
Palazzo Blu presenta a Pisa 105 dipinti dei fratelli pisani Francesco e Luigi Gioli e di artisti coevi fra Ottocento e Novecento
La mostra è dedicata ai fratelli pisani Francesco e Luigi Gioli che, allievi dell’esperienza dei Macchiaioli si dedicarono alla pittura di sperimentazione pur privilegiando il tema della natura e della vita familiare e quotidiana. 105 dipinti, anche con l’apporto di artisti coevi operanti a Pisa fra Ottocento e Novecento, disegni inediti provenienti da collezioni private, restituiscono fino al 6 settembre il ruolo centrale dei Gioli nella cultura figurativa del tempo nel loro territorio natale.
Finalmente una retrospettiva che celebra e riscopre le radici della tradizione postmacchiaiola, con presenze artistiche di primo piano come i fratelli Tommasi, che a lungo frequentarono la campagna pisana poiché soggiornavano nella loro villa di Crespina. I Gioli rinnovano la pittura e le sue convenzioni: trascurano i soggetti storici in voga e usano dimensioni monumentali per la rappresentazione della natura (Albereta di pioppi, 1899), indugiano sui fatti semplici della realtà contadina, nel quotidiano della vita reale (Passa il viatico, 1878).
Fucina di idee
La mostra è curata da Stefano Renzoni, che attraverso questo corpus di opere, presenta la fucina di idee e fermenti che animava la campagna pisana e livornese a cavallo fra i due secoli con veri e propri cenacoli che si svilupparono attorno a questa grande famiglia di artisti. Presenti alcune opere a tema della caccia del terzo fratello Giuseppe, il meno dotato, che non ebbe il talento dei fratelli e si dedica a pittura e scultura in maniera dilettantistica come colto passatempo di una famiglia cresciuta e vissuta nell’Arte. I soggetti a lui cari sono legati alla pratica della caccia e si dedica persino all’ideazione di elementi di arredo come un bellissimo paravento esposto in questa occasione.

Grazie a questa esposizione è possibile riscoprire figure artistiche lasciate troppo spesso in ombra come il pisano Guglielmo Amedeo Lori, artista versatile, presente con opere del periodo divisionista e mettere in luce esperienze artistiche come la cosiddetta “Scuola di Bocca d’Arno” che si sviluppò attorno alla figura di Nino Costa con personaggi come Plinio Nomellini (presente con un monumentale dipinto esposto alla Biennale di Venezia) Spartaco Carlini e Giuseppe Viviani.
Processo creativo
La sezione dedicata ai disegni dei Gioli presenta per la prima volta al pubblico un nucleo di opere inedite provenienti dall’archivio di famiglia e da collezioni private, un patrimonio grafico che documenta le diverse fasi del processo creativo, restituendo una dimensione intima e finora sconosciuta del loro lavoro. Questa sala propone una ricostruzione ideale dello studio dei fratelli Gioli nella torre della villa di Fauglia con un atelier dalle grandi vetrate come volevano le tendenze della pittura en plein air. Tra i materiali esposti, ci sono i disegni preparatori per opere celebri come la Pesca alla Sciabica e le Boscaiole di San Rossore di Francesco Gioli e studi di animali e vedute urbane di Luigi Gioli.

Questi studi preparatori, ricostruiscono il processo creativo, dall’osservazione diretta del soggetto, allo schizzo, alle prove sulla figura. Francesco concentra la sua ricerca sulle lavoratrici e lavoratori del mondo rurale: contadini, pescaioli, spaccapietre, boscaioli, renaioli, butteri maremmani; in mostra sono presenti accanto al quadro finito, nella versione di studio su piccoli carnet da viaggio usati in maniera estemporanea per non perdere l’idea, i disegni fissati su carta. La selezione di questi fogli dimostra una grande ricerca curatoriale e la conoscenza di collezioni private che custodiscono le prove di questa pittura d’impressione, colta sul momento, senza alcuna rielaborazione. Ci sono opere provenienti direttamente dagli eredi dei fratelli Gioli, alcune mai viste e che non sono mai uscite dalle collezioni di famiglia.
Contesto artistico
Il percorso espositivo si articola in sei sezioni, che ricostruiscono il contesto artistico tra Ottocento e Novecento. ‘La Scuola di Staggia’, con la bottega di Carlo Markò che sviluppa la pittura di paesaggio all’aria aperta, rappresentata qui nella sua appendice pisana; ‘La Macchia’, con alcuni dei protagonisti che influenzarono i Gioli (Fattori, Lega, Cabianca); ‘I fratelli Gioli’, sui due artisti pisani; ‘Intorno alla Macchia’, sugli artisti contemporanei postmacchiaioli, come Vittorio Corcos e Ernesto Rayper; ‘Post – Macchiaioli’, sui pittori che si rifecero all’esperienza macchiaiola; ‘L’eredità pisana’, sugli artisti pisani tra Ottocento e Novecento che, a partire dalla “macchia”, elaborarono un nuovo linguaggio.

Una mostra da non perdere per il focus su artisti che lavorano e appartengono ad una città, Pisa, che non li ha mai dimenticati e oggi ne rende il giusto tributo. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Felici Editore, e realizzata da Palazzo Blu con il contributo di Fondazione Pisa.



