
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo nono appuntamento ci risponde lo storico e critico d’arte Alberto Dambruoso
Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?
Ci risponde lo storico e critico d’arte Alberto Dambruoso.
Nella mia pluriventennale carriera all’interno del mondo dell’arte vi sono stati almeno quattro momenti chiave che possono essere indicati come dei punti di svolta: l’incontro nel 2001 con Renato Mambor e con Cesare Tacchi, due grandi protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo che mi chiesero di scrivere su di loro per due mostre personali; la mostra organizzata proprio sulla Scuola di Piazza del Popolo nel 2004 all’interno del cortile che ospitava gli studi degli artisti degli anni ’50 e ’60 a via Margutta 54; l’incarico ricevuto da Calvesi per la compilazione del catalogo generale di Boccioni nel 2008; l’ideazione degli incontri de I Martedì Critici nel 2010.
Tra questi scelgo però di raccontare la mostra tenutasi nel 2004 presso la Galleria La Nuvola all’interno degli studi degli artisti di via Margutta 54, perché credo sia stata il trampolino di lancio più importante per la mia carriera. Tra il 2000 e il 2003 curai una mostra sulla cosiddetta Pop romana e due mostre di Mambor e Tacchi, e proprio per questo motivo il gallerista della Galleria La Nuvola Fabio Falsaperla mi chiese se volevo collaborare con la sua galleria, specializzata proprio sugli anni ’60.
Nel 2003 lavorai un anno in galleria, curando però solo una piccola ma significativa mostra sui progetti delle “Tappezzerie” di Tacchi degli anni ’60. Ma a 30 anni scalpitavo e mi sembrava che il mio tempo fosse un po’ sprecato all’interno di una piccola galleria che non aveva una programmazione definita. Ma eccoti l’inaspettato. Avvenne che, per problemi di staticità all’edificio che ospitava anche la galleria, Falsaperla fu costretto dalla proprietà a lasciare la “bottega” con affaccio diretto sulla strada e accettare l’offerta di trasferirsi all’interno del cortile in un ex studio d’artista degli anni ’50. Per sopperire al problema della poca visibilità, si doveva per forza organizzare una mostra per far sapere alle persone che la galleria non era sparita ma si era semplicemente spostata.
Fu in quel momento che mi dissi: “questa dev’essere l’occasione per mettermi in mostra”.
Dovevo organizzare una grande esposizione da svilupparsi tra gli studi degli artisti e il cortile. Pensai a una mostra in cui oltre alle opere di tredici protagonisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo fosse presente anche il cinema d’artista degli anni ’60, dalla trilogia di Schifano ai video d’arte di Mambor e della Fioroni e una selezione di interviste che realizzai negli studi di Mambor, Lombardo e Tacchi. Daniela Ferraria della storica galleria Arco D’Alibert passò qualche settimana prima della mostra in galleria, e io e il gallerista le raccontammo della mostra che stavamo preparando. Fu lei a dirmi: “ma perché non vai da Calvesi e gli chiedi se ti scrive una presentazione per il catalogo?”. Colsi l’invito proposto da Daniela Ferraria, che in quegli anni (2002 – 2005) aveva trasferito la sua galleria in uno spazio al piano terra della casa di Calvesi.
Arrivato alla galleria, trovai un Calvesi disponibilissimo e sorridente nei confronti di un giovane dalle buone speranze. Scrisse una bellissima presentazione e poi venne la sera dell’inaugurazione. Qualche mese dopo, ricevetti una telefonata da parte di Calvesi che mi chiedeva se volessi curare insieme a lui il Premio Vasto nel 2005 con una mostra su tutto il gruppo della Scuola di Piazza del Popolo. Divenni nel volgere di poco tempo una persona di casa, e nel 2008 Calvesi mi assegnò una prestigiosa borsa di studio attraverso il Premio Balzan che aveva vinto in quell’anno e che prevedeva una ricerca su Umberto Boccioni finalizzata alla compilazione del nuovo catalogo generale sull’artista. Ma questa è un’altra svolta della mia carriera e magari ne parlerò in un’altra occasione.
Leggi “La svolta” su ArtsLife:
1 – Massimo Minini
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7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich









