18 Settembre 2026 16:27

Fabrizio Plessi. La normalità del genio

Fabrizio Plessi nelle Cisterne Romane, a Todi
Fabrizio Plessi nelle Cisterne Romane, a Todi
A Todi quattro sculture digitali con flussi di acqua elettronica di Fabrizio Plessi chiacchierano di massimi sistemi con volte a botte nate duemila anni fa…

Non basta. Non bastano i classici “preconfezionati” articoletti recuperati in pochi minuti, complice anche il periodo agostano. E non basta il profluvio – un pochino disgustoso – di foto che hanno inondato i social subito dopo. “Ma ‘ndo vai, se una foto con Plessi non ce l’hai”. Anche se fino a poco prima ne dicevi peste e corna, vecchio, ripetitivo, ormai spento, noiosetto. Non basta per chiudere l’avventura di un artista che in Italia – e non solo – lascerà un segno, come non capita a molti.

Scrivo questi pensieri di getto, senza wikipedia o chatGPT sotto mano, per cui sicuramente ometterò fatti e situazioni pregnanti, riferimenti necessari, contesti chiarificatori. Ma non è questo che mi interessa ora: voglio rendere il giusto omaggio a una persona che lo merita. E sono certo che lui lo apprezzerebbe proprio in questi termini. Spontaneo e sincero.

Mi basta andare indietro di qualche decennio (cominciano a essere un po’ troppi, ahimè). Giovane studente universitario di storia dell’arte, o esordiente giornalista culturale. Cercando di affacciare la mente su quelle che allora erano “nuove tecnologie”, cosa offriva l’Italia? Quali erano i pionieri che abbandonavano la sicurezza di tele, blocchi di pietra o fogli di carta, per abbracciare l’incognita di schermi, luci e proiezioni?

Un fax, scritto a mano

Risparmiatemi i rilievi, perdonatemi le involontarie immancabili omissioni: ho già detto che scelgo la via empirica. C’era Studio Azzurro, gruppo di visionari guidato dal supervisionario mai abbastanza rimpianto Paolo Rosa. C’era qualche giovane sognatore, e non posso che menzionare i giramondo Bianco Valente, e l’idealista Sarah Ciracì. Invitai entrambi a una memorabile rassegna video allestita nel 2008 nelle antiche Cisterne Romane di Todi, di cui parlo poco avanti. Ma poi c’era lui, Fabrizio Plessi, quel burbero veneziano (non di nascita, ma di elezione). Al quale i mille impegni non facevano derogare la grande gentilezza, disponibilità, umiltà.

 

Installazione di Fabrizio Plessi sulla piazza di Todi
Installazione di Fabrizio Plessi sulla piazza di Todi

Una volta lo cercai per un’intervista: dopo mille tentativi a vuoto, lo scovai a Mallorca, dove si riparava a casa di una sorella, mi pare. Plessi, immerso nel nascente (credo fosse una ventina di anni or sono) universo tecnologico, mi inviò le sue risposte con un fax. SCRITTE A MANO. Poi ci incontrammo mille volte: io, storico dell’arte cresciuto a Signorelli e Piero della Francesca, faticavo a entrare nel suo mondo futuristico. Mi invitò tante volte nel suo studio a San Polo, ora rimpiango di non esserci andato. Anzi una volta, però lo trovai chiuso. Ma la sua genialità prerompeva da ogni segnale. Chi ha visto le meraviglie che era capace di creare con un semplice schizzo, un bozzetto, sa di cosa parlo.

L’ho rivisto ad aprile, alla preview di Marina Abramovic alle Gallerie dell’Accademia. Gli anni e gli acciacchi cominciavano a segnarlo, ma cercava di non mancare agli eventi che lo attiravano. Come spesso accade a grandi artisti ancora attivi in tarda età, il suo lavoro spesso deludeva un po’ chi si aspetta sempre di essere scioccato dall’arte. Ma lui restava quello che nel 2004 fece accorrere 380mila persone alla sua mostra al Martin-Gropius-Bau di Berlino.

Qualche anno fa arrivò a Todi – dove a volte mi ricordo di avere la mia casa – invitato dall’amico Marco Tonelli per uno strutturato evento. Lasciò in regalo quattro sculture digitali con flussi di acqua elettronica, pensate per le straordinarie Cisterne Romane. Oggi chiacchierano di massimi sistemi con le volte a botte nate duemila anni fa…