
Drama: Four Acts è il progetto espositivo presentato da Sergio Risaliti al Forte Belvedere di Firenze fino al 16 ottobre
“Drama: Four Acts” è il progetto artistico di MUS.E, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento che inaugura l’estate 2026 del Forte Belvedere a Firenze, con un ricco programma di eventi e arte contemporanea a confronto con la storia del luogo mediceo. Tre mostre e un’istallazione sonora, ideate e curate da Sergio Risaliti, che si articoleranno come in un dramma teatrale in quattro atti, fino a coprire l’intera stagione estiva. Quattro tempi e una mostra in progress che si arricchirà di contenuti ed emozioni di volta in volta. Le sale della Palazzina, ma anche gli spazi esterni del Forte, saranno costellati di opere d’arte di varia natura: sculture, installazioni, video, fotografie e suoni, a dimostrazione del carattere interdisciplinare dei linguaggi contemporanei.
La visione della realtà
Il senso dell’intero progetto espositivo lo spiega Sergio Risaliti con queste parole: “Il titolo ‘Drama: Four Acts’ allude ad una messa in scena. Si inizia con Paolo Canevari e il suo intervento intitolato ‘God Year’, un progetto che unisce a una grande qualità scultorea e installativa leggerezza e ironia per affrontare temi di attualità politica e drammatiche vicende contemporanee. L’artista critica e decostruisce le retoriche con cui può essere falsificata la realtà e mutato il significato delle ragioni che portano a conflitti, disparità di genere, crisi ecologiche e umanitarie, scontri di civiltà che, il più delle volte, sono guidati e alimentati da credenze religiose e dallo sfruttamento delle risorse, nel nome delle magnifiche sorti e progressive. Un’epoca, la nostra, che impone di non esimersi dal prendere posizione, anziché rifugiarsi nell’incoscienza dell’indifferenza. È in questa ‘immersione’ nel dramma e nel tragico della nostra storia che la bella armonia dell’opera classica si trasforma nel ‘j’accuse’ dell’opera d’arte contemporanea”.

Il progetto espositivo
“God Year”, la mostra personale di Paolo Canevari realizzata al primo piano della Palazzina apre il giorno della festa di San Giovanni, simbolo di grande attaccamento alle tradizioni della città. È poi seguito un altro protagonista indiscusso dell’arte toscana del Novecento, Marino Marini, con una serie di sculture bronzee raccolte con il titolo “No Heroes”. Un dialogo quello fra Canevari e Marini che si svolge e prende forma mediante un allestimento di forte connotazione drammatica. A settembre prenderà vita il terzo atto con un intervento site specific dell’artista norvegese Per Barclay, “Oscuro Abbagliante” in un dialogo emozionante a confronto con il maestro pistoiese. A completare il percorso un’installazione sonora di Friedrich Andreoni, collocata sul bastione, pensata per accompagnare il visitatore lungo il cammino delle ruote di Canevari. L’intervento sonoro site specific intitolato “La morte di Orfeo” evoca il mito greco e si rifà al melodramma Euridice, musicato da Giulio Caccini su libretto di Ottavio Rinuccini, rappresentato per la prima volta a Palazzo Pitti nel 1602.

God Year
La realtà così come appare, cruda, drammatica senza retorica, Paolo Canevari costruisce immagini che rimangono nella memoria collettiva e che riassumono gli eventi che hanno segnato la storia dell’ultimo secolo. Il senso delle cose non usa mediazioni, le opere svelano, usando leggerezza e ironia, il cinismo, la natura distruttiva, il limite delle ideologie e il tentativo di omologare il pensiero. La parola e l’oggetto portano molteplici significati, diventano materia di riflessione, di presa di significato, di decostruzione del pensiero comune. Così vien fatto nell’opera Madonna (1998), la rappresentazione di una Vergine lignea alla maniera quattrocentesca sormontata da un’aureola composta da uno pneumatico in gomma nera.
Si assiste alla destrutturazione di un’icona, ad una iconoclastia che apre alla riflessione della crisi religiosa e spirituale di un uomo in balìa di simboli che si sono svuotati di significato. Nel confronto fra sacro e profano, lo spettatore è messo di fronte ad un’immagine che stupisce e disturba ma non lascia indifferenti. La scultura assume una missione altra, quella di decostruire e reinventare, criticare e dissacrare, ricostruire e attualizzare la tradizione. Disco Bomb (2009) è una palla specchiante a forma di bomba ricoperta da tessere riflettenti la luce. Una metafora della guerra come atto distruttivo e disumano che assume la forza di una rinascita attraverso la luce che si diffonde nella stanza trasformandosi in vita. Questa luce colpisce le coscienze e ci invita a confrontarci con un’urgenza di ricostruzione morale e civile.

