19 Settembre 2026 17:36

La Secessione viennese “rioccupa” l’Italia. Klimt, tra coincidenze e prestiti in varie mostre

Gustav Klimt, Nuda Veritas, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum (dettaglio)
Gustav Klimt, Nuda Veritas, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum (dettaglio)
Tra il 1899 e il 1913 Klimt attraversò l’Italia di persona. Un secolo dopo, sono le sue opere a rifare quel viaggio, sparse in varie città italiane. Ecco quali sono tutte le mostre in programma

Gustav Klimt viaggiava poco, e quando lo faceva, scriveva quasi ogni giorno a Emilie Flöge, rimasta a Vienna: cartoline da Verona, da Ravenna, dal Lago di Garda. Non era un uomo che amava muoversi. Era però il fondatore di un movimento nato apposta per rompere le regole: la Secessione viennese (1897), che segnò un distacco netto dall’accademismo. Un secolo dopo, di quei viaggi resta poco, ma quell’idea di rottura continua ad attraversare l’Italia in più mostre e più città di quante lui abbia mai viste.

La Secessione viennese in mostra a Venezia e a Roma

Le sue tappe private a Verona, Ravenna e il lago di Garda furono solo il primo passo. Nel 1910, alla Biennale di Venezia, è la Secessione stessa a farsi vedere in Italia, non più solo l’artista: una sala personale di ventidue opere che spiazza pubblico e critica. Tra i pochi a coglierne subito la portata c’è il giovane direttore di Ca’ Pesaro, che fa acquistare Giuditta II per la sua galleria, il primo Klimt a entrare stabilmente in un museo italiano. L’anno dopo, a Roma, arriva la consacrazione ufficiale: Klimt vince il primo premio all’Esposizione Internazionale, e Le tre età della donna viene acquistata dallo Stato per la neonata Galleria Nazionale d’Arte Moderna. In due anni, quello che era stato un itinerario privato diventa presenza stabile.

Gustav Klimt, Nuda Veritas, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum
Gustav Klimt, Nuda Veritas, © KHM-Museumsverband, Theatermuseum
Gustav Klimt protagonista di sei mostre in Italia

Il calendario 2026/2027 racconta da solo la densità del momento. Le prime tappe si sono già concluse: a Savigliano (Cuneo), a Palazzo Muratori-Cravetta, dal 14 febbraio al 3 maggio, oltre sessanta incisioni da una collezione privata piemontese hanno aperto la stagione; a Malcesine, a Palazzo dei Capitani, dal 23 maggio al 23 agosto, la produzione grafica legata al soggiorno di Klimt sul lago nel 1913; a Palazzo Bonaparte, a Roma, dal 14 luglio al 23 agosto, un dossier estivo che lo inserisce come ospite d’onore nella collezione Generali.

A Villa Manin, a Passariano di Codroipo (Udine), fino al 6 settembre, è in mostra Nuda Veritas, in prestito eccezionale dal Theatermuseum di Vienna. Prossimamente, Villa Freya, ad Asolo (Treviso), dal 26 settembre al 24 gennaio, presenta la prima mostra mai ospitata tra queste sale, con collotipie storiche, pagine di Ver Sacrum e disegni originali; il MUVEC di Mestre (Venezia), nello stesso periodo e fino al 14 febbraio, propone un percorso che affianca Klimt a Schiele e Kokoschka sul tema del corpo; a Parma, a Palazzo del Governatore, dal 2 ottobre all’8 marzo dell’anno prossimo, è in programma una collettiva sul ritratto femminile con un suo disegno accanto a van Gogh, Modigliani e Picasso.

Gustav Klimt , Giuditta II (Salomè), 1909. Olio su tela, cm 176 × 46. Inv. 446. Acquisto alla Biennale 1910. Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia
Gustav Klimt , Giuditta II (Salomè), 1909. Olio su tela, cm 176 × 46. Inv. 446. Acquisto alla Biennale 1910. Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia
Gustav Klimt grande protagonista in Italia. Una coincidenza?

Viene da chiedersi cosa leghi davvero le sei mostre di questa stagione. La risposta onesta è che non c’è un disegno comune. Villa Manin ospita Nuda Veritas perché il museo che la custodisce, a Vienna, è in ristrutturazione, e questo ha reso possibile un prestito che probabilmente non ci sarebbe mai stato. A Malcesine e Savigliano arriva la stessa collezione privata, che si appoggia a un fatto biografico reale: il soggiorno di Klimt sul lago di Garda nel 1913. A Parma, la mostra fa parte di un progetto della Galleria Nazionale di Roma pensato per portare le proprie opere fuori dalla capitale. Villa Freya e MUVEC, due sedi che si rinnovano proprio in questi mesi, scelgono il suo nome per farsi conoscere. Palazzo Bonaparte, infine, mostra semplicemente ciò che una collezione aziendale già possiede.

Cinque storie che non si parlano tra loro, nate da esigenze diverse, si sono trovate a coincidere nello stesso periodo. Attorno a tutto questo movimento, intanto, tre opere non si sono mai spostate: Giuditta II resta a Ca’ Pesaro dal 1910, Le tre età della donna alla Galleria Nazionale di Roma dal 1911, quando non è in prestito come ora. Il Ritratto di signora, a Piacenza, ha fatto l’unico vero viaggio clandestino di questa storia, rubato nel 1997 e poi ritrovato per caso ventidue anni dopo in un vano del giardino del museo che lo custodiva, da allora fermo.

Resta una domanda: perché, proprio ora, realtà diverse scelgono lo stesso nome? Una possibile risposta sta nel materiale stesso che circola: quasi ovunque non sono i grandi dipinti a muoversi, ma disegni, collotipie, pagine di riviste. I dipinti di Klimt sono pochissimi, quasi tutti custoditi e blindati a Vienna o in poche collezioni internazionali, e viaggiano di rado. La sua opera su carta, meno nota al grande pubblico ma altrettanto rigorosa, resta invece l’unico varco reale rimasto aperto verso di lui. E forse c’è anche un effetto di trascinamento: una volta che alcune sedi hanno scommesso sul suo nome, per altre diventa più naturale seguirle, sapendo che il pubblico riconosce i tratti distintivi della pittura di Gustav Klimt: l’oro, la decorazione, i ritratti femminili.