19 Settembre 2026 02:27

Nel silenzio. Mark Rothko a Firenze

Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Rothko celebrato a Firenze fra Palazzo Strozzi, il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana. E al bancone di un bar…

Palazzo Strozzi presenta fino al 23 agosto una delle più grandi mostre mai dedicate a Mark Rothko, indiscusso maestro dell’arte moderna. A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, Rothko a Firenze rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. Dopo lunghi mesi a risparmiare per poter viaggiare e visitare i luoghi che meglio riescono a parlare dell’uomo, dell’arte e della bellezza, nel mezzo del cammin della sua vita, era la primavera del 1950, Mark Rothko finalmente giunge in Europa, per il suo primo Gran Tour, a Firenze.

Con riverenza visita il convento di San Marco e ammira gli affreschi di Beato Angelico realizzati fra il 1439 e il 1444 nelle celle dei confratelli domenicani. Quanta luce in tanto silenzio, quanto amore ed equilibrio e quanta umanità, dovette sentirsi folgorato, disarmato Rothko, con l’animo piccolo rispetto ad opere di Beato Angelico, come l’Annunciazione e la Crocifissione, nelle quali la materia e lo spirito si fondono. Nella pace delle celle trova la verità del colore, gli affreschi dai toni vibranti, l’oro, il rosa gli azzurri, l’ocra, ciò spinge l’artista ad una conoscenza spirituale e contemplativa. Scene essenziali rappresentate senza spettacolarizzazione ma fortemente evocative.

 

Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Peso esistenziale

Tale e tanta fu la rivoluzione di quell’incontro con l’arte dell’Angelico che Mark volle presto ritornare in quei luoghi e più volte nei giorni successivi, rimanendo silente nella contemplazione del visibile all’anima e finalmente, nel silenzio, guardò meravigliato dentro di sé. A completare il suo percorso di scoperta dei codici dell’arte fiorentina è la visita alla Biblioteca Medicea Laurenziana e al Vestibolo con la scala progettata da Michelangelo Buonarroti. Le finestre murate, l’architettura imponente, volutamente avvolgente, le proporzioni equilibrate nelle forme imponenti e quasi drammatiche, colpiscono Rothko. E gli trasmettono un senso di oppressione, di inquietudine interiore, di tensione creativa.

Rispetto all’opera di Michelangelo, Mark prova la sensazione di essere imprigionato in una stanza e allo stesso tempo la necessità di confrontarsi con l’io e con tutto il suo peso esistenziale (evidente nella serie di dipinti murali commissionati dal Seagram Building di New York per il ristorante Four Seasons e negli Harvard Murals). Nel vestibolo della Laurenziana, un allestimento unico di due studi preparatori per i pannelli Seagram. Sono collocati all’interno dello spazio pieno di pathos drammatico, che ispirò Rothko a crearne uno proprio. Altri studi sono esposti nella mostra a Palazzo Strozzi. L’impianto compositivo rinascimentale di Interior (1936) è un evidente richiamo alla tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. Nel quale la dimensione figurativa si confronta con quella psicologica.

 

Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Dissoluzione della forma

Firenze, dunque, con i suoi luoghi e i suoi Maestri, è fondamentale per la sua ricerca pittorica e contemplativa in tutta la sua produzione artistica. La mostra a Palazzo Strozzi segue l’evoluzione di Rothko dalle prime esplorazioni ancora figurative degli anni Quaranta, attraversa la dissoluzione della forma con i Multiforms, opere composte da campi di colore sospesi su tela, che segnano il passaggio definitivo all’astrazione, fino alle opere mature degli anni Cinquanta e Sessanta. L’esposizione ha anche un’evoluzione cromatica che rispecchia il percorso interiore dell’artista.