Senza retorica
Le dieci acqueforti che compongono Decalogo (2008), realizzate con l’Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia Nazionale di Roma, vengono esposte con le loro matrici in rame acciaiato in maniera tale da ribaltare il concetto di copia e originale. La lastra, che finora ha rappresentato un semplice strumento di riproduzione, diviene essa stessa opera autonoma e portatrice della memoria del processo creativo nonché canale diretto del messaggio dell’artista. I soggetti provengono da video, performance come la celebre performance del 2004 sul tetto dell’abitazione dell’artista a New York, installazioni e sculture e il titolo si riferisce al decalogo poetico e immaginifico del Canevari attraverso la sua pratica artistica quotidiana.
Canevari fa un’arte non indifferente, parla di religione, violenze, guerra e capitalismo senza retorica, usa la parola come strumento che svela e fa riflettere. In GOD YEAR-Jesus (1999), un crocifisso del XVIII secolo viene installato su di un grande pneumatico del marchio Goodyear, che ne diviene l’aureola rovesciata, coprendone la O centrale, la parola che per Canevari è un gioco che svela la verità, diventa “GOD YEAR” ovvero l’anno di Dio, una nuova era nella quale si combatte in nome del Signore perpetuando piani spietati di avidità e ricchezza.

No Heroes
Gli Eroi-Non Eroi rappresentati da Marino Marini sono cavalieri che dominano cavalli imbizzarriti che combattono con la loro umanità per non essere disarcionati. In Miracolo (1952), l’opera che si riferisce alla brutalità dell’umanità raggiunta con la Seconda Guerra Mondiale, l’urlo del cavallo e lo slancio del cavaliere-eroe è un grido di aiuto verso il cielo, verso una forza regolatrice che Marini crede, fiducioso, possa essere costituita dall’umanità stessa. La materia nella sua verticalità è squarciata e descrive tutta la precarietà del vivere e la vulnerabilità dell’uomo rispetto alle cose della natura.
La Danzatrice (1952-1953), dalle forme morbide e sinuose, delicata in equilibrio, ricorda la serie delle pomone, figure femminili ispirate alla dea romana della fertilità, così come le bagnanti della pittura classicista e la posa degli acrobati del circo che molto piacevano ai maestri del Novecento, mentre compie una danza precaria in uno spazio sospeso e quasi magico, ma allo stesso tempo, fuori dalle paure e i rischi del mondo reale. La tematica delle bagnanti si ritrova nella Bagnante (1938), sintesi della scultura di tradizione arcaica, dai volumi morbidi e pieni con il corpo raccolto e il volto basso dai tratti sintetici, in meditazione.
Canevari e Marini in dialogo
Canevari e Marini hanno una matrice comune, quella della scultura, oltre ad una naturale propensione avanguardista, alla quale il primo aggiunge materiali industriali e immagini fortemente evocative; le opere che ne derivano sono caratterizzate da una presa di posizione etica e politica, da un’analisi critica fra le tensioni storiche, sociali e culturali del nostro tempo. Come nella miglior tradizione del Forte Belvedere sono esposti alcuni dei lavori più rappresentativi dei due artisti: i celebri Cavalieri per Marini, come Bouncing Skull, Constellation (Monumenti della memoria), Disco Bomb, Landscape e Madonna per Canevari, una carrellata di capolavori che, per una precisa volontà curatoriale sono posti in un dialogo sorprendente in una mostra dalle possibilità del tutto inedite.

Dietro l’apparente leggerezza dell’azione ludica si celano rituali collettivi e forme simboliche cariche di violenza, prima di tutto il ricordo dei conflitti mondiali (il Mein Kampf di Hitler, la bibbia nazista, che viene bruciato e ne rimangono solo linee scure). Il percorso richiama archetipi antichi e strutture profonde dell’inconscio collettivo, diventando uno strumento attraverso cui Canevari interroga le contraddizioni della storia contemporanea. Il curatore ha l’intuito di portare Canevari a confronto, in una messa in scena quasi teatrale, con l’ardore e la poesia di Marini, in un’oscillazione tra innocenza e crudeltà, tra ironia e tragedia, tra gioco e violenza.
Una mostra da non perdere e da vivere con calma e riflessione perdendosi fra le sale al primo piano e passeggiare lungo il belvedere abitato, fra le ruote disposte in fila, che portano il nome degli apostoli e le principali fedi religiose, addentrandosi per piccoli indizi alla ricerca della verità e dell’umanità, fra installazioni e suoni che portano il visitatore in un’atmosfera sospesa nel tempo.



