18 Settembre 2026 21:38

Gran Teatro delle idee. Il Barocco a Forlì

Caravaggio, San Francesco in meditazione, 1605-6, Pinacoteca del Museo civico Ala Ponzone di Cremona (particolare)
Caravaggio, San Francesco in meditazione, 1605-6, Pinacoteca del Museo civico Ala Ponzone di Cremona (particolare)
A Forlì va in scena il Barocco. Il Gran Teatro delle idee, un percorso che mette in relazione il Seicento e il Novecento

A Forlì va in scena il Barocco. Il Gran Teatro delle idee, un percorso che mette in relazione il Seicento e il Novecento. Due periodi lontani nel tempo ma che condividono una intensa inquietudine formale ed esistenziale.

Gli elementi del Barocco

L’arte barocca, che domina nel Seicento e nel primo Settecento si fonda sulla teatralità, sul dinamismo, sull’impatto emotivo e sulla rappresentazione scenografica e teatrale della realtà per stupire e coinvolgere l’osservatore, sull’ abbandono dell’equilibrio rinascimentale, sull’opulenza e sulla straordinaria ricchezza di forme e colori, sul ruolo dominante della luce che diventando materia plastica organizza lo spazio dilatandolo, guida lo sguardo, alterna luminosità e zone d’ombra, chiaroscuri delicati e tenebre intense, sul decollo dello spirito umano verso l’oltre verso l’al di là. Da questi presupposti nasce la mostra Barocco. Il Gran Teatro delle Idee, oltre duecento opere scandite in undici sezioni, a Forlì nel Museo Civico San Domenico.

 

Guercino. San Carlo Borromeo in preghiera, Basilica di San Biagio, Cento
Guercino. San Carlo Borromeo in preghiera, Basilica di San Biagio, Cento
Il percorso

Nella prima: Il vero e la meraviglia. La seduzione dell’antico e i nuovi valori formali, il visitatore incappa nella pastosa e flessuosa luminosità del San Sebastiano liberato dagli angeli di Rubens. Nell’Incoronazione di spine di Caravaggio con le sue presenze fisiche che si materializzano nel buio. Dove si toccano con la mano la crudele gestualità dei carnefici e la sofferenza palpabile del volto del Cristo.

Nella seconda: La Roma dei papi. Il più grande spettacolo del mondo, è stata collocata la produzione dei disegni di Borromini che crea superfici che sembrano respirare. Ne Il volto del potere. Committenza e rappresentazione, il Ritratto di Innocenzo X con la sua veste cremisi di Velàsquez, è una realistica affermazione di autorità. Le Scenografie del quotidiano. Nuovi stili decorativi, testimoniano la penetrazione della spettacolarità barocca negli interni aristocratici.

Nella quinta sezione: La mutevole visione delle cose. Verso il superamento dei generi, arte e scienza dialogano. Un esempio lo si trova nell’Orologio automa raffigurante un elefante. Nelle Visioni mistiche. Lo spirito, la carne, l’estasi ancora Caravaggio, di cui si dirà più avanti, con il San Francesco in meditazione.

 

Caravaggio, San Francesco in meditazione, 1605-6, Pinacoteca del Museo civico Ala Ponzone di Cremona
Caravaggio, San Francesco in meditazione, 1605-6, Pinacoteca del Museo civico Ala Ponzone di Cremona

In Il trionfo dell’immagine. Miti, allegorie, storie, l’allegoria diventa strumento per costruire significato. L’amore dormiente e la Cleopatra di Artemisia Gentileschi trasformano il corpo in un simbolo di tensione tra eros e morte. Il volto meno ufficiale del Barocco portando alla ribalta la quotidianità dei ceti popolari, domina in Storie senza eroi. La strada in scena.

La stagione post-tridentina è il tema de Le forme della devozione. Il culto e la pietà. Dove si fa notare il San Carlo Borromeo in preghiera del Guercino. La luce modella lo spazio. La teatralità non è artificio ma strumento di partecipazione. Il diffondersi del linguaggio barocco in Europa registra il suo espandersi in Francia, innestandosi nell’assolutismo e nella mistica intensità spagnola. L’Inquietudine delle forme indaga il ritorno del Barocco nel Novecento che lo interpreta come linguaggio vitale e inquieto.

