
Chiesa Madre, 1985-2005 Gibellina, Trapani
Ph. Andrea Repetto
Courtesy Fondazione Orestiadi
La città siciliana, insignita del titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, inaugura la sua programmazione con interventi sul territorio che invitano a riflettere sul valore dell’arte come catalizzatore sociale. E porta a chiedersi perché, ancora, in Sicilia non esista una manifestazione d’arte contemporanea di caratura internazionale
È trascorso un mese dall’inaugurazione di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. E in questo lasso di tempo la stampa di settore – e non solo – ha raccontato la visione, i progetti, le persone che compongono il mosaico di una manifestazione che è anche la prima edizione di un nuovo format, quello di “Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea”, appunto.
Sperimentazione è dunque la parola chiave che guida il 2026 di Gibellina. Ed è molto chiaro a partire dal motto che dà il titolo al suo programma, Portami il futuro. Cosa c’è di più sperimentale del futuro? Esso coniuga concetti astratti ed empirici allo stesso tempo, è ricerca sul campo, capacità immaginativa, lungimiranza e rischio. Ma soprattutto, il futuro implica consapevolezza delle proprie radici.
Gibellina ha radici fragili e solide. È stata ricostruita – anzi, ri-creata – ex novo dopo il terremoto che nel 1968 colpì la Valle del Belice, e a ri-crearla furono gli artisti, gli intellettuali, gli architetti che sotto la visione di Ludovico Corrao (allora sindaco di Gibellina) seppero dare vita a un’utopia concreta. Perché le città non si costruiscono solo con il cemento. Ma anche con le idee. E questo non sarebbe stato possibile se non si fosse aspirato al futuro.

Gibellina, Trapani
SIAE 2025
Gibellina. Futuristica, fantasmatica, all’avanguardia
Gibellina contemporanea lo è sempre stata. Anzi, è futuristica e anche fantasmatica. Nell’atmosfera, nel senso di attesa che si respira attraversando le sue strade, nelle architetture ardite e incomplete, storicizzate e allo stesso tempo pionieristiche. Gibellina ha DNA siciliano con vocazione internazionale. In poche parole è all’avanguardia.
Gibellina è un modello culturale. Perché dimostra e ha dimostrato che bellezza (che si estrinseca per mezzo dell’arte), senso civico e impegno sociale sono le condizioni imprescindibili per fare politica. Queste, non a caso, sono le basi su cui poggia il programma di Portami il futuro che, non a caso, vede alla direzione artistica un artista – gioco di parole necessario –, Andrea Cusumano.

Sistema delle Piazze, 1990 Gibellina, Trapani
Gibellina. Un modello culturale e politico
La programmazione di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea può essere dunque analizzata da un punto di vista politico. Con la libertà di tralasciare tutto ciò che di solito caratterizza il concetto di politica comunemente intesa: retorica, protagonismo, propaganda.
Se la parola “politica” è strettamente connessa all’etimologia del termine “pòlis” (in greco antico πόλις), allora è dalla città, ovvero dal territorio, che bisogna partire per leggere Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. La città intesa come laboratorio di idee, civiche e artistiche, come spazio per esplorare il senso di comunità. È un’occasione più unica che rara: Gibellina può sperimentare su se stessa per leggersi attraverso codici semantici ed estetici nuovi.
Non è un caso che tra i progetti che hanno inaugurato il programma di Portami il futuro, i più interessanti in tal senso siano quelli radicati sul territorio. Penetrano i luoghi, senza contaminarli; li trasformano in esperienza estetica con la complicità del pubblico. Quello che si innesca è un ménage à trois: spazio-opera-fruitore. Potremmo quasi definirle “performance urbanistiche”.

Gibellina. I progetti sul territorio
È ciò che accade con Dal mare. Dialoghi con la città frontale, mostra curata da Andrea Cusumano che vede riunite, all’interno del monumentale e incompiuto Teatro di Pietro Consagra – i cui lavori di completamento sono previsti nei prossimi mesi, su progetto di Mario Cucinella – le videoinstallazioni Resto dei MASBEDO e The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci. “Una riflessione sul Mediterraneo come orizzonte umano”, cita il testo di presentazione, che ha il potere di portare il mare a Gibellina, nonostante dalla città il mare non sia visibile. A guidare i visitatori è il suono: quello di una campana tra le onde del mare di Termoli, nel caso di Adrian Paci; quello di una sonata settecentesca che riecheggia da uno schermo collocato su un’imbarcazione, nel caso dei MASBEDO. Le due opere trasformano il Teatro in un carillon dalla struggente bellezza, che prende vita per mezzo dell’arte e, a distanza di quasi sei decenni dal terremoto del Belice, rende attuale più che mai la visione di Ludovico Corrao: “facciamo crescere i fiori dell’arte e della cultura nel deserto del terremoto, del destino, dell’oblio”.

La medesima dinamica investe un altro intervento sulla città, Austerlitz di Daniele Franzella, parte della mostra Generazione Sicilia. Collezione Elenk’art in corso al MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, a cura di Sergio Troisi e Alessandro Pinto (nel corso della giornata inaugurale di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, è stata aperta al pubblico presso la Fondazione Orestiadi anche Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, mostra a cura di Enzo Fiammetta e Cristina Costanzo). L’imponente installazione di Franzella – due altoparlanti conici che diffondono in loop inni che ricordano la propaganda dei regimi totalitari – sembra stare quasi a stento all’interno della ex Chiesa di Gesù e Maria progettata da Nanda Vigo, per un gioco di proporzioni che invita il fruitore a reinterpretare e ricreare i volumi dello spazio, non senza un certo disorientamento. Uscendo dalla chiesa, nella piazza poco distante, ci si imbatte in un’altra opera di Franzella. L’impressione è di trovarsi dinanzi a una Piazza d’Italia di Giorgio de Chirico, solo che al posto della statua di Arianna addormentata, lo spettatore trova una “scultura semovente composta da sacchi di sabbia neri che delineano una casamatta priva di accessi, segnata da un’unica feritoia frontale”. Spaesante e accattivante.

Gibellina. La capitale che porta il futuro
Nei prossimi mesi, sono attesi altri progetti che entreranno a stretto dialogo con il territorio, come l’installazione teatrale di Emilio Isgrò presso il Grande Cretto di Burri, e l’installazione di Roberto Andò e Mimmo Paladino al Baglio Di Stefano. A questi si aggiunge anche una nuova edizione di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo, dopo le precedenti manifestazioni svoltesi a Palermo.
Le aspettative sono alte perché il potenziale è altissimo. Gibellina, che inaugura il format ministeriale di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, invita a riflessioni più ampie. Potrebbe sorgere quasi spontaneo il raffronto con la Palermo che nel 2018 ospitò la biennale d’arte contemporanea Manifesta. Anche lì, a imporsi furono i luoghi, e il dialogo che in particolare alcuni artisti seppero instaurare con la città attraverso le loro opere.
Forse i tempi sono maturi – o si dovrebbe fare in modo che lo siano – per riflettere seriamente su un progetto di più ampio respiro: una manifestazione d’arte contemporanea (biennale o triennale) completamente made in Sicily. E Gibellina potrebbe essere la città deputata a ospitarla. Sarebbe un bel modo di fare politica.



