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Bombshell, il film sullo scandalo sessuale che ha travolto Fox News

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Bombshell, il film sullo scandalo epocale che ha travolto Fox News. Dal 17 aprile su Prime Video, con Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie

Forte di tre nomination Oscar®, Bombshell era atteso nei cinema italiani per il 29 marzo, ma causa pandemia l’uscita è stata annullata e ora è disponibile su Amazon Prime Video. Basato su fatti realmente accaduti, il film racconta la storia delle donne che hanno abbattuto l’uomo a capo dell’impero media più potente e controverso della storia, Fox News.

Tutto inizia nel 2016 (in realtà molto prima) quando Megyn Kelly, giornalista e volto di punta di Fox News, durante la corsa per la presidenza degli Stati Uniti affronta con domande scomode Trump – allora “solo” candidato – per la sua retorica sessista nei confronti delle donne. Già questo fa scalpore, il canale – di proprietà di Rupert Murdoch (caro amico di Trump) – è da sempre al centro del mirino per il suo orientamento conservatore (di destra, insomma. Pro Trump, in pratica). È costretta a cambiare rotta. La strada per Trump è aperta.
Nel mentre… un’altra presentatrice del network alza la testa contro Roger Ailes, CEO di Fox News, l’Harvey Weinstein della situazione. Gretchen Carlson, ex Miss America e per 11 anni (dal 2005 al 2016) uno dei volti più noti del canale vien licenziata. Lei voleva trasmettere messaggi sull’empowerment femminile (andando in onda senza trucco, per esempio), il CEO sempre più insofferente verso questo tipo di messaggi la caccia. Lei lo denuncia.

Gretchen Carlson è la prima a scoperchiare la pentola, ma senza le testimonianze di altre donne (di altre vittime) a suo supporto sarà tutto inutile. Megyn parlerà? Le giovani leve costrette a fare via vai dall’ufficio sancta sanctorum di Ailes affronteranno con nuova coscienza ciò che sta accadendo loro?

Il film di Jay Roach racconta questa saga – un antefatto fondamentale per il movimento #MeToo – seguendo tre punti di vista: quello di Megyn Kelly (Charlize Theron), quello di Gretchen Carlson (Nicole Kidman), la prima a denunciare, e quello di Kayla Pospisil (Margot Robbie), un personaggio fittizio creato per dar voce alle storie delle vittime più giovani del sistema sessista su cui si reggeva l’impero di Ailes.

Ecco il problema delle molestie sessuali sul lavoro: ti condanna a farti domande. Continui a chiederti: cosa ho fatto? Cosa ho detto? Cosa indossavo? Cosa non ho capito? Pensano che sia debole? Diranno che cerco denaro? Diranno che sono in cerca di attenzioni? Ne rimarrò segnata per il resto della mia via?

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Dall’inizio della loro carriera, Kelly e Carlson hanno sopportato occhiate, imposizioni sul vestiario (niente pantaloni, fammi vedere le gambe, scrivanie trasparenti, tacchi alti, tirati su la gonna, fai la brava…) e richieste di prestazioni sessuali più o meno esplicite, ma l’impossibilità di parlare è implicita nell’etica della compagnia, assieme all’incessante enfasi sull’infotainment con presentatrici che sembrano modelle. Lavorare a Fox News, come notorio, equivale a un patto col diavolo. Nel film anche Kate McKinnon (sempre più brava) che interpreta una redattrice lesbica e sostenitrice di Hillary Clinton, ovviamente in segreto: nel mondo di Fox News può sopravvivere solo negando la sua identità.

Bombshell dice molto sui meccanismi che portano avanti la cospirazione del silenzio di cui si è circondato Ailes per decenni: queste tre donne interagiscono a malapena, non sono alleate, a stento si conoscono. Ognuna di loro ha una relazione diversa con il loro pigmalione/aguzzino. Nessuna di loro osa dire nulla. Lealtà è la parola che sigilla il ricatto sottaciuto.

Alla sceneggiatura Charles Randolph (premio Oscar per La Grande Scommessa), alla regia Jay Roach (La vera storia di Dalton Trumbo, ma anche Austin Powers e Ti Presento i miei): con questa formula Bombshell si rivela un film scritto con mestiere, ma diretto con poche idee, dove il cast fa un ottimo lavoro. La storia non è mai realmente a fuoco, sembra voler mettere in scena una complessità più grande di quella che riesce a gestire. Azzecca un paio di battute, mette sul piatto un paio di questioni interessanti, ma resta sempre in superficie rispetto contraddizioni che stanno alla base di questa storia. La difficoltà sta tutta nel dover fare un film femminista (non sarebbe possibile altrimenti) con protagoniste che non lo sono (e non voglio esserlo).

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