
La sedicesima edizione della Biennale Europea Nomade Manifesta si sposta nel cuore della regione della Ruhr, in Germania, coinvolgendo le città di Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen: oltre 60 opere commissionate per l’occasione per oltre 100 artisti provenienti da 33 Paesi di tutto il mondo, con un focus particolare su Germania, Turchia e Polonia. E gli artisti italiani ancora una volta restano al palo
Al centro di questa edizione la questione dello sviluppo di modelli sociali alternativi. Come può la cultura utilizzare spazi aperti urbani e proprietà dismesse per contrastare la divisione e l’isolamento in una società post-pandemica? Durante la fase di ricerca preliminare, il team di Manifesta 16 Ruhr è rimasto colpito dalla vacuità degli edifici ecclesiastici modernisti e dalla perdita di spazi comunitari. Costruiti all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, questi edifici simbolizzavano l’emergere di una nuova democrazia. Oggi abbandonati, Manifesta esplorerà come potrebbero essere ripensati come spazi che rafforzano la società civile e lo spirito comunitario, sperando di aprire il dibattito tra i responsabili politici e gli amministratori locali su come affrontare la realtà che oltre 20.000 chiese in tutta la Germania diventeranno vuote e sconsacrate nel prossimo decennio.
Accanto al patrimonio industriale della regione, Manifesta 16 Ruhr esplora le storie umane della Germania del dopoguerra e le narrazioni migratorie che hanno plasmato l’area della Ruhr. E mentre la storia industriale ha spesso celebrato la solidarietà dei minatori e la forza del lavoro, le voci individuali – in particolare quelle dei migranti provenienti da contesti diversi – sono rimaste spesso sottorappresentate.
Continuando nella sua identità nomade, Manifesta 16 Ruhr ha riunito un gruppo intergenerazionale di Mediatori Creativi – tra cui collaborazioni tedesche, polacche e britanniche – insieme a specialisti interdisciplinari che lavorano su architettura e storie migratorie, invitando ciascuno a sviluppare differenti approcci site-specific all’interno dei dodici edifici ecclesiastici coinvolti.

Gli artisti e le geografie
Progetti partecipativi e dal basso, commissionati ex novo, saranno la roccaforte della combinazione di rigenerazione artistica e spaziale, trasformazione urbana e incubazione sociale. Attraverso questo approccio interdisciplinare e multiforme, Manifesta 16 Ruhr presenterà oltre 50 opere commissionate per l’occasione, provenienti da 33 paesi di tutto il mondo, con un focus particolare su Germania (25%), Turchia (21%) – rimarcando l’importanza della storia condivisa di migrazione e dislocamento della popolazione turca nel Paese – e Polonia (9%), riflettendo sia la prospettiva europea di Manifesta sia le storie e genealogie specifiche della diversità nell’area della Ruhr. A questi numeri si aggiunge, anche, che il 50% dei partecipanti individuali si identifica come donna. Ma c’è dell’altro? Volendo polemizzare, c’è: anche stavolta nella Biennale Itinerante Europea non c’è alcuna traccia di italiani, rimarcando ancora una volta la poca importanza che riveste il nostro Paese in politiche culturali che nemmeno sono globali, ma semplicemente negli affari dei nostri vicini di casa, e non vicini “a caso”, ma proprio in quella Germania che, con il Belpaese, ha avuto più di qualche affare in comune.
Ma d’altronde, si legge nello statement, “Manifesta 16 Ruhr è profondamente radicata nel tessuto sociale della regione. Attraverso un’Assemblea dei Cittadini, progetti selezionati da un bando aperto e il lavoro di mediatori locali, Manifesta si impegna direttamente con le comunità, invitando allo stesso tempo i visitatori internazionali a vivere l’area della Ruhr attraverso nuove prospettive. Per sottolineare la sua chiamata a trasformare gli ex luoghi di culto in spazi per la vita comunitaria, questa edizione di Manifesta sarà a ingresso libero. Oltre a una dozzina di progetti educativi e di mediazione, la biennale presenta anche Manifesta 16+, un programma di collaborazioni con sedici iniziative locali che presenteranno progetti comunitari negli ex edifici ecclesiastici in varie città dell’area della Ruhr. Del resto, provinciali noi che con i nostri artisti quasi non sappiamo che farci e che, appunto, invitiamo il mondo a giocare a casa nostra senza partecipare alla partita.

L’elenco degli artisti
Le partecipazioni saranno in tutto 106, da 33 Paesi (Austria, Bielorussia, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Egitto, Francia, Grecia, Iraq, Repubblica Islamica dell’Iran, Kosovo, Lettonia, Libano, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Serbia, Singapore, Slovenia, Spagna, Turchia, Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti d’America, oltre che Germania ovviamente), con 64 opere commissionate per l’occasione. Ecco l’elenco, in ordine alfabetico: Emre Abut, Mehmet Aksoy, Havîn Al-Sîndy, Begzada Alatović, Bettina Allamoda, Özlem Altın, Halil Altındere, Atiye Altül, Mirosław Bałka, Bureau Baubotanik, Mehtap Baydu, Akbar Behkalam, Mabe Bethônico, Sara Bichão, Cana Bilir-Meier, Ayzit Bostan, Aline Bouvy, Cabosanroque, Vlassis Caniaris, Fatma Ceylan, Curro Claret, İsmail Çoban, Pele Collective, Constructlab, Bérénice Gaça Courtin, Yıldırım Denizli, Jason Dodge, Dúo Barber-Palacios, İhsan Ece, William Engelen, Ayşe Erkmen, Robert Fleck, Katharina Fritsch, Füruzan, Niklas Goldbach, Zuza Golińska, Nicolas Grospierre, Philipp Gufler, Gülbin Ünlü, Hava Güleç, Mehmet Güler, Abuzer Güler, Cihangir Gümüştürkmen, Nejla Gür, Albe Hamiti, Mona Hatoum, Judith Hopf, Cudelice Brazelton IV, Julian Irlinger, Pravdoliub Ivanov, Annika Kahrs, Šejla Kamerić, Merve Kaplan, Muhlis Kenter, Azade Köker, Eva Koťátková, Athina Koumparouli, Jarosław Kozłowski, Katarzyna Kozyra, Gašper Kunšič, Alicja Kwade, Lilli Lake, Justin Lieberman, Julia Logothetis, Kateryna Lysovenko, Miedya Mahmod, Olaf Metzel, Małgorzata Mirga-Tas, Mihály Moldvay, Marina Naprushkina, Donja Nasseri, Julia Nitschke, Navid Nuur, Pınar Öğrenci, Asimina Paradissa, Elizabeth Price, Penique Productions, Jannis Psychopedis, Pedro Cabrita Reis, Judith Raum, Mykola Ridnyi, Mesut-Sabuha Salaam, Coumba Samba, Anka Sasnal, Wilhelm Sasnal, Augustas Serapinas, Dennis Siering, Mikołaj Sobczak, SUPERFLEX, Metin Talayman, Nesrin Tanç, Cassidy Toner, Rıza Topal, Nasan Tur, Luc Tuymans, Yıldız Tüzün, Evita Vasiljeva, Emil Walde, Weberei Kai, Ming Wong, Mira M. Yang, Nil Yalter, Serpil Yeter, Hanefi Yeter, Abbas Zahedi, Amanda Ziemele.




