal sapore classicheggiante, con colori dai toni caldi, dal valore storico così alto da condizionare tutta la pittura barocca successiva. Eppure, Tiziano rimane radicato alla sua terra d’origine, alla sua casa a Pieve di Cadore nella quale torna appena possibile, agli affetti familiari e all’appartenenza a quelle montagne.

Il percorso mostra nasce dalla visione di Bernard Aikema, profondo conoscitore del territorio e dell’arte che queste montagne hanno saputo produrre nei secoli, che con sguardo lungimirante ha saputo cogliere la luce del Cadorino e trovare la sua irradiazione verso un territorio vastissimo, dal Cadore, attraverso Venezia fino al cuore dell’Europa, nel tempo e nella storia seguendo il fil rouge del paesaggio. Ruolo decisivo quello degli Enti promotori: la Magnifica Comunità di Cadore, la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione del Comune di Pieve di Cadore e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International.

L’allestimento

L’allestimento curato da FormaUbis di Treviso, ha tenuto conto di una continuità con la prima mostra promossa a Pieve, “Tiziano e il paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone” e, se nella prima esposizione è stato creato uno spazio di piazza e quindi dialogo fra le opere, in un’edizione tutta invernale, ora, nella mostra estiva, si costruisce una realtà urbana, fatta di vie e reticoli, che favoriscano momenti del racconto non unici ma una lettura distinta delle opere esposte.

L’uso del blu ottanio dei pannelli, dei font con toni non troppo contrastanti, le luci scelte con diversa gradazione a seconda del percorso narrativo, senza utilizzare stacchi troppo marcati, la gestione raffinata e funzionale dello spazio, la Sala Consiliare della Magnifica Comunità di Cadore, scelta come spazio naturale e anche scelta comunitaria di condivisione di questo progetto espositivo. La cura di ogni particolare va lodata e si riconosce uno studio approfondito per favorire l’accessibilità e la lettura agevole delle didascalie, che sono inclinate e posizionate accanto alle opere alla giusta misura.

 

Tiziano Vecellio, Orfeo e Euridice, olio su tavola, 1510 ca., 39,6 x 53 cm, Bergamo, Fondazione Accademia Carrara ©Fondazione Accademia Carrara, Bergamo
Tiziano Vecellio, Orfeo e Euridice, olio su tavola, 1510 ca., 39,6 x 53 cm, Bergamo, Fondazione Accademia Carrara ©Fondazione Accademia Carrara, Bergamo
Opere pittoriche e paesaggio

Accoglie i visitatori l’opera straordinaria Il Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini nella quale le figure sono inserite in un paesaggio con molti simboli che spiccano proprio sopra la testa del suo committente, il mercante Giovanni Ram, un borgo con una torre cilindrica e il profilo di alcune montagne sullo sfondo che ricordano le sue amate Dolomiti. Nell’Orfeo ed Euridice dell’Accademia Carrara di Bergamo, Tiziano dipinge la natura doppia del paesaggio con diverse espressioni: benigna e rassicurante con luci chiare all’orizzonte a sinistra, la luce più scura, gli alberi con fronde mosse dal vento, guglie e le porte infuocate degli Inferi dalle quali la giovane amata fugge.

Il San Giovanni Battista delle Gallerie dell’Accademia mostra una certa monumentalità, cattura l’attenzione il bel corpo longilineo del santo dalla bella figura con il movimento del braccio dalla plastica greca; dalla parte opposta il paesaggio naturalistico diviene uno scorcio definito che descrive l’ambiente con montagne e un ruscello dall’acqua rigogliosa: nasce quindi la cristallizzazione di un codice grafico che si ritroverà nelle opere dei grandi maestri nei secoli successivi.

Opere di grafica

Determinante nello sviluppo e nella diffusione di disegni e stampe raffiguranti paesaggi è l’incontro e la collaborazione tra Tiziano e l’incisore e chierico Giulio Campagnola e il suo erede artistico Domenico, figlio di un calzolaio tedesco (in mostra alcune pregevoli xilografie provenienti dalle Gallerie degli Uffizi). Già nel XVI sec. Venezia ha importanti legami commerciali con il Nord Europa dove la stampa è particolarmente diffusa e ciò consente alle opere grafiche di maestri quali Lucas Cranach e Albrecht Durer di imporre il loro apporto semantico.

 

Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo, 1511-1512, olio su tavola. 116X91 cm, Roma Musei Capitolini-Pinacoteca Capitolina
Tiziano Vecellio, Battesimo di Cristo, 1511-1512, olio su tavola. 116X91 cm, Roma Musei Capitolini-Pinacoteca Capitolina

Le composizioni derivate o ispirate da Tiziano sono capaci di fungere da modelli per le generazioni successive e hanno successo a tal punto che gli alberi nodosi, la vegetazione folta, i corsi d’acqua, le strade ondulate che si adagiano in diagonale, le alte cime delle montagne che ricordano il landscape del Cadore, il formato orizzontale sono presenti nelle opere grafiche in tutta Europa. Soltanto il tema religioso cambia e prende avvio il genere mitologico anche se i riferimenti iconografici tizianeschi non mancheranno mai. Uno per tutti in mostra, Paesaggio con suonatore di ghironda e una fanciulla di Domenico Campagnola che rappresenta uno dei più influenti modelli veneziani di questa tipologia: le figure in primo piano e poi l’albero nodoso sull’estrema sinistra, in secondo piano il borgo che è un piccolo agglomerato di case e sullo sfondo le riconoscibili montagne dolomitiche.

