12 Ottobre 2026 17:14

La Francia di Yto Barrada nel mirino per la lettera contro Israele

Yto Barrada
Il Padiglione francese alla 61.ma Biennale è finito al centro di una polemica politica a poche settimane dall’inaugurazione. L’artista Yto Barrada, che rappresenterà la Francia con il progetto Like Saturn, ha firmato la lettera aperta promossa da Art Not Genocide Alliance che chiede l’esclusione di Israele dalla manifestazione. La sua posizione ha suscitato le critiche del Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche di Francia (CRIF), una delle più importanti organizzazioni ebraiche del paese

Barrada, nata a Parigi da genitori di origine marocchina, è tra gli oltre 200 artisti e curatori che hanno sottoscritto il documento, insieme a rappresentanti di padiglioni nazionali come Brasile, Qatar e a quasi un terzo degli artisti della mostra principale curata da Koyo Kouoh. La lettera accusa Israele di “violenza che prende di mira anche l’arte e la cultura ritenute sacrosante dalla Biennale” e parla di “tentativo di annientamento non solo del popolo palestinese, ma anche della cultura palestinese”.

Martedì il CRIF ha pubblicato una dichiarazione in cui chiedeva implicitamente al governo francese di intervenire affinché Barrada ritirasse la propria firma. “Firmando questa petizione, Yto Barrada tradisce il mandato affidatole dalla Francia – che per fortuna non sostiene il boicottaggio di Israele – e volta le spalle all’universalità della sua cultura”, si legge nel documento diffuso sui social. “Accettando un ruolo istituzionale in rappresentanza della Francia, Yto Barrada deve rispettare le regole e le pratiche fondamentali, come l’imperativo di neutralità e il dovere di riserva”.

L’artista ha risposto in un’intervista a Le Monde, pubblicata mercoledì, senza citare esplicitamente il CRIF ma affrontando la questione in modo obliquo. “Credo di essere stata scelta nella piena consapevolezza della mia posizione”, ha dichiarato Barrada, che ha vissuto a Gerusalemme Est negli anni Novanta lavorando come fotografa freelance. “Attualmente è molto più difficile trovarsi nel Sud del Libano o a Ramallah che essere qui e affrontare piccoli inconvenienti legati alle proprie opinioni politiche. Io sono devastata – ogni singolo giorno. E sono sconvolta dal silenzio di piombo della stampa“.

Secondo Le Figaro, il ministero degli Esteri francese non ha intenzione di chiedere all’artista di rimuovere la propria firma. L’Institut français, che organizza il Padiglione Francia, ha confermato che l’esposizione si terrà regolarmente. “Come per tutti i padiglioni nazionali, il progetto è presentato in un quadro che rispetta la libertà artistica”, ha dichiarato l’istituto in una nota. “Il Padiglione non è influenzato, in questa fase, da dichiarazioni esterne o posizioni assunte in altri contesti. Le posizioni personali espresse dall’artista in altre sedi sono sue e non rappresentano la posizione del governo francese“.

Il progetto di Barrada per la Biennale, intitolato Like Saturn, sarà incentrato su un grande tessuto realizzato con la tecnica del devoré, in cui le fibre del velluto vengono bruciate con acido per rivelare il materiale sottostante. La polemica richiama un analogo episodio che precedette la partecipazione francese alla Biennale del 2022, quando l’artista Zineb Sedira, nata a Parigi da genitori algerini, fu accusata da esponenti filoisraeliani di sostenere il movimento BDS. Sedira negò le accuse, definite “infondate e diffamatorie“, e il suo padiglione ricevette poi ampio apprezzamento dalla critica.