19 Settembre 2026 16:02

Memoria, perdita, trascendenza. Portia Zvavahera alla Fondazione Memmo

Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
Fino al primo novembre a Roma la Fondazione Memmo ospita Lake Flowers We Fade, la prima mostra italiana dell’artista

Il progetto segna una fase significativa nella ricerca di Portia Zvavahera, dove la dimensione autobiografica si intreccia con temi come memoria, perdita e trascendenza. A Roma la Fondazione Memmo ospita Lake Flowers We Fade, la prima mostra italiana dell’artista, a cura di Alessio Antoniolli. Concepita appositamente per questi spazi, costruisce un ambiente percettivo in cui la pittura si trasforma in un’esperienza sospesa tra rivelazione e dissolvenza.

Nel percorso di mostra, sono i colori a guidare lo sguardo. Gialli ocra materici, rossi saturi, verdi densi e viola profondi non descrivono semplicemente l’immaginario di Zvavahera: lo attraversano, lo rendono tangibile. Le opere si presentano come campi emotivi prima ancora che pittorici, evocando memorie primarie che sembrano precedere la forma.

 

Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
La memoria come ritorno, non come racconto

Al centro del progetto si colloca un evento biografico preciso: la scomparsa della nonna dell’artista. Tuttavia, ridurre il lavoro a una dimensione autobiografica significherebbe fraintenderne la natura. In Zvavahera la memoria non è narrazione lineare, ma ritorno intermittente di presenze che riemergono in forma frammentata. Le immagini si generano come visioni: non spiegano, ma insistono. Il lutto non è rappresentato, ma attraversato. In questo senso, la mostra si configura come uno spazio di accettazione in cui ciò che è stato è destinato a svanire, senza per questo essere cancellato. Uno spazio che non trattiene ma custodisce ricordi, presenze e gesti sedimentati nella memoria.

La pittura come soglia interiore

La pratica dell’artista, piuttosto libera e sperimentale, si muