
In un sistema perverso e pervaso di mostre commerciali, di curatori pressapochisti, direttori asserviti al marketing esperienziale votati a sfornare esposizioni di cassetta, culturalmente discutibili, qualche volta accade il miracolo di godere di mostre volte a salvaguardare l’identità del nostro patrimonio storico-artistico senza anacronismi e nostalgie con nuovo impeto creativo. Stiamo parlando della meravigliosa “Depero Space to Space. La Creazione della Memoria” al Museo Bagatti Valsecchi, a cura di Nicoletta Boschiero e Antonio D’Amico, realizzata in collaborazione con il Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, tra gli appuntamenti più attesi nell’ambito delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 (fino al 2 agosto 2026).
A Milano, nel cuore del Quadrilatero della moda, la mostra incentrata sul dialogo tra antico e contemporaneo, e tra un ideale scambio di modi di abitare l’ambiente neorinascimentale ricolmo di oggetti preziosi arredato dai baroni Fausto e Giuseppe Valsecchi, i padroni di casa, e Fortunato Depero (1892-1960), racconta una straordinaria avventura collezionistica tra dipinti, oggetti d’arte applicata e le opere comprese tra gli anni Trenta e Cinquanta dell’artista trentino, affascinato dal sogno di abitare spazi d’arte, come ha dimostrato nella sua Casa Museo a Rovereto.
Depero a Rovereto, negli anni Cinquanta, in continuità del Manifesto della Ricostruzione futurista dell’Universo scritto con Giacomo Balla nel 1915, progetta la propria Galleria Museo Rovereto con lo stesso slancio innovativo dei fratelli Bagatti Valsecchi di arredare la propria casa in maniera non convenzionale, che rispecchia una visione estetica personale. E il trait d’union tra il gusto neorinascimentale dei fratelli Bagatti Valsecchi e il segno dinamico di Depero è l’originale allestimento ideato da Giovanni Sanna dello studio a-fact, in linea con il progetto di illuminazione curato nei minimi dettagli da Light Scene Studio, una realtà multidisciplinare milanese, mettendo in luce nuovi scenari, narrazioni sottese tra il patrimonio preesistente e le opere di Depero comprese tra gli anni Trenta e Cinquanta.

Ha dichiarato Francesco Camanzi, Art director di Light Scene Studio: “La luce pensata per rivelare le tele di Depero, così riccamente colorate, si fa precisa e concentrata mentre le opere della collezione permanente sono solo sfiorate da pennellate di luce intenzionalmente meno intense. Il risultato è un contrasto armonico di luci e ombre che restituisce un’atmosfera calda e accogliente e permette al visitatore di immergersi in una magica esposizione di capolavori dell’arte sentendosi quasi a casa“.
La mostra è un’occasione per riscoprire il patrimonio culturale italiano incarnato da Casa Museo Bagatti Valsecchi con le sue collezioni permanenti, che per la prima volta interagiscono con le opere di Depero in maniera armonica, tant’è che sembrano essere sempre state lì!
Nel Vestibolo sarete accolti non da un maggiordomo in carne ed ossa come nell’Ottocento, bensì dall’opera Il maggiordomo, un dipinto di Depero del 1947, quando l’artista nell’immediato dopoguerra partì per New York alla ricerca di nuove opportunità, portando con sé il libro promozionale So I Think – So I Paint, in cui raccoglie i propri pensieri sull’arte di un’attualità sconvolgente. In questa sala sorprende un’installazione sonora ideata da Gaetano Cappa per l’Istituto Barlumen: fate attenzione perché se ascolterete le citazioni dal libro di Depero, recitate dalla suadente voce di Massimiliano Speziani, si evoca la presenza dell’artista trentino interessato allo stile gotico, citato nell’ultimo capitolo del suo percorso artistico.
Tra le 40 opere suddivise in 14 sale, fermatevi nel Passaggio alla Sala Bagno, a metà del percorso espositivo, e occhio alle opere Flora alpestre e Flora degli anni Quaranta: vedrete che si armonizzano con l’arredo permanente dei fratelli Fausto e Giuseppe. Nella Camera del Letto Valtellinese, il tondo della composizione inventata da Depero diventa la decorazione di un copricamino. In questa piccola sala, l’originalissima natura morta con grandi fiori si è prestata ad abbellire una spalliera applicata alla panca cinquecentesca in un gioco d’incastro davvero straordinario. Nella Sala da Bagno fanno capolino quattro opere che l’artista ha portato in America nel 1947, con l’obiettivo di promuovere il Baxus, un materiale innovativo inventato da Valentino Bosso, il quale, nelle sue cartiere di Mathi Canavese in provincia di Torino, crea un’impiallacciatura in cartone pressato e segatura, con il fine di proporre un arredamento elegante a prezzi convenienti, in linea con l’orientamento autarchico dell’Italia. Depero ha intrapreso la collaborazione nel 1938 con le Cartiere Bosso, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, quando la rivalutazione del Medioevo e la cultura locale, insieme ai costumi regionali, vengono considerati come fonte d’ispirazione delle arti visive, della moda e del design. È un fenomeno ideologico che ha gettato il seme del Made in Italy maturato tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

Segna la proficua collaborazione tra Depero e l’ENIT, Ente Nazionale Italiano del Turismo, fondato nel 1919, preposto alla promozione dell’immagine nazionale nel mondo, con la produzione di una serie di pannelli in Baxus e altri progetti. Nel Passaggio al Labirinto attestano il valore dell’Ente due bozzetti propagandistici databili tra il 1939 e il 1940, con particolare attenzione ai costumi italici, dai colori sorprendenti e una grafica pop modernissima. Nella Galleria della cupola spicca un grande Pannello con costumi popolari del 1942, destinato alla sede ENIT di Berlino, dove però non fu mai esposto a causa della Seconda Guerra Mondiale. Questa tarsia in Baxus testimonia l’abilità e l’intuizione di Depero di fondere artigianato e produzione industriale con un prodotto tipicamente autarchico, con opere e suppellettili raccolte in questa sala.
Nella Sala Rossa ci sono quattro opere di Depero: Abiti da uomo (1945) è un dipinto che rivela l’interesse per la moda dell’artista e ci fa riflettere sull’estetizzazione di capi maschili come prodotto artistico e culturale. Per Depero l’arte è un linguaggio trasversale e in perenne trasformazione, un sismografo per intercettare nuovi gusti e processi di cambiamento epocali.
Entrando in quella che un tempo era la Guardaroba di Casa Valsecchi, vi accoglie la musica tipica da osteria e voci di persone che si divertono. Anche questa è un’installazione sonora di Gaetano Cappa, inscenata per ricreare l’atmosfera goliardica che si viveva nel ViBi Bar di Bolzano, aperto da Servilio Cavazzini nel 1937, purtroppo demolito nel 1972. Per questo ambiente Depero realizza sette tarsie in panno da inserire nella boiserie lignea; tra le altre, Gallo e Carte da Gioco si ispirano allo Strapaese, una tendenza letteraria che si afferma negli anni del primo dopoguerra, contro ogni forma di cosmopolitismo ed esterofilia e a favore delle tradizioni paesane.
Il percorso si chiude allegramente nella Galleria delle Armi, dove le armature medievali, fonte d’ispirazione per la creazione di marionette-automi realizzate per il teatro da Depero, si trova Elasticità dei gatti (1946), reinterpretata dai curatori della mostra come “scherzo” in un’installazione sonora di miagolii e vocalizzi emessi dai felini, creata dall’Istituto Barlumen attraverso l’uso di sintetizzatori.

Fortunato Depero torna a Milano a 35 anni dall’ultima retrospettiva
La curatrice Nicoletta Boschiero ha evidenziato che c’è una somiglianza tra la casa ottocentesca, moderna per l’epoca, dotata di energia elettrica e arredata come se fosse una dimora rinascimentale da due colti e raffinati cultori del passato, e la Casa Depero a Rovereto. Si scopre soltanto attraversando le sale del Museo Bagatti Valsecchi, dove le opere “deperiane”, ricontestualizzate ad arte, si intrecciano con gli arredi dei proprietari di una casa dall’atmosfera teatrale e straniante, in cui il passato vive nel presente di chi la abita. Sala dopo sala si valorizza l’interazione delle opere mature dell’artista trentino con la collezione permanente, grazie a una totale sintonia tra l’allestimento e il progetto di illuminazione al servizio dei baroni Fausto e Giuseppe Valsecchi, che con Depero hanno condiviso il sogno di abitare dentro a spazi sospesi tra antico e contemporaneo, come dimostra la sua dimora – anch’essa musealizzata – di Rovereto.
Il viaggio oltre il classico dell’ultimo Futurismo si compie attraverso opere provenienti dalla Casa d’Arte Futurista Depero e dal Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, che svelano la versatilità dell’artista, progettista, scenografo interessato fin dagli anni Venti alle arti applicate e all’allestimento degli spazi, oggi diremmo un interior designer. Depero, dalla mente eclettica e spirito imprenditoriale, ha colto lo spirito del tempo degli anni Venti “costruttivi”, mirando alla ricomposizione grafica estetizzante del segno futurista, dopo gli scossoni della prima Grande Guerra e le frammentazioni dei linguaggi avanguardisti del primo Novecento, gli anni in cui si è dedicato alle mostre di arti applicate a Monza nel 1923 e nel 1927 e all’Exposition International des Arts Décoratifs et Industriels Modernes a Parigi nel 1925, che segna il trionfo del gusto Déco in Europa e negli Stati Uniti.
Depero a Milano, nel 1946, ha allestito la sua prima mostra personale alla Galleria Il Camino grazie al sostegno dell’amico Gianni Mattioli. E non dimentichiamoci che, post mortem dell’artista trentino, proprio Milano lo ha rivalutato sul piano storico-critico, mettendo in evidenza l’importanza della sua ricerca multidisciplinare, con un’importante mostra nel 1962, seguita da un’altra a Villa Reale nel 1989.
Al Museo Bagatti Valsecchi, il sogno di Depero di vivere in case e ambienti in cui tutto è arte futuribile, nel segno dinamico guizzante dalla grafica colorata, si anima anche con la rievocazione del ViBiBar Depero al Museo Bagatti Valsecchi, il mitico locale ideato nel 1937 da Fortunato Depero per le Cantine Cavazzani di Bolzano, dove il 26 marzo, il 16 aprile, il 7 maggio e il 2 luglio gusterete aperitivi futuristi e Tea Talks previsti nel Public Program 2026 in una delle più affascinanti Case Museo d’Europa, che proprio in occasione della mostra si trasforma in un bar futurista, tra luci soffuse, musica jazz dal vivo, in un’atmosfera d’altri tempi ma vivace.
Questa iniziativa, insieme a molti altri incontri previsti, trasforma il museo in un dispositivo dinamico di cultura, in cui un “classico” modernissimo com’è Depero dialoga con il contemporaneo e i molteplici linguaggi artistici all’insegna della partecipazione esperienziale e dell’intrattenimento colto, apre nuove narrazioni e visioni del futuro per sottrarsi all’inesorabile finire delle cose.



