19 Settembre 2026 02:13

Filippo de Pisis e gli altri. Gli Italiens de Paris in mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce

Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce
Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce
Filippo de Pisis e les Italiens de Paris è il titolo della mostra in corso fino al 10 maggio alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud, un viaggio alla scoperta di uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’arte italiana tra gli anni Venti e i Trenta del Novecento. Dell’esperienza degli Italiens de Paris – gruppo di artisti italiani attivi nella capitale francese – e del loro apporto alla cultura visiva di quali anni, abbiamo parlato con i curatori della mostra, Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis
Maddalena Tibertelli de Pisis e Paolo Bolpagni, curatori della mostra Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce
Maddalena Tibertelli de Pisis e Paolo Bolpagni, curatori di Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce

La mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud indaga le vicende degli Italiens de Paris. Dal punto di vista storico ed espositivo, come è stata ideato e costruito il progetto?

P.B. Come quasi tutti quelli dalla Fondazione leccese, il progetto è nato dalla collezione permanente, che include un capolavoro di Filippo de Pisis del 1932, Dalie: un’opera che s’inserisce in un momento peculiare della sua produzione, nel mezzo del periodo parigino. Così si è sviluppata l’idea di riflettere, a partire da quel dipinto, e dai molti altri poi ottenuti in prestito per la mostra, sul fenomeno della fugace ma significativa comunanza di alcuni grandi artisti italiani, fra loro anche assai diversi, attivi nella capitale francese tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta, e in special modo sugli esponenti del Groupe des Sept, tutti nati fra il 1883 e il 1896, di cui de Pisis fu il protagonista più giovane. Il gruppo espose in maniera compatta e a varie riprese dal 1928 al 1933.

Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce
Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce

Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi: quali sono i tratti culturali e stilistici che accomunano gli Italiens de Paris?

P.B. A dispetto delle apparenze, quello fra i “sette” non fu soltanto un incontro casuale di pittori residenti a Parigi più o meno stabilmente, ma un sodalizio connesso da una certa condivisione di riferimenti ideali e di consuetudini umane e professionali. Gli Italiens erano seguiti dal gallerista Léonce Rosenberg e, nonostante la loro posizione internazionalista e “di fronda”, parteciparono alle mostre del Novecento Italiano: può sembrare una contraddizione, ma non lo fu in quel contesto storico. Nel periodo preso in esame, a sostenere criticamente Campigli, de Chirico, de Pisis, Paresce, Savinio, Severini e Tozzi non fu però la Sarfatti, bensì Waldemar George, cultore di una sorta di classicismo mediterraneo, che li presentò alla Biennale di Venezia del 1930 nella sala Appels d’Italie.

Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce
Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce

Cosa accadeva in quegli anni a Parigi? Quale influenza ha avuto questo gruppo di artisti italiani sulle dinamiche culturali della capitale francese?

MTdP – Negli anni in cui il Groupe des Sept si costituisce, Parigi è ancora il milieu di quel fermento artistico che l’ha contrassegnata fin dai tempi degli Impressionisti. Nel 1924 André Breton ufficializza la nascita del Surrealismo, l’ultimo dei movimenti di avanguardia prima del cosiddetto “ritorno all’ordine” e molti degli artisti protagonisti delle ricerche artistiche più radicali vivono nella capitale francese e continuano a esercitare la loro influenza. In questo scenario, il gruppo degli artisti italiani riuniti da Mario Tozzi si presenta quale promulgatore dell’“italianità” intesa come adesione a quei principi primari dell’arte italica che la rendono identitaria e forte di radici affondate nella storia. Il Groupe des Sept si propone quindi come un frammento del puzzle che compone il panorama artistico parigino e, nello stesso tempo, in patria, come il gruppo di artisti italiani dal respiro internazionale.

Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce
Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, mostra alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud a Lecce

Cuore della mostra è la figura di Filippo de Pisis, di cui sono presentate oltre venti opere, tre delle quali mai esposte in Italia. Come viene letta e interpretata oggi la sua figura?

MTdP – Filippo de Pisis è un artista apparentemente facile da inquadrare: come scriveva Elio Vittorini: “sa regalare ai disattenti l’illusione della superficialità”, ingannati dalla semplicità con la quale è possibile ammirare le sue tele soffermandosi solo sui colori o sulla sua notoria abilità pittorica. Ma de Pisis è molto più che pittore. È prima di tutto scrittore e poeta, sensibile e profondo. E poi è un poliedro di interessi e un pozzo di conoscenza animato da grande curiosità e ironia: tutti aspetti che si riflettono nella sua arte, anche pittorica. Credo che oggi, dopo aver perso gran parte di quel manto di “semplicità” che in passato ha a tratti coperto l’arte di Filippo de Pisis, si tenda a riscoprire e riconoscere che ogni sua immagine, scritta o dipinta, è una soglia verso un universo incantato e trascendente, sospeso tra due spazi, dal quale lasciarsi sedurre.