Un percorso quindi che mette in relazione il Seicento e Novecento. Due periodi lontani nel tempo ma che condividono una intensa inquietudine formale ed esistenziale. Curata da Cristina Acidini, Daniele Benati, Enrico Colle e Fernando Mazzocca, la mostra affronta il Barocco come un fenomeno complesso, caratterizzato da una tensione continua tra ordine e sregolatezza, come un sistema culturale che coinvolge pittura, scultura, architettura e urbanistica.

 

Cristo consegna le chiavi a san Pietro di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, 1618, Civica Pinacoteca il Guercino a Cento
Cristo consegna le chiavi a san Pietro di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, 1618, Civica Pinacoteca il Guercino a Cento
Alcune opere

Teatralità, dinamismo, opulenza cromatico-formale, impostazione ascensionale, la luce che sfiora e mette in risalto plasticamente le figure, il dialogo che passa per le mani e gli sguardi, sembrano esplodere in Cristo consegna le chiavi a san Pietro dipinto da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino nel 1618. L’opera è una chiara rivendicazione della concezione post-tridentina sull’origine divina dell’investitura di Pietro e dei suoi successori. Su tutta la scena domina un grande fluttuante festone rosso, sostenuto da un angelo e da un putto, che produce un effetto scenografico tipico del linguaggio barocco.

San Francesco in meditazione è un dipinto di Caravaggio tra il 1605 ed il 1606 proveniente dalla Pinacoteca del Museo civico Ala Ponzone di Cremona. Nel quadro, dipinto dopo l’omicidio di Ranuccio Tomassoni, traspare un ossessivo desiderio di espiazione. Specialmente se si leggono nel volto del santo i tratti del pittore. Con pochi ed essenziali particolari Caravaggio esprime uno stato emozionale di intensa spiritualità. San Francesco in disperata meditazione, con le mille rughe che imperversano sulla fronte, con il mento appoggiato sulle mani intrecciate curvo e sofferente osserva assorto il crocifisso e il libro appoggiato sul teschio. Oggetti predominanti nella sua predicazione e che accennano alla volontà di seguire l’esempio di Cristo fino all’annullamento di sé.

 

Boccioni, Sotto il pergolato a Napoli del 1914
Boccioni, Sotto il pergolato a Napoli del 1914

La mostra si spinge infine oltre i confini cronologici del Seicento, indagando la riscoperta novecentesca del Barocco. La categoria del dinamismo, accennata in apertura, domina nel Sotto il pergolato a Napoli del 1914 di Umberto Boccioni. L’opera di matrice cubista è notevole non solo per l’ enfasi posta sulla velocità e sul movimento, ma anche nel suo saper rappresentare l’intimità del quotidiano mediante la luce, il colore, la forma. Facendoci vedere un gruppo di figure che parlano e condividono uno spazio, caratterizzato dalla presenza surround della pergola che fornisce loro l’ombra.

Una profonda sofferenza è anche nel marmo di Gian Lorenzo Bernini, Laocoonte concentrata sul volto, che esprime una violenta angoscia. I dettagli del viso rivelano non solo la sofferenza fisica ma anche il tormento interiore del personaggio.

Se c’è nella mostra un volto indimenticabile, secondo Giovanni Testori, è quello del David di Tanzio da Varallo del 1623-1625 circa, che ha contribuito a far conoscere e riscoprire. Uno sguardo che emana malinconia, angoscia, confusione. Come di chi sa d’aver compiuto un’azione di una violenza inaudita. È un David afflitto da uno stupore dannato, per dirla ancora con Testori.

 

Tanzio da Varallo, David,1623-1625 circa, olio su tela, Varallo, Pinacoteca Civica
Tanzio da Varallo, David,1623-1625 circa, olio su tela, Varallo, Pinacoteca Civica

Barocco. Il Gran Teatro delle idee
Dal 21 febbraio al 28 giugno 2026
Museo Civico San Domenico, Forlì