18 Settembre 2026 21:39

Tiziano e il Paesaggio. La mostra a Pieve di Cadore

La Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, di Tiziano
La Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, di Tiziano
La mostra dossier apre le celebrazioni tizianesche per i 450 anni dalla morte dell’artista a Pieve di Cadore

La mostra dossier Tiziano e il Paesaggio Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone apre le celebrazioni tizianesche per i 450 anni dalla morte dell’artista a Pieve di Cadore. Nella sede del Palazzo della magnifica Comunità. La proposta merita attenzione per il suo confronto inedito tra due opere fondamentali della produzione di Tiziano, create nella prima maturità dell’artista. Sono due lavori che ad una prima lettura sembrano non avere niente in comune. Sia dal punto di vista tecnico sia per la loro funzione: destinazione pubblica per la pala.

Fruizione più limitata – magari privata – per la xilografia. In realtà ci sono diversi fattori che li accomunano e l’iniziativa curatoriale intende dimostrarlo. Ad esempio: pur avendo la prima un’impostazione verticale, orizzontale la seconda, entrambi registrano la presenza significativa del mare e i profili di città. E la veduta paesaggistica è rilevante nelle due opere per interpretare al meglio il sottotesto delle immagini.

La Pala Gozzi

Iniziando dalla Pala Gozzi, la sua importanza deriva dalla presenza di una delle prime vedute pittoriche moderne dell’area marciana di Venezia, raffigurata nel momento in cui il cielo assume calde tonalità arancioni. Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, i due curatori della mostra, nell’intervento in catalogo sottolineano la necessità di soffermarsi su questo aspetto, più legato all’iconologia, che prelude alla lettura politica dell’opera. Tiziano consegna la pala nel 1520 quando cadono le misure restrittive imposte dieci anni prima dal papa Giulio II nell’ambito della Lega di Cambrai. Si ripristina, di fatto, l’egemonia della Serenissima nell’area adriatica.

 

La Pala Gozzi, di Tiziano
La Pala Gozzi, di Tiziano

Vicenda comunicata mediante il triangolo figurale Ancona/Venezia/Ragusa, individuato da Augusto Gentili recentemente scomparso, e che passa anche dal tempo suggerito nella veduta di Venezia di cui si dirà fra poco. In una chiave di lettura metaforica e geopolitica del dipinto di Tiziano, con Gozzi e san Biagio sulla destra a richiamano Ragusa (oggi Dubrovnik), san Franceso sulla sinistra che configura Ancona, il vertice dell’ipotetico triangolo è incarnato dall’immagine della Madonna in gloria che rimanda a Venezia e al suo buon governo.

Il tempo

E torniamo alla questione del tempo. L’interpretazione corrente tende a collocare la scena al tramonto, come deducibile dai colori dello sfondo paesistico. In realtà le cromie che Tiziano utilizza nella Pala virano più vero il giallo-arancione che non al rosso-viola, come nei tramonti. I curatori ne deducono che potrebbero suggerire un tempo diverso. Quello del crepuscolo mattutino. Se da un punto di vista formale la questione potrebbe essere non rilevante, da quella del significato non lo è. Ambientando la scena all’alba, fase che si contraddistingue per una luce più gialla, Tiziano connota il dipinto di un senso del tutto positivo. Di un nuovo inizio, di una rinascita/ripresa rispetto a quella, tendenzialmente più negativa, attribuita al tramonto.

Concludendo: optare per la luce dell’alba che illumina la veduta prospettica di Venezia, posta proprio sotto il ramo di fico, simbolo di nuova vita, e all’apparizione della Vergine, come già osservato identificata con Venezia, rappresenta una prospettiva favorevole per destino della Serenissima. A pochi anni dalla grande crisi della sua storia che, dopo la sconfitta di Cambrai, l’aveva vista correre pericoli sino ad allora sconosciuti.

La sommersione

La Pala Gozzi è accostata alla Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso di un anonimo incisore (da Tiziano) nella versione del Museo civico di Bassano. Considerata una xilografia molto spettacolare, realizzata nella sua prime versione nel 1515 circa, ha le stesse dimensioni di un dipinto. Come nella Pala Gozzi, sulla parte centrale della stampa prevale una veduta marina con all’orizzonte il profilo di una città che scaturisce dall’acqua. Città che potrebbe costituire il vertice di un triangolo irregolare i cui lati si completano nei gruppi figurali in basso: l’esercito del Faraone nella parte sinistra, quella negativa, sconfitti dalla Natura; Mosè e il suo popolo, gli eletti e i salvati, sono rappresentati a destra, la parte positiva.

Un taglio compositivo che accomuna ancora le due opere, messo in risalto dai curatori. Anche nella xilografia il mare ha una precisa connotazione. Ha un aspetto minaccioso, come preannunciato dalle nuvole a sinistra. Nuvole che avanzano mentre il mare ribolle, effetti che Tiziano rende mediante l’incisività del segno. La tempesta ormai incombe. Un presagio nefasto, oscuro, le prove si possono vedere nel campanile gotico e nelle forme foreste degli edifici, che minaccia tempi difficili, molto lontano dall’alba che investe Venezia nella Pala.

 

Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore
Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore

Anche in questo caso l’innesto paesaggistico non ha una valenza decorativa fine a se stessa ma veicola un significato pertinente. Significato di carattere storico-politico che riflette le minacce annunciate dagli eserciti francesi (1509) e imperiali (1513) che giunsero ad assediare Venezia scatenando il terrore anche nell’entroterra. Quindi confrontando le due opere in mostra si potrebbe sostenere che se ancora nel 1515 i veneziani ricordano molto bene il rischio corso, come testimoniato della struttura del paesaggio nella xilografia, nel 1520, psicologicamente e realmente possono guardare con maggiore fiducia a speranza al futuro.

Un’ultima annotazione: identificando i veneziani nel popolo ebraico che riesce a salvarsi dalla tracotanza dell’esercito egiziano/imperiale, non si può non attirare l’attenzione, fra le diverse componenti della scena convulsa, sull’immagine del cane vicino a Mosè, che dimostra il suo disprezzo defecando rivolto all’armata travolta dalle onde. Una irriverente frecciata umoristica che incrementa la conoscenza del genio tizianesco.