19 Settembre 2026 14:28

Addio a John Sailer, il visionario gallerista che portò l’arte austriaca nel mondo

John Sailer. Credits: Sepp Dreissinger, Vienna
Tutto ebbe inizio nel 1974, quando Sailer, insieme alla sua collaboratrice Gabriele Wimmer, aprì la galleria in un garage nel cuore di Goethegasse, all’interno dell’edificio dei Federal Theaters. Tre anni dopo, la Galerie Ulysses trovò la sua casa definitiva in Opernring 21, diventando rapidamente un punto di riferimento per l’arte d’avanguardia in Austria e oltre.

Nel corso di cinque decenni, la galleria ha ospitato mostre di artisti iconici come Hans Hollein, Maria Lassnig, Walter Pichler, Arnulf Rainer e Fritz Wotruba, affiancati da giganti americani come Jackson Pollock, Helen Frankenthaler, Roy Lichtenstein, Andy Warhol e molti altri. Ma Sailer non si è limitato a esporre: ha costruito ponti, organizzato mostre internazionali, pubblicato cataloghi, e, soprattutto, ha fatto conoscere il talento austriaco negli Stati Uniti. Indimenticabile, ad esempio, il successo riscosso da Lassnig a New York: a 70 anni, la pittrice conquistò il mercato americano, grazie proprio all’intuito e alla tenacia di Sailer.

Nato a Vienna nel 1937, Sailer visse sin dall’infanzia gli sconvolgimenti della storia. Aveva appena tre mesi quando le truppe naziste invasero l’Austria. Suo padre, giornalista politico, era un acceso oppositore dei regimi autoritari di Schuschnigg e Dollfuss; sua madre, avvocatessa ebrea impegnata nel sociale. Dopo l’Anschluss, la famiglia fu costretta alla fuga: Parigi, Montauban, Marsiglia. Fu qui che, grazie all’azione dell’Emergency Rescue Committee – sostenuta da figure leggendarie come Varian Fry, Thomas Mann e Alfred H. Barr Jr – ottennero i visti per l’America, imbarcandosi a Lisbona sul piroscafo Nea Hellas verso New York.

Negli Stati Uniti, il giovane John crebbe circondato da artisti, scrittori e intellettuali in esilio. Trascorse le estati in Maine, ospite della famiglia Weisz, che divenne per lui una seconda famiglia. Quel legame rimase indelebile: anni dopo, Sailer ricevette in dono una pittoresca casa a Mount Desert Island, che divenne il suo rifugio estivo per decenni.

Nel 1947 la famiglia fece ritorno a Vienna. Sailer intraprese studi giuridici, scrisse per Die Presse e iniziò una precoce carriera da collezionista. Fu tra i primi a valorizzare i mobili in legno curvato di Michael Thonet, oggi considerati pezzi iconici del design viennese. La sua collezione fu esposta in prestigiosi musei europei e ad Harvard.

Negli anni Sessanta si avvicinò sempre più alla politica culturale: frequentò il Salzburg Global American Studies Program, ne divenne consigliere e infine presidente del consiglio consultivo. Ma fu negli anni Settanta, con la nascita della Galerie Ulysses, che John trovò la sua vera vocazione: far dialogare la cultura austriaca con il mondo.

Collaborò con musei di primo piano, come il MoMA e il Belvedere, partecipò alla ristrutturazione di istituzioni museali, e fu commissario per la mostra Vienna 1900 a New York. Tra le sue innumerevoli iniziative culturali, spicca la fondazione della Austrian Frederick Kiesler Foundation, da cui nacque anche il prestigioso Kiesler Prize for Architecture and the Arts, assegnato a nomi come Frank Gehry, Toyo Ito, Olafur Eliasson e Theaster Gates.

Fino agli ultimi anni, Sailer non smise mai di progettare, scrivere, curare mostre e sostenere giovani artisti. Fu presidente del consiglio universitario della University of Applied Arts Vienna, ideò programmi architettonici per il Museum of the 20th Century (poi Mumok) e nel 2003 curò la mostra KUNST, KUNST, KUNST, a cui dedicò anche un catalogo.

Dotato di una raffinata intelligenza, elegante nei modi e con un inglese impeccabile (ereditato dai suoi anni alla scuola Rudolf Steiner di New York), Sailer era conosciuto per la sua ironia, le sue battute taglienti e una cultura sconfinata. Amava l’arte, ma soprattutto amava farla vivere, raccontarla, farla dialogare con il mondo.

Con lui, se ne va un pezzo importante della Vienna culturale del dopoguerra, ma resta l’eredità di una vita vissuta all’insegna della bellezza, della libertà e del coraggio intellettuale.