
A Venezia riunite per la prima volta le tre tele appartenenti alle Gallerie dell’Accademia: La creazione degli animali, Il peccato originale e Caino uccide Abele
La Genesi. Altri colori
Quale migliore introduzione se non quella di Melania Mazzucco, in Jacomo Tintoretto & i suoi figli, pubblicato da Einaudi, per inquadrare il carattere dell’artista: ispido introverso scorretto sarcastico, insofferente delle regole e delle gerarchie in una società spietatamente gerarchica…Che amava il teatro, disegnava costumi di scena per carnevale, inventava battute, gag…Era nemico dell’ozio, viveva per dipingere. L’insofferenza delle regole e la voglia di dipingere potrebbero aiutare ad entrare nello spirito del racconto della Genesi di cui si dirà tra poco. Premettendo che non si trovano nelle sue tele soli limpidi in cieli blu. Tintoretto preferisce le ombre: lunghe sottili spesse dense angoscianti.
Quando non è in competizione con i colori altisonanti di Tiziano e Veronese, le sue tinte sono attenuate, quasi monocrome. Sono colori che non imitano il reale. Non sono mai naturalistici. Veicolano significati nel non essere convenzionali. Sicuramente moderni e in anticipo sui tempi. Con l’apertura della mostra a Venezia alle Gallerie dell’Accademia, Tintoretto racconta la Genesi. Ricerca, analisi e restauro, allestita fino al 7 giugno 2026 e curata da Roberta Battaglia e Cristiana Sburlino, ne sappiamo qualcosa di più. Specialmente sul suo modo di lavorare.
Il focus del progetto espositivo è nel riunire per la prima volta, dalla dispersione del ciclo avvenuta a inizio Ottocento, le tre tele appartenenti alle Gallerie dell’Accademia: La creazione degli animali, Il peccato originale e Caino uccide Abele, con il dipinto Adamo ed Eva davanti all’Eterno, concesso in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
Le ricadute
Quali potrebbero essere le ricadute sul visitatore? Poter osservare le scene non come episodi a se stanti, ma come capitoli in sequenza, dove la narrazione diventa più chiara e anche più spietata. Dalla creazione alla colpa, fino alla violenza fra consanguinei. La Genesi, insomma, come promemoria per l’umanità che vede i propri albori nella violenza.

Il restauro condotto da Claudia Vittori, tra febbraio 2024 e gennaio 2025 ha permesso la rimozione delle patine e delle vernici ingiallite che avevano spento i colori facendo recuperare alle tele l’originale cromia. E soprattutto, rivelando dettagli che prima stavano in panchina. Tra le scoperte più interessanti c’è un paesaggio naturale che qui, per la prima volta nella produzione di Tintoretto, si prende un ruolo da protagonista e non da semplice quinta teatrale.
Come lavorava Tintoretto
Il percorso espositivo si fonda su ricerca e diagnostica. Non si tratta solo di “guardare” Tintoretto, ma di comprendere come imposta le sue opere. Tra gli aspetti affiorati c’è l’uso di un unico grande supporto tessile utilizzato per le tre tele del ciclo: una scelta che dice un modo di progettare che rende ancora più visibile l’idea di insieme. Poi ci sono i disegni sottostanti, tracciati a carboncino e a pennello; tracce del pensiero prima del gesto definitivo. E come spesso succede ai grandi artisti, compaiono anche modifiche compositive incastrate in corso d’opera. Tintoretto cambiava idea, correggeva, spostava. A testimoniare che la pittura si fonda sull’antitesi tra progetto e risultato.
Le opere
La creazione degli animali, databile fra il 1550 e il 1553, è inserita nel ciclo di opere riguardanti la creazione del mondo insieme al Peccato originale e al Caino e Abele, esposti nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, con Adamo ed Eva davanti al Padre Eterno, concesso in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Gli animali che Tintoretto configura nel momento della loro creazione sono concepiti per serie successive sovrapposte e si muovono in un’unica direzione. Dio, mentre poggia i piedi sul tronco del grande albero, con un gesto categorico e deciso si proietta in avanti come volesse sostenere e guidare ciò che sta realizzando.

Ne Il peccato originale Eva porge il frutto proibito ad un Adamo perplesso che cerca di rifiutare l’offerta. Intanto sul fondo la coppia viene cacciata dal Giardino dell’Eden dopo il compimento del misfatto. Lo splendido paesaggio, impostato lungo direttrici oblique che degradano verso l’orizzonte, svolge un ruolo di inedito rilievo nell’opera dell’artista.
In Caino uccide Abele prevalgono l’esaltazione corporea e l’esplodere della violenza fra il biancore latteo della schiena di Abele e l’oscurità invadente in quella di Caino trascinati da un dinamismo che non lascia scorgere i volti. Notevoli gli occhi languidi della testa mozzata del vitello in basso a destra.
In Adamo ed Eva rimproverati da Dio, opera chiave del manierismo veneziano, la drammaticità del narrato è resa mediante un accentuato chiaroscuro.
Tintoretto racconta la Genesi. Ricerca, analisi e restauro
Gallerie dell’Accademia, Venezia
Fino al 7 giugno 2026
Curatrici: Roberta Battaglia e Cristiana Sburlino



