
A Dorgali l’argilla incontra il fuoco, i colori a freddo toccano e forgiano la produzione materiale e l’artigianato artistico trova una sua strada. Nasce così un cosmo di figure umane e animali, di oggetti vecchi e insieme nuovi, che con l’opera di Paolo Loddo trovano spazio nel mondo.
Al MIDAM va in scena la creatività della ceramica con “Paolo Loddo. Storia di una bottega. Dove l’argilla diventa sogno”, esposizione a cura di Sergio Flore: un viaggio nella ricerca artigianale, che si fa emblema di un popolo e florida industria, visibile fino al 18 gennaio nello spazio di via Lamarmora 150.
Un insieme di animali, come in una splendida foresta, popolano la terra e la ceramica di Paolo Loddo: grandi mammiferi ungulati, cervi, daini, capre, cinghiali e cavalli si stagliano sulle superfici di piatti, vasi e conquistano la tridimensionalità nelle piccole sculture. Un gruppo di individui e storie umane si mostrano nelle narrazioni colorate degli oggetti popolari e contemporaneamente finissimi dell’artigiano sardo. Un complesso di attimi e racconti che con il fuoco sono cotti sulla argilla e diventano terracotta istoriata contrassegnata dalla personalissima filettatura bianca dell’autore.
Una mostra di ricerca, che indaga il lavoro di una vita, su cui il curatore Sergio Flore pone «senza timore di essere smentito la parola preziosa di “Produzione culturale”, perché a oltre quarant’anni dalla sua scomparsa Paolo Loddo continua a far parlare di sé».

Un’opera che è legata a un ambiente culturale fertile di creatività e impegno artistico, come sottolinea il curatore: «la vicenda di Paolo Loddo è straordinaria, da servo pastore di Orani ad un artigiano aggiornato e modernissimo che sa dialogare con intellettuali, designer e artisti internazionali. Da Costantino Nivola a Eugenio Tavolara, il dialogo con Remo Branca, le profonde sperimentazioni con Aldo Contini e Mauro Manca, e poi reinterpretare Salvatore Fancello e l’attenzione alle produzioni nazionali come la Lenci ed gli epigoni di quella stagione. Questo in decenni di pura sperimentazione tra materiali, tecniche e colorazioni diverse, come l’uso dei pastelli a cera applicati sulle superfici ceramiche».
Un percorso che passa attraverso quella che è la vera e propria “invenzione” della ceramica artistica contemporanea in Sardegna, con Francesco Ciusa, e che, tra Barbagia di Nuoro, Baronia e l’Ogliastra, attraverso Cipriano Piras, Simeone Lai e Loddo stesso, prospera e diviene la Scuola Ceramica di Dorgali.

A questa epopea rimanda l’installazione al centro dell’esposizione: una tavola apparecchiata, mensa figurativa. «Il tavolo imbandito ha valore simbolico. Paolo Loddo insieme a Francesco Ciusa, a Ciriaco Piras e ad altri, si resero protagonisti di quella rivoluzione epocale che spogliò le stoviglie tradizionali di ogni funzionalità: i piatti dalla tavola passarono alle pareti divenendo complementi d’arredo, oggetti d’arte e artigianato per rispondere solo ad un godimento estetico. Nell’allestimento si è deciso di imbandire una tavola conferendole un forte valore simbolico, omaggio al lavoro artigiano: quei piatti se pur spogliati della loro funzionalità continuarono a “sfamare” le famiglie degli artigiani per generazioni, attraverso il miracolo quotidiano di trasformare, con il duro lavoro, la terra in pane».
Una storia condivisa, collettiva, che prende corpo nelle forme create dalle mani dell’artigiano – sempre posto a confronto con l’evoluzione e il gusto del suo tempo – e che vede l’opera di tante altre maestranze come apprendisti, ricordando e recando «omaggio alle tante figure femminili che hanno sempre animato le botteghe della comunità: decoratrici e spesso anonime illustratrici che seppero rendere celebri le produzioni ceramiche di Dorgali nel mondo. Tra queste figure femminili si distinse la moglie di Paolo Loddo, Maria Boeddu».

Con la mostra “Storia di una bottega. Dove l’argilla diventa sogno” – fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Dorgali, con il prezioso contributo dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Sardegna, con il patrocinio dell’ISRE e il supporto del Comune di Orani e dei tanti collezionisti coinvolti – l’intera isola si riappropria di uno dei maggiori interpreti della Scuola Ceramica di Dorgali.
L’opera di Paolo Loddo è quella di un autore capace di compiere la conversione del manufatto comune a oggetto di alto artigianato fino a creazione artistica, protagonista affermato dell’artigianato sardo, portatore di un linguaggio diventato immagine di un popolo e attività vitale.










