19 Settembre 2026 01:47

La luce nell’arte. Il fattore illuminazione museale

luce
“I bari” di Caravaggio conservato nel Kimbell Art Museum di Fort Worth
Un excursus sul ruolo del fattore luce nella storia dell’arte, e sull’importanza della sua gestione nelle scelte museali

Tra i temi che gli artisti nel corso dei secoli hanno interpretato sotto diverse chiavi di lettura, lo studio e gli effetti della luce in pittura sono interessanti da analizzare. La luce è stata studiata sia a livello scientifico, in base al risultato di diverse teorie, sia come artificio simbolico, per indagare l’interiorità dello spettatore. L’illuminazione all’interno dei musei è una questione di assoluta importanza, visto che l’artista cura questo aspetto nella sua opera e una scorretta fonte di luce può alterarne anche decisamente l’aspetto.

Grande attenzione all’effetto luminoso inizia a essere presente con la nascita dei “Pittori di luce”, termine moderno per indicare degli artisti che operano nel Rinascimento, a Firenze. Figure come Domenico Veneziano, Beato Angelico o Piero della Francesca sviluppano una pittura fondata sul rigore prospettico e sulla scelta di un registro cromatico vivace e luminoso. Rappresentare una scena lineare, che sprigiona luce attraverso colori chiari, seguendo principi scientifici elaborati nel 1436 da Leon Battista Alberti nel suo trattato De Pictura.

Gli artisti del Rinascimento fuoriescono dal contesto medievale caratterizzato dal fondo oro: fondamentale diventa non solo il tocco pittorico, ma anche la collocazione finale dell’opera. Studiano anche la scena in base alla luce esterna che la illuminerà. Beato Angelico, nel Corridoio del primo piano del Museo di San Marco, pensa attentamente alla posizione dell’affresco Madonna delle Ombre, nel quale rappresenta delle ombre che combaciano con quelle naturali che si creano con la presenza di una finestra.

 

La Madonna delle Ombre, di Beato Angelico
La Madonna delle Ombre, di Beato Angelico
Luce propria

Un effetto di luce diverso è sicuramente quello che ci propone Caravaggio, che colpisce lo sguardo trasmettendo anche un’introspezione dell’opera. La maggior parte delle sue creazioni è caratterizzata da uno sfondo scuro nel quale dei soggetti emergono con una luce propria o illuminati da fonti artificiali, come candele. La lettura iconografica di diverse sue opere, come ad esempio San Matteo e l’Angelo, corrisponde alla rappresentazione di una luce divina: il corpo è quindi illuminato da un elemento non razionale e soprattutto non visibile fisicamente.

Per Caravaggio la scelta della luce ha un ruolo fondamentale: in determinati casi il chiaroscuro, chiamato tenebrismo, rende ancora più crude delle scene spietate; in altri casi porta lo spettatore a interrogarsi sull’effetto del divino. La scelta di Caravaggio è totalmente efficace per immergere lo spettatore in una visione più interiore della scena.

Nel XIX secolo una nuova lettura degli effetti della luce, legata alla natura, compare nelle opere dell’Impressionismo. L’en plein air porta l’artista a studiare la composizione in base all’illuminazione che colpisce il soggetto rappresentato. Un celebre esempio di questo studio degli effetti della luce è la serie della Cattedrale di Rouen, di Monet. La cattedrale viene osservata in diverse fasce orarie e giorni dall’artista, che realizza circa trenta tele che mostrano come la luce cambi la percezione dell’architettura.

 

Claude Monet
Claude Monet, La cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole (en 1893), olio su tela; 107×73,5 cm, Parigi, Musée d’Orsay
Scelta stilistica

L’Impressionismo, a differenza dei periodi precedenti, unisce a questo studio anche l’effetto del tempo atmosferico. L’analisi di questi punti focali della storia dell’arte testimonia come la luce sia a tutti gli effetti un elemento della pittura. Su un piano scientifico, ma anche come simbolo di una realtà estranea alla razionalità, ma in tutti i casi è una scelta stilistica precisa. Solo riconoscendo lo studio fatto dall’artista è possibile valorizzare l’opera; perciò la disposizione all’interno di un museo ha un ruolo di primaria importanza.