19 Settembre 2026 02:12

Impressionismo digitale. A Brescia Stefano Riboli da A+B Gallery

Stefano Riboli, Capanna, 2026, Olio su pannello, 30x20 cm (particolare)
Stefano Riboli, Capanna, 2026, Olio su pannello, 30×20 cm (particolare)
Riboli torna alla pittura che da tempo fremeva in sottotraccia, dopo alcuni anni di lavori in digitale e stampe 3D

Incontro Stefano Riboli da A+B Gallery, a Brescia, dove ora è in corso Where We Droppin’, Boys?, sua personale on view fino al 25 luglio. L’artista mi guida attraverso i suoi lavori, figli di un ritorno alla pittura che da tempo fremeva in sottotraccia, dopo alcuni anni di lavori in digitale e stampe 3D. Le pareti bianche della galleria mi sembrano lo scenario perfetto per accogliere le opere di Riboli: tavole di piccolo formato libere di abitare lo spazio individualmente, ognuna esaltata nella propria componente coloristica; si percepisce la sottostante iconografia univoca, pur non essendo familiare al suo l’alfabeto.

L’ispirazione principale è Fortnite, videogioco sparatutto che da quasi un decennio abita i server di tutto il mondo – essenziali i concetti di tempesta e nascondiglio, sintomi di una tensione e di un’apprensione intrinseche al gioco, sovvertite completamente da Riboli.

 

Stefano Riboli, Andare al lavoro, 2026, Olio su pannello, 40x30 cm
Stefano Riboli, Andare al lavoro, 2026, Olio su pannello, 40×30 cm

Gli scenari di guerra diventano paesaggi di matrice vedutista e macchiaiola, costruiti sapientemente, modellati nelle luci e nei volumi, attraverso gli strumenti dello screenshot e del replay. L’artista cremasco riporta nel mondo tangibile le sue costruzioni sceniche, teatri morandiani dall’urgenza di rientrare nel reale. Impressionismo digitale.

Un aspetto umano

I paesaggi post-apocalittici portano i segni di una civiltà contemporanea abbandonata, fuggita; primo avvertimento dell’uncanny, qualcosa di misterioso e al contempo perturbante che aleggia nell’ambiente virtuale di riferimento. Tutto è troppo silenzioso. A rompere il silenzio, solo la percezione freedbergiana delle pennellate, la consapevolezza che qualcuno ha agito su quelle immagini per rianimarle, per restituire loro un aspetto umano, artigianale.

 

Stefano Riboli, La casa diroccata, 2026, Olio su pannello, 45x30 cm
Stefano Riboli, La casa diroccata, 2026, Olio su pannello, 45×30 cm

I colori restano forti, brillanti, accecanti. Le due declinazioni de La casa diroccata lo dimostrano, facendo apparire come due immagini differenti uno stesso soggetto raffigurato durante tempi diversi della medesima giornata.

Che la metafisica tensione dell’attesa ci riporti ad una dimensione più meditativa anziché ad uno stato di allerta perpetuo? Forse dovremmo solo fermarci e abbassare la guardia per vivere il momento. Nessuno ci può killare da qui.

 

Stefano Riboli, Ritorno in città, 2026, Olio su pannello, 30x30 cm
Stefano Riboli, Ritorno in città, 2026, Olio su pannello, 30×30 cm