Lode al curatore Thomas Dalla Costa, che, grazie al suo solido background sul Rinascimento veneto, ha saputo trovare esempi, prove concrete sul piano tecnico dell’influenza e dell’originalità del lessico e della cifra simbolica del paesaggio del Cadorino e mostrare una selezione di opere che influenzano il giovane Tiziano nei suoi esordi in una Venezia che è un melting pot culturale e cosmopolita.

La Chiesa Arcidiaconale e la Madonna col Bambino e Santi

Conservata nella chiesa Arcidiaconale, la Pala raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Tiziano e Andrea con la Vergine che allatta Gesù, nonostante le indicazioni del Concilio di Trento, con a lato due personaggi assisi: a sinistra san Tiziano dal candido manto e attributi, a destra, Sant’Andrea rappresentato con lunga barba bianca che in realtà è il fratello di Tiziano, Francesco Vecellio, morto nel 1560, terminus ante quem dell’opera. Si tratta, infatti, di un vero e proprio ritratto familiare, per quella che poteva essere una cappella di famiglia.

All’estrema sinistra, Tiziano si autoritrae con una veste scura e sobria, sostiene il pastorale del santo vescovo innanzi a lui. Al centro il Bambino potrebbe essere Pomponio, figlio dell’artista, scrutato dal santo dalla lunga barba con curiosità, forse come indicazione della futura carriera ecclesiastica e la Vergine che potrebbe rappresentare la figlia Lavinia. Più tardi Marco Vecellio interviene sul manto rosso del Sant’Andrea e apporterà alcune aggiunte come il piede in vista, l’abito alzato e il drappo piuttosto goffo, la comparsa della Croce in spalla secondo i dictat della Chiesa della Controriforma prefigura la scomparsa recente del soggetto.

Un’opera imprescindibile, che seppur nella sua sede storica diviene parte integrante del percorso della mostra. La chiesa come il Palazzo della Comunità rappresentano il centro nevralgico del potere amministrativo e spirituale e la piazza sembra rispecchiare la Serenissima alla quale il Cadore è annesso dal 1420 ma con una propria autonomia amministrativa.

 

Acquerelli di Josiah Gilbert ©Elisa_Billeci
Acquerelli di Josiah Gilbert ©Elisa_Billeci
La visione romantica di Gilbert

Nell’Ottocento, un giovane pittore, scrittore, intellettuale del suo tempo, Josiah Gilbert, durante il suo Grand Tour, rimane folgorato dalle Dolomiti e dal mito del paese di Tiziano che in quelle vallate, fra quelle cime, aveva visto nascere il suo genio artistico. Le immagini di quei passaggi mozzafiato, delle rocce calcaree lo ispirano come pittore partorendo acquerelli dai colori delicati, vedute dei luoghi cadorini e un racconto di viaggio “The Dolomite Mountains. Excursions through Tyrol, Carinthia, Carniola, and Friuli in 1861, 1862 and 1863”, che presto divenne celebre in tutta Europa facendo riconoscere questi luoghi come monumenti estetici dal grande valore artistico e non soltanto naturalistico. Una mostra di spirito sentimentale e romantico ricorda questo incontro nella Casa natale di Tiziano a pochi passi dal la sede del grande percorso filologico sul paesaggio.

L’estate tizianesca

La mostra rientra nel progetto “Titianus Cadorinus 1576-2026”, coinvolgendo con un ruolo decisivo la Magnifica Comunità di Cadore, il Comune di Pieve di Cadore e la Fondazione Centro studi Tiziano e Cadore, una comunità che celebra unita con orgoglio il suo più illustre concittadino nello spirito di incontro e dialogo tra arte, paesaggio nel segno del suo legame con questa terra. Tanti gli appuntamenti che animeranno l’Estate Tizianesca promossa con 35 eventi diffusi nel territorio, conferenze, incontri con prestigiosi storici e studiosi, concerti di musica classica e visite riservate, coinvolgendo venti località e venti-cinque luoghi d’arte del Cadore, del bellunese e delle province di Treviso, Venezia e Padova.

La memoria di Augusto Gentili, grande studioso, membro fondatore della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore è viva e del Maestro cadorino aveva a dichiarare parole che possono far comprendere l’eccezionalità del tema e del lavoro di valorizzazione della mostra: “Quella di Tiziano è una pittura infinita (e infinibile, illimitata) che continua implacabilmente a seguire il suo percorso di radicale indipendenza”.

Tiziano e il Paesaggio
A cura di Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa
Palazzo della Magnifica Comunità di Pieve di Cadore
18 luglio-18 ottobre 2026
Aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00
[email protected]

Magnifica Comunità di Cadore / Casa natale di Tiziano Vecellio
Via Arsenale, 4 – 32044 Pieve di Cadore (BL)
www.magnificacomunitadicadore.it