19 Settembre 2026 02:53

Capolavori fotografati. Aurelio Amendola in mostra a Milano

Aurelio Amendola, Giuliano de’ Medici, Michelangelo - Cappelle Medicee, Firenze, 2004, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 110 x 150 cm © Aurelio
Aurelio Amendola, Giuliano de’ Medici, Michelangelo – Cappelle Medicee, Firenze, 2004, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 110 x 150 cm © Aurelio Amendola
Burri, Vedova, Nitsch, il Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo sono alcuni dei protagonisti della mostra di Palazzo Reale

Milano celebra un grande fotografo, l’occhio più competente nelle immagini d’arte, le sue foto sono esse stesse opere d’arte. Aurelio Amendola, pistoiese, toscano di carattere, porta nel sangue il senso della Bellezza e sa attraversare con i suoi obiettivi le proporzioni e le forme. Amendola ritrae artisti che segue nel loro lavoro in atelier, cogliendone una dimensione intima e riportando in immagine la loro ispirazione e la forza del loro gesto creativo.

Grazie al contributo dell’Associazione Culturale BUILDING, 85 fotografie di grande formato, riunite a Palazzo Reale, anche grazie ai prestiti di prestigiose collezioni italiane e internazionali, come la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia e Nitsch Foundation di Vienna.

Opere dedicate a tre grandi protagonisti del Novecento, che producono arte attraverso il GESTO, l’AZIONE, in questa retrospettiva artisti che usano la materia per deformarla passando oltre la sua consistenza e forma: Hermann Nitsch, Alberto Burri ed Emilio Vedova. Nei loro lavori il gesto si fa segno, materia, energia e poi opera: traccia visibile dell’atto creativo. Amendola li ritrae nei loro atelier, cogliendone la dimensione più intima e, al tempo stesso, dinamica, restituendo nelle immagini la forza e l’intensità.

Nitsch, Burri e Vedova ritratti nel processo creativo

Molti sono artisti con i quali Amendola stabilisce nel tempo un rapporto di amicizia e questa conoscenza profonda consente una maggior veridicità dello scatto e fa cogliere momenti e sfumature di senso che solo l’occhio del grande fotografo sa trattenere. In mostra le “azioni rosso sangue” realizzate da Hermann Nitsch nel castello di Prinzendorf nel 2012, una vera performance creativa che diventa più intima ed essenziale quindi inedita rispetto alla dimensione corale che caratterizza i suoi lavori.

 

Aurelio Amendola, Ratto di Proserpina, Bernini - Galleria Borghese, Roma, 2018, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 75 cm © Aurelio Amendola
Aurelio Amendola, Ratto di Proserpina, Bernini – Galleria Borghese, Roma, 2018, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 75 cm © Aurelio Amendola

In Combustioni di Alberto Burri nel 1976, a Città di Castello, Amendola realizza una sequenza fotografica in cui l’artista è colto nell’atto di bruciare una superficie plastica, alterandone la materia. In queste immagini emerge con chiarezza un processo creativo, in cui il gesto, che è insieme meccanico e spontaneo, dà forma ad alcuni dei suoi lavori più iconici e rappresentativi.

L’amicizia, che poi ne è nata grazie a quella intensa esperienza, che lo ha visto entrare dentro la stanza del processo di trasformazione creativa, rende la sua testimonianza onesta e preziosa, aggiungendo una chiave di lettura sincera a quanto accade sotto i suoi occhi. Amendola è capace di fermare il tempo, cristallizzarlo in una diapositiva che consegna alle generazioni future come leva di riflessione e studio.

La serie del 1987 dedicata a Emilio Vedova, invece, coglie l’energia creativa come una spirale vorticosa, un vento furioso che spira colore e converte consistenze. I grandi tondi sui quali Vedova lavora abbandonano la tela tradizionale rettangolare a favore del cerchio. Hanno una gestualità tesa, nervosa, ma allo stesso tempo controllata.

 

Aurelio Amendola, Hermann Nitsch – Vienna, 2012, C-Print, 150 x 150 cm (155 x 155 cm con cornice) © Aurelio Amendola
Aurelio Amendola, Hermann Nitsch – Vienna, 2012, C-Print, 150 x 150 cm (155 x 155 cm con cornice) © Aurelio Amendola

Vedova richiama la sacralità dei deschi religiosi, dove si pone la Maternità della Vergine o le monete con i profili ieratici degli imperatori, in una forma geometrica chiusa, sacra; l’artista viene ripreso mentre si muove nello spazio dell’atelier come in un campo d’azione e il suo corpo diviene il motore vitale del segno pittorico. Il fotografo è presenza-assenza, entra ed esce nell’azione con il suo obiettivo fotografico, compartecipa alla forza vitale che circonda la stanza ma fa un passo indietro lasciando Vedova immerso nel suo processo creativo.

Omaggio a Milano e al suo Duomo

9 fotografie del Duomo di Milano (2009), esposte per la prima volta al pubblico con dettagli, prospettive e giochi di luce, la cattedrale viene riletta nella sua complessità formale e forza espressiva. Una fortezza gotica custodita da statue, bassorilievi e guglie, con mostri che scrutano all’orizzonte vegliando sulla città. Amendola ricostruisce una fiaba fatta di presenze silenti che sovrastano i cieli della città. Che, con il loro sguardo, custodiscono nascoste fra ombre le anime degli uomini. Palazzo Reale è fisicamente affacciato sul Duomo, la presenza di questi scatti assume quindi un valore particolarmente evocativo. Dove l’immagine e il luogo dialogano in una naturale rappresentazione.

 

Aurelio Amendola, Duomo di Milano, 2009, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 105 x 150 cm (110 x 155 cm con cornice) © Aurelio Amendola
Aurelio Amendola, Duomo di Milano, 2009, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 105 x 150 cm (110 x 155 cm con cornice) © Aurelio Amendola

[…] Il suo sguardo ha saputo instaurare un dialogo unico con alcuni dei massimi protagonisti della storia dell’arte, da Michelangelo a Bernini, da Canova a Burri, Vedova e Nitsch. Particolarmente emozionante è la sezione dedicata al Duomo di Milano. Che attraverso l’obiettivo di Amendola rivela tutta la sua forza espressiva e la sua bellezza”, dichiara Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, parlando del maestro pistoiese.

I maestri del classicismo

Michelangelo, Bernini, Canova, le immagini bianco e nero, le superfici che sembrano prendere vita, i particolari che mostrano la vita che scorre nelle vene pulsanti, nelle labbra che si sfiorano, nelle dita delle mani che si poggiano al corpo o alle architetture: Amendola riscrive i personaggi dandogli una vita autonoma, entra nello spazio temporale e li porta nel contemporaneo nel cuore dello spettatore. La delicatezza nell’abbraccio tra Amore e Psiche (1787–1793) del Canova al Museo Hermitage, diventa un cono di luce nell’abisso dell’umana miseria. Il desiderio, i giovani corpi sono lo strumento narrativo dell’amore eterno. E Amendola sa tradurre l’emozione attraverso l’immagine fotografica che riscrive l’azione e diventa essa stessa opera d’arte.

 

Aurelio Amendola, Le Tre Grazie, Canova - Galleria Borghese, Roma, 2008, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 100 cm © Aurelio Amendola
Aurelio Amendola, Le Tre Grazie, Canova – Galleria Borghese, Roma, 2008, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 100 cm © Aurelio Amendola

Così accade per il volto della statua di Giuliano de’ Medici, realizzata da Michelangelo per le Cappelle Medicee della Sagrestia Nuova a Firenze (1521–1534), confrontarsi con un maestro assoluto fa tremare i polsi ma poter dar voce al moto dell’anima delle opere e metterle in dialogo con chi le ha amate e le interroga non ha prezzo. Amendola si spinge fino a questo e anche oltre. Dà voce all’ideale eroico, sottolinea la perfezione simmetrica del bel volto in torsione attraverso la prospettiva frontale a metà con lo stipite della colonna. La fama di questa fotografia ha raggiunto tutti i continenti e ha fatto conoscere al mondo il genio di Michelangelo.

Aurelio Amendola risponde ad alcune nostre domande:

Le sue opere parlano sempre dell’uomo, sia quando il soggetto è una persona sia un’opera. Cosa trova più difficile nel riuscire a trasmettere il senso di un’umanità, il carattere, la determinazione, la sensibilità del soggetto?
Quando scatto non cerco di trasmettere un elemento specifico e mi lascio guidare più dall’istinto e da ciò che il soggetto mi comunica. Nelle mie fotografie c’è un insieme di tutti questi aspetti. Con un artista come Alberto Burri, ad esempio, ho seguito il suo modo di lavorare, il suo processo creativo e il suo modo di essere. Cercando di entrare in sintonia con il suo linguaggio.

Quando invece mi confronto con una figura come Michelangelo, il percorso è diverso: non posso osservarlo direttamente, quindi cerco di offrire una mia interpretazione personale. Nel suo caso ho voluto mettere in evidenza soprattutto la sensualità, che considero una componente fondamentale della sua opera e della sua visione dell’uomo.

 

Aurelio Amendola
Aurelio Amendola

Qual è stato il progetto che ha amato di più e quello che le ha richiesto maggiori energie?
Sicuramente il progetto dedicato a Michelangelo. È stato un lavoro lungo e impegnativo, che mi ha portato a viaggiare dall’Italia alla Francia, fino a Bruges. È anche il lavoro che ho amato di più, perché mi ha dato la possibilità di lavorare con le mie luci. Ho potuto dare una mia interpretazione di Michelangelo, mettendo in risalto la sensualità delle sue opere, cercando di rendere vivi dettagli che spesso passano inosservati. È stato un lavoro che mi ha richiesto molte energie, ma che mi ha anche dato le soddisfazioni più grandi.

A quale fra gli artisti fotografati è maggiormente legato e perché?
Ci sono due artisti ai quali sono particolarmente legato. Il primo è Marino Marini. Anche se le mie fotografie che lo ritraggono non sono presenti in questa mostra. Lui è stato fondamentale nel mio percorso, perché mi ha insegnato a far “parlare” la scultura attraverso la fotografia. Mi ha aperto un mondo e mi ha dato una visione che ho poi portato anche nel fotografare Michelangelo, Bernini e Canova. Il secondo è Alberto Burri. Lavorando sulle sequenze della Combustione, mi ha aperto nuove strade e un modo diverso di guardare all’arte contemporanea. Grazie a quell’esperienza è nata una grande amicizia. E ho avuto l’opportunità di avvicinarmi e fotografare artisti come Kounellis, Mattiacci, Vedova, Ceroli e molti altri, che ho ritratto a partire dal 1976.

Lei ha una grande forza e bagaglio di esperienze artistiche meravigliose, quale soggetto vorrebbe ancora fotografare e perché? Ha ancora un sogno nel cassetto da realizzare?
Sì, ho un grande sogno nel cassetto, ma se lo racconto, poi magari non si avvera! Preferisco tenerlo per me… e spero un giorno di potervelo mostrare.

Giovedì 3 settembre alle ore 19.00 Aurelio Amendola condurrà una visita guidata alla mostra aperta al pubblico. A seguire, per chi fosse interessato, ci sarà anche un firmacopie del catalogo Skira.

Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo
Fino al 6 settembre 2026
Palazzo Reale, Milano
Ingresso gratuito
www.palazzorealemilano.it