L’uso dei colori è fondamentale, dal calore attraverso l’uso di gialli e arancioni, all’intensità di verdi e marroni. E poi la forza esasperata nel color granata, il rosso e il grigio cenere. No.3 / No. 13 (1949) del MoMA di New York o Untitled (1952-1953) del Guggenheim Museum di Bilbao, compongono luce e colore ed invitano alla meditazione. Nelle ultime opere su carta Rothko usa celesti chiari, rosa pallidi, delicate terre di Siena. Ogni sala è una fase temporale e Firenze riecheggia sempre in sottofondo attraverso il grigio minerale della pietra serena, gli sfondi d’oro di angelica memoria e il ricco blu oltremare.

 

Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio
Rothko a Firenze, foto Ela Bialkowska OKNOstudio

Il percorso si conclude con la serie pittorica Black and Gray (1969-1970) attraverso il quale il colore diviene silenzio, l’architettura si fa severa e spoglia. Una semplice divisione orizzontale tra la fascia superiore scura, nera o nero-marrone, e una campitura in grigio tenue sottostante. Un sottile margine bianco, come negli ultimi lavori su carta, una superficie austera e nitida.

In mostra, oltre 70 opere, molte esposte per la prima volta in Italia e provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali. Tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington DC.

Il colore di Rothko diventa materia nel bicchiere

Quando la Fondazione Palazzo Strozzi propone una mostra di arte contemporanea tutti in città cercano di approfondire la conoscenza dell’artista e di esplorare le sue opere. Hotel Savoy Firenze rende omaggio al maestro del modernismo americano, attraverso una sperimentazione unica, resa possibile dalla passione e dall’estro creativo del Bar Manager del Bar Artemisia, Federico Galli. Motivo assoluto di ispirazione diventa il colore, riprodotto in stratificazioni. Con palette di colori brillanti, rossi vibranti, gialli attraversati dalla luce come un raggio divino di ispirazione angelica, arancioni bruciati, viola che si tinge nella mousse di more.

 

Hotel Savoy, Bar Artemisia - Federico Galli
Hotel Savoy, Bar Artemisia – Federico Galli

Matteo Gentile, General Manager dell’Hotel Savoy, fautore dell’iniziativa, afferma che un soggiorno deve essere non solo esclusivo, bensì apportare una significativa trasformazione intellettuale e spirituale. E spesso ciò accade davvero quando si è circondati dalla Bellezza, da un ambiente pieno di storia, accoglienza e cura dell’ospite.

Maestro of Colours

La cocktail list si chiama “Maestro of Colours”, maestro indiscusso è Rothko e maestro della mixology è Salvatore Calabrese. Fautore di questo spazio intimo e di altissimo piano nella mixology che è Bar Artemisia. Sono quattro le proposte, dai colori nitidi, riproposti attraverso ingredienti di qualità, accuratamente mixati fra loro.

Red Horizon (Inspired by Untitled red and yellow, 1952)| Bacardi Rum, coconut, Yerbito liquor, vino rosso (Barolo).

 

Red Horizon
Red Horizon

Nocturne Vermillon (Inspired by Untitled red and black 1953)| Spuma di more e negroni (Bitter Campari,Vermouth Mancino Amaranto, Tanqueray Gin).

 

Nocturne Vermillon
Nocturne Vermillon

Golden Silence (Inspired by Untitled yellow and blue 1954)|Venturo aperitivo, Vodka Altamura, limone, nettare di pesca.

 

Golden Silence
Golden Silence

Milky Light (Inspired by Untitled white center 1950)| Lavender Syrup, Real coconut cream, passion fruit (alcohol free)

 

Milky Light
Milky Light

La proposta ispirata alla mostra “Rothko a Firenze” di Palazzo Strozzi è disponibile presso Bar Artemisia, Hotel Savoy, al Rocco Forte Hotel. Piazza della Repubblica, 7, Firenze, a partire dal 14 marzo, tutti i giorni dalle 12.30 alle 00.00. Info e prenotazioni: Tel. 055 2735891 email: [email protected]

www.palazzostrozzi.org