20 Settembre 2026 22:00

Ciao, Kusama!

Yayoi Kusama, dal sito yayoi-kusama.jp

A 97 anni se ne va Yayoi Kusama, la regina dei pois: la notizia ufficiale della scomparsa arriva a quasi due settimane dalla morte, con un comunicato diffuso attraverso il sito dell’artista

Il mondo dell’arte perde una delle sue voci più iconiche e visionarie. Yayoi Kusama, l’artista giapponese nota in tutto il mondo per le sue ossessive opere a pois, le grandi zucche e le installazioni immersive, è morta all’età di 97 anni. La notizia è stata diffusa attraverso un comunicato sul suo sito ufficiale, che ha annunciato la scomparsa avvenuta il 14 agosto in un ospedale di Tokyo. La causa della morte non è stata resa nota.

È stato un immenso privilegio nella mia vita professionale aver rappresentato il lavoro della straordinaria Yayoi Kusama negli ultimi 15 anni. L’ultima volta che Kusama aveva visitato New York, città dove aveva vissuto molto tempo, era stata nel 2013. In quell’occasione aveva aperto la prima di molte esposizioni nelle nostre gallerie che avevano registrato file di ore per sperimentare la sua arte. Il suo messaggio di amore e pace ora resta con milioni di persone nel mondo, perché Kusama è senza dubbio l’artista più famosa del mondo. Mi mancherà terribilmente“, ha commentato su Instagram il gallerista David Zwirner.

Nata nel 1929 in una famiglia di commercianti, Kusama iniziò a disegnare e dipingere da bambina, ispirata dalle allucinazioni di luci e punti che la perseguitavano fin dall’infanzia. A 27 anni, frustrata dalla società giapponese, si trasferì a New York dove divenne una figura di spicco dell’avanguardia. I suoi dipinti, le sue performance e le sue installazioni la resero una delle artiste più influenti del XX secolo, tanto da essere considerata un’anticipatrice di movimenti come la Pop Art e il Minimalismo, influenzando anche Andy Warhol.

Nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti. L’anno successivo, a New York, iniziò a esporre opere innovative in rapida successione: le celebri net paintings, sculture morbide, installazioni con specchi e luci. Fu in quel periodo che formulò la filosofia dell’arte come “auto-annientamento” (self-obliteration), basata sulla ripetizione ossessiva di motivi semplici. La sua pratica si espanse fino a includere performance di body painting, sfilate di moda, happening contro la guerra, film e newsletter, che la resero una delle artiste d’avanguardia più influenti del suo tempo.

Yayoi Kusama, dal sito yayoi-kusama.jp

Tornata in Giappone nel 1973, riprese a scrivere narrativa e poesia, e creò sculture all’aperto, installazioni di grande formato e la celebre serie delle Infinity Mirror Room. Nel 2009 iniziò il ciclo My Eternal Soul, proseguito fino al 2021, che conta circa 900 dipinti. Nel 2021 diede vita a una nuova serie, Every Day I Pray for Love.

L’artista, che parlava apertamente delle sue lotte con la salute mentale, dal suo ritorno a in Giappone si internò volontariamente in un ospedale psichiatrico, dove visse per decenni. Ogni mattina veniva accompagnata in auto al suo studio vicino, dove continuava a dipingere instancabilmente. “Ho allucinazioni ancora oggi. Pallini volano dappertutto – sul mio vestito, sul pavimento, sulle cose che porto, per tutta la casa, sul soffitto. E li dipingo“, dichiarò nel 2017, lo stesso anno in cui ha aperto, sempre a Tokyo, il Yayoi Kusama Museum, dedicato alla sua opera.

Yayoi Kusama

I riconoscimenti di una carriera leggendaria

Il suo percorso è stato costellato di premi e onorificenze internazionali. Nel 1968 vinse il premio al Fourth International Experimental Film Competition in Belgio, il secondo premio all’Ann Arbor Film Festival e un premio al Second Maryland Film Festival per il film Kusama’s Self-Obliteration (1967). Nel 1983 ricevette il Tenth Literary Award for New Writers per il romanzo Hustlers Grotto of Christopher Street.

Nel 1996 fu scelta come migliore mostra dell’anno dalla sezione americana dell’International Association of Art Critics. Nel 2000 ricevette il Minister of Education’s Art Encouragement Prize e una Commendation by the Minister for Foreign Affairs. Nel 2001 vinse il 71° Asahi Prize. Nel 2002 fu insignita della Medal with Dark Blue Ribbon per la sua attività filantropica.

Yayoi Kusama, dal sito yayoi-kusama.jp

Nel 2003 ricevette l’Ordre des Arts et des Lettres dalla Francia e il Nagano Governor’s Prize. Nel 2006 ottenne l’Art Lifetime Achievement Award, l’Ordine del Sol Levante con Raggi d’Oro e il Praemium Imperiale per la pittura. Nel 2009 fu nominata Persona di Merito Culturale, nel 2016 ricevette l’Ordine della Cultura, il più alto riconoscimento giapponese per le arti e dal 2023, in Brasile, Kusama ha una presenza permanente con una galleria dedicata all’Inhotim, a Brumadinho (Minas Gerais), dove è esposta l’installazione I’m Here, But Nothing.

Il comunicato ufficiale la ricorda come un’artista che “ha costruito una carriera acclamata a livello internazionale come pioniera dell’avanguardia, la cui pratica creativa ha abbracciato arti visive, performance, narrativa e poesia“, continuando a dipingere fino ai suoi ultimi giorni.

Con la sua scomparsa, il mondo perde un’icona che ha trasformato le sue allucinazioni in un universo di bellezza e popolarità, ma i suoi punti, le sue zucche, le sue stanze di specchi continueranno a moltiplicarsi, come lei aveva sempre desiderato, per sempre.

Kusama per Louis Vuitton, 2023