20 Settembre 2026 21:47

Trasloco ad arte: a Torino, Simóndi si sposta a Palazzo Scaglia di Verrua

Galleria Simóndi – ph Lorenzo Gastaldi

Dalla storica sede di via della Rocca, a Palazzo Scaglia di Verrua, civico 4 di via Stampatori: è il nuovo indirizzo della Galleria Simóndi, che aprirà il prossimo 17 settembre con la collettiva “Inspira. Trattieni. Espira. Capitolo 1”.

Una mostra, ma anche una festa, per abitare il nuovo spazio per riconoscerne il valore del tempo. In scena, gli artisti rappresentati dalla galleria e non solo: Botto&Bruno, Paola de Pietri, Laura Pugno, Flaminia Veronesi, Fatma Bucak, Emily Jacir, Victoria Stoian, tra gli altri. Abbiamo chiesto a Francesca Simóndi di raccontarci i simbolici (e anche pratici) “perché” che stanno dietro a questo cambiamento.

La galleria di via della Rocca, certamente, è lontana dal dirsi uno spazio “non adatto”: qual é allora la motivazione che sta dietro la scelta di questo trasloco?

Da tempo desideravo trovare uno spazio che potesse accogliere e custodire l’identità e la visione che sto dando alla galleria. Palazzo Scaglia di Verrua rappresenta una delle poche tracce ancora visibili dell’architettura rinascimentale torinese, testimonianza di una memoria urbana stratificata che il tempo, le ricostruzioni e le trasformazioni della città hanno in parte cancellato. Non si tratta soltanto di un edificio storico, ma di un luogo che invita a riflettere sul rapporto tra passato e presente, sulla capacità della memoria di continuare a generare significati e visioni. Un tema che attraversa da sempre il lavoro della galleria e quello delle artiste e degli artisti con cui collaboro, impegnati a interrogare la storia, a recuperare memorie individuali e collettive e a leggerle attraverso le complessità del presente.

Francesca Simóndi

Molte gallerie dedicate al contemporaneo hanno scelto, negli ultimi anni, dimore storiche per la propria attività: credi nelle possibilità di creare ponti temporali e arricchire la percezione dell’arte, in entrambe le parti?

Ciò che rende questi luoghi preziosi non è soltanto la loro antichità, ma il sistema di valori di cui sono espressione. Per secoli l’architettura, l’artigianato e il lavoro umano furono concepiti come parte di una ricerca di armonia tra individuo, comunità e natura. Al di là delle inevitabili contraddizioni storiche, quella visione riconosceva nella bellezza, nella responsabilità, nella continuità e nella cura del bene comune principi capaci di dare forma alla vita collettiva. Tornare oggi a interrogare queste eredità significa chiedersi quali valori desideriamo trasmettere e quale idea di civiltà vogliamo continuare a costruire attraverso la cultura e l’arte. Uno spazio dove immaginare il futuro.

Per Simóndi, già che parliamo di futuro, si apre certamente una nuova fase: che cosa ti ha colpito di Palazzo Scaglia di Verrua e quali sono la caratteristiche che stai cercando di portare alla galleria?

Palazzo Scaglia di Verrua rappresenta un’evoluzione naturale, un capitolo che nasce dall’esperienza maturata in questi anni e che offre la possibilità di sviluppare con maggiore consapevolezza l’offerta culturale della galleria. Anche le caratteristiche del luogo contribuiscono a questa prospettiva: la presenza del giardino e l’atmosfera raccolta del palazzo permettono di immaginare una fruizione più lenta e attenta delle mostre, offrendo ai visitatori non soltanto uno spazio espositivo, ma un contesto in cui sostare, osservare e dedicare tempo all’incontro con le opere. Mi piace pensare che visitare una mostra possa diventare anche un momento da concedersi, un’occasione di pausa e di attenzione in una quotidianità spesso segnata dalla velocità e dalla continua sollecitazione degli stimoli. Il dialogo tra arte, architettura e natura crea infatti le condizioni per un’esperienza più immersiva e consapevole, capace di favorire benessere, riflessione e una relazione più profonda con ciò che ci circonda. Mi interessa che la galleria possa diventare uno spazio di attenzione, ascolto e relazione, valorizzando innanzitutto il rapporto con il collezionismo, ma capace anche di coinvolgere pubblici diversi, rendendo l’incontro con l’arte profondo, significativo e partecipato.

Galleria Simóndi – ph Lorenzo Gastaldi

Se dovessi raccontare cosa immagini per il domani della galleria, quali “intenzioni” metti al primo posto?

Sto avviando nuove collaborazioni e, come è naturale per una galleria di ricerca, continuerò a dedicare grande attenzione alla scoperta e al sostegno di nuove voci. Allo stesso tempo, il rapporto costruito con gli artisti che rappresento e il dialogo con figure già consolidate rimangono centrali. Mi interessa infatti costruire una programmazione capace di mettere in relazione generazioni, percorsi e geografie differenti, creando occasioni di confronto tra artisti emergenti e artisti già riconosciuti. Accanto alla ricerca sul contesto italiano, desidero inoltre rafforzare la dimensione internazionale della galleria, avviando collaborazioni con artisti stranieri che non hanno ancora una significativa presenza in Italia. Credo che oggi sia particolarmente importante favorire scambi e contaminazioni che possano arricchire il dibattito artistico locale e offrire nuove prospettive al pubblico. Sul piano curatoriale, vorrei approfondire una riflessione attorno a tre elementi che considero particolarmente significativi: il suono, la terra e la luce. Tre dimensioni che richiamano l’importanza dell’ascolto, della vista e del tatto in una società sempre più dominata da un consumo rapido e incessante di immagini, spesso destinate a dissolversi senza lasciare tracce durature nella memoria. Suono, luce e materia — e in particolare la ceramica — occupano oggi un ruolo sempre più rilevante nelle pratiche artistiche contemporanee. Non credo sia una coincidenza: sono linguaggi che sollecitano una relazione più lenta, sensibile e corporea con il mondo, invitandoci a recuperare forme di attenzione e presenza spesso trascurate.

Molto spesso abbiamo raccolto testimonianze di galleristi che affermano la quasi “inutilità” della galleria come spazio fisico, mentre la partecipazione alle fiere resta fondamentale. Tu stai andando, forse, controcorrente…

La partecipazione alle fiere continuerà a essere uno strumento importante per dare visibilità a questo percorso. Artissima rappresenta naturalmente un interlocutore privilegiato, ma l’obiettivo è consolidare la presenza della galleria anche in altri contesti, sia in Italia sia all’estero, selezionando le piattaforme più coerenti con la ricerca degli artisti e con l’identità che la galleria sta sviluppando.

Galleria Simóndi – ph Lorenzo Gastaldi

La linea di Simóndi è focalizzata nella scelta di sostenere artisti – passami il termine forse un po’ desueto – “impegnati”: pensi che l’arte possa ancora mantenere uno sguardo critico e vigile sul presente?

Stiamo attraversando una fase particolarmente complessa sul piano economico, politico e sociale, una condizione che ha inevitabilmente influenzato il mio modo di osservare il presente e di interrogarmi sul ruolo che l’arte e le istituzioni culturali possono ancora svolgere nella società. Sono questioni che mi accompagnano da sempre, ma che oggi percepisco con un’urgenza crescente. Di fronte ai conflitti che attraversano il mondo, alle crisi ambientali e alle profonde trasformazioni culturali in atto, sento la necessità di lavorare con artisti che non si limitano a registrare il presente, ma che sappiano leggerlo criticamente, mettendone in luce le contraddizioni, le fragilità e le possibilità di cambiamento. La memoria storica, il dialogo tra culture e il rapporto con il paesaggio e con l’ambiente non sono temi separati, ma aspetti profondamente intrecciati che riguardano il modo in cui scegliamo di abitare il mondo e di relazionarci agli altri. In questo senso, credo che l’arte possa ancora rappresentare uno spazio privilegiato di riflessione e confronto, capace di generare consapevolezza, alimentare il pensiero critico e contribuire a mantenere vivi valori di responsabilità, apertura e partecipazione che considero fondamentali.