17 Ottobre 2026 12:28

Una Angkor Wat nel deserto egiziano. Polemiche per i restauri del Palazzo del Barone Empain

Lo scalone del Palazzo del Barone Empain, al Cairo
Lo scalone del Palazzo del Barone Empain, al Cairo

Il bizzarro palazzo costruito in aperto deserto tra 1906 ed il 1911 a Eliopolis, nella parte orientale della capitale egiziana Il Cairo, combina architettura persiana, islamica e neo-classica

“Chi è il principiante che sta dietro al restauro dei palazzi d’Egitto? La nostra eredità viene distrutta in modo sistematico“, “Avete letteralmente demolito i nostri monumenti“. È questo il tenore di alcuni dei commenti – affidati al gruppo Facebook chiamato “storici egiziani” – che accompagnano il restauro del Palazzo del Barone Empain, il bizzarro e affascinante edificio costruito in aperto deserto tra 1906 ed il 1911 a Eliopolis, nella parte orientale della capitale egiziana Il Cairo. A promuoverne la realizzazione fu Édouard Louis Joseph Empain, ricco ingegnere ed imprenditore belga, nonché un appassionato egittologo, giunto in Egitto nel 1904 per gestire un progetto riguardante la costruzione di una linea ferroviaria.

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Il palazzo, rimasto per lungo tempo abbandonato, è ora oggetto di costosi lavori di restauro iniziati nel 2017 e finanziati in parte dal Belgio, la cui conduzione ha scatenato i commenti di cui sopra. Progettato dall’architetto francese Alexandre Marcel e decorato dall’architetto belga Georges-Louis Claude, l’edificio si presenta come un mix di architettura persiana, islamica e neo-classica, molto ispirato ai templi cambogiani di Angkor Wat, con un portale in stile indiano, una complessa scalinata a chiocciola, ascensori, stanze segrete. Il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha difeso il restauro: “Stiamo ridando vita a questo monumento abbandonato, i colori sono corretti e si basano su fonti storiche”.