16 Ottobre 2026 13:18

Sconfitte per l’umanità. Paolo Canevari in mostra a Brescia

Paolo Canevari, Landscape, 2005, bidoni d’olio, pneumatici, bandiera americana, 190x360x90 cm
Paolo Canevari, Landscape, 2005, bidoni d’olio, pneumatici, bandiera americana, 190x360x90 cm
L’artista, soprattutto un artista come Canevari, in ogni opera esprime una posizione (geo)politica, nel suo caso sempre una visione aperta sul mondo attuale

Sarebbe stato bello, soprattutto in questo momento storico, vedendo l’ultima mostra di Paolo Canevari tenuta a Brescia, intitolata Tutti giù per terra, percepire le sue opere finalmente fuori moda, inattuali, residuali, sorpassate dalla storia. Sarebbe stato bello vedere la grande bandiera americana adagiata su un letto di penumatici e bidoni di petrolio come fosse un vero e proprio feretro, un monumento alla memoria dal titolo Landscape, e pensarla un relitto atavico di un’epoca ormai senza più guerre per il petrolio nè Imperi.

E così interpretarla come la fine di un’epoca. Invece oggi è ancor più drammatica e dolorosa, attuale come mai, una vera e propria distopia senza fine, perché è un’opera del 2005, testimonianza che la storia non si riesce a cambiare, altro che “progressive sorti”.

 

Paolo Canevari, Hanging Around, 2008, legno, catena, penumatico, 200x200x400 cm
Paolo Canevari, Hanging Around, 2008, legno, catena, penumatico, 200x200x400 cm

La mostra inaugurata il 7 marzo, in allestimento proprio durante le fasi iniziali della guerra in Iran avviata il 28 febbraio, ci ha riportato fisicamente e moralmente “tutti giù per terra”, irrimediabilmente, quasi senza speranza, se non forse quella di aver evitato (forse, ma per quanto?) il ritorno all’età della pietra di un paese con una storia millenaria come l’Iran che un folle, alla presidenza di un paese come gli Stati Uniti con appena 250 anni di storia, pensava di azzerare in una sola notte. “Come” – si sono tutti chiesti – “se non con una bomba atomica”? Tutti e tutto giù per terra….

L’opera di Canevari, come di tutti gli artisti che danno corpo a questioni calde della contemporaneità, ci costringe ancora una volta, l’ennesima, a non dimenticare, a non illuderci. E finché sarà attuale il conto continuerà a salire: in termini di vite, di catastrofi ambientali, di violenza.

Impegno, affermazione, politica, rischio

La sua opera ricorda il ritratto di Dorian Gray: tanto più giovane e bello, senza mai invecchiare, Dorian, tanto più orrendo e mostruoso il suo ritratto, dipinto da Basill Hallward, che assumeva su di sé i suoi delitti.
L’artista, soprattutto un artista come Canevari, in ogni opera esprime una posizione (geo)politica e nel suo caso si tratta sempre di una visione aperta sul mondo attuale, mai introspettiva o localizzata: guerre di religione e armi, guerre per il petrolio, riuso di oli combusti, industria e inquinamento automobilistico, simboli di esecuzioni come la forca di Hanging Around del 2008, che anch’essa, in apertura della mostra come uno schiaffo, ci ha riportato alla mente le impiccagioni in Iran.

 

Paolo Canevari, Landscape, 2005, bidoni d’olio, pneumatici, bandiera americana, 190x360x90 cm
Paolo Canevari, Landscape, 2005, bidoni d’olio, pneumatici, bandiera americana, 190x360x90 cm

Avremmo voluto vederla come un relitto archeologico questa esposizione, come una forma di estetizzazione e gioco, ironia e provocazione e invece, a pochi giorni dalla sua chiusura, la sua attualità continua a essere il simbolo di una sconfitta dell’umanità. L’arte italiana, nel caso di uno degli artisti più contemporanei e privo di ambiguità quale Canevari, non può essere soltanto la risata, l’infanzia, il gioco e l’ironia che si vuole far credere, ma impegno, affermazione, politica, rischio.

Altre armi un artista non ha a disposizione per criticare un sistema, per non farci dimenticare quel che accade nel mondo, per sublimare, senza rimuoverli, i conflitti e i meccanismi del sopruso e della violenza istituzionalizzata, potremmo dire legalizzata a livello internazionale. E forse in questa mostra, l’opera Landscape, unitamente ad Hanging Around, è la miglior analisi che un artista potesse fare oggi e che lo spettatore dovesse avere davanti agli occhi e nella coscienza.