
L’ex presidente della Fondazione Roma e del Terzo Pilastro si è spento a Roma a 88 anni. Giurista, economista, poeta, aveva trasformato la cultura in strumento di coesione sociale.
Si è spento nella notte a Roma, all’età di 88 anni, il professor Emmanuele Emanuele. Non un semplice banchiere o giurista, ma una delle figure più singolari e influenti del mecenatismo italiano: filantropo, poeta, economista, presidente di fondazioni che hanno ridisegnato il rapporto tra finanza, cultura e solidarietà.
Nato a Palermo nel 1937, discendente da una delle più antiche famiglie reali spagnole, Emanuele ha guidato per oltre vent’anni la Fondazione Roma (dal 1995 al 2018) e il Terzo Pilastro – Internazionale. Ma il suo vero lascito è un’idea: che il capitale possa essere “bene comune”, che l’economia non sia mai solo tecnica, ma anche etica e visione.
Sotto la sua presidenza, palazzi storici come Sciarra e Cipolla sono diventati poli espositivi di livello mondiale. Ha finanziato borse di studio per giovani talenti, creato a Roma un hospice per malati terminali e il Villaggio Alzheimer alla Bufalotta, entrambi gratuiti. Per lui la bellezza non era un lusso, ma un diritto. E la cultura, un antidoto alle disuguaglianze. Negli ultimi anni aveva ricevuto lauree honoris causa in Belle Arti, Diritto Canonico, Medicina. E appena un mese fa il premio “Orizzonti Condivisi – Ambasciatore di Pace”.





