
Progettato dallo studio O’Donnell + Tuomey, il V&A East ha due gallerie permanenti e un’area di 900mq destinata alle mostre
A Londra è stato inaugurato un nuovo museo, il V&A East, che fa coppia, nella stessa zona, con il V&A Storehouse inaugurato lo scorso maggio, in pratica l’immenso deposito del V&A ora reso accessibile al pubblico. Il nuovo museo si aggiunge alla sede principale e storica di South Kensington, costruita all’interno del primo distretto culturale al mondo, quello di Albertopolis e che già – tra il 1857 ed il 1883 – era visitato da oltre 15 milioni di visitatori, dei quali 6,5 milioni erano da visite serali, durante la settimana, al termine dell’orario di lavoro.
Il progetto del V&A East risale a prima delle Olimpiadi di Londra del 2012, facente parte del piano dell’allora sindaco della capitale inglese Boris Johnson per creare un distretto culturale e formativo nell’area che ha ospitato le principali strutture dell’Olimpiade, il Queen Elizabeth Olympic Park.
Il progetto è stato frutto di un concorso, vinto nel 2015 dallo studio d’architettura O’Donnell + Tuomey. Che si è ispirato al modello di un abito di Balenciaga facente parte proprio della collezione del V&A. Nella fattispecie, l’architetto Tuomey vide una radiografia dell’abito in questione, che rivelava la struttura metallica usata da Balenciaga per dar forma alle sue creazioni. Questo ha ispirato l’idea di un guscio esterno che ricopre la struttura interna lasciando però uno spazio intermedio vivibile.

Ci ricorda la struttura della Statua della Libertà il cui scheletro interno fu progettato da Gustave Eiffel. Ed al quale Frédéric-Auguste Bartholdi applicò i suoi pannelli. La struttura ha dovuto sostenere vari livelli di filtri progettuali, intanto non doveva seguire le linee dell’attigua sede universitaria e della BBC Studioworks, doveva distinguersi, e poi non doveva ostruire la vista della cattedrale di St. Paul goduta da edifici post più a nord est.
Target giovanile
Lo studio O’Donnell + Tuomey ha quindi vinto il concorso con un progetto che vede l’edificio giocare sulle forme delle lettere V ed A, proprie del simbolo del museo così come le forme dei 479 pannelli in calcestruzzo prefabbricato ma rivestiti con un mix di sabbia a ghiaia, per dare una tonalità calda e sensibile alle variazioni di luce durante il giorno. Anche il ponte che congiunge il limitrofo centro commerciale al museo è rivestito con gli stessi pannelli. L’esterno dell’edificio è come fosse un abito ripiegato ed i due ingressi triangolari evocano anche le caratteristiche sartoriali del famoso abito.
L’architetto Tuomey ricorda un aneddoto, quando presentò il rendering dell’edificio al consiglio di amministrazione del museo il presidente fu perplesso per l’uso del logo del museo sull’edificio, chiedendo se non fosse una volgarità rispetto all’eleganza dell’istituzione, poi si convinse ed addirittura il grande logo V&A è anche posizionato sopra l’entrata principale. Al terzo piano del museo si trova un grande spazio eventi ed un’ampia terrazza che ha il London Stadium come panorama.
Il museo è nato per i giovani londinesi della parte est di Londra e sinceramente ci sembra proprio il target specifico rispetto alla location. Che non ha parcheggi neanche per le motociclette, solo stalli per biciclette e tre stalli per le auto dei disabili. Il parcheggio più vicino, così come la stazione della metropolitana, è al centro commerciale di Westfield Stratford. Dal quale il museo si raggiunge in una decina di minuti, se non ci si perde, visto che in 10 anni – tra progetto e costruzione – non hanno predisposto alcuna indicazione.

Ma al target del centro commerciale può interessare un museo di questo tipo? Di turisti neanche a parlarne, totalmente fuori dagli itinerari classici, bisogna andarci appositamente. Il “sogno” di Boris Johnson di creare un polo culturale e formativo non sembra sia andato per il verso giusto. La sera non ci sono attività limitrofe, il centro vitale della zona è l’area commerciale, chiusa quella, tutti a casa.
Contesto urbano
Sempre per adeguarsi al target giovanile ed alla zona di est Londra la progettazione delle sale ha cercato di richiamare, ad esempio, le luci al neon delle insegne dei negozi locali, insomma si è cercato di ricreare il contesto urbano magari di zone come Shoreditch o Brick Lane che però si trovano a circa 4 miglia di distanza. Ci si augura che almeno la caffetteria del museo fungerà da aggregatore locale.
A livello espositivo il museo ha due gallerie permanenti Why We Make dove a rotazione sarà offerta una visione contemporanea delle varie collezioni del V&A, alcune aree di “passaggio” per esposizioni temporanee ed un’area di 900mq destinata alle grandi mostre.

Ad inaugurare questa grande area è la mostra The Music is Black: A British Story, che la curatrice Jacqueline Springer definisce “dedicata alla musica come colonna sonora delle nostre vite ed uno dei più grandi strumenti di unificazione. Nella fattispecie la mostra celebra la ricchezza e la versatilità della musica Black inglese anche come strumento di protesta, affermazione e creatività. E rileva le storie celate dietro alle musiche ed alle canzoni più popolari”.
In mostra oltre 200 oggetti tra costumi, strumenti musicali, accessori, premi, libri, spartiti facenti parti della collezione V&A e con la collaborazione di BBC Music, a rappresentare 125 anni di storia, dal 1900 ai giorni nostri. La prima mostra di queste dimensioni che esplora come la Black Music inglese ha formato la cultura inglese. La mostra è visitabile fino al 3 Gennaio 2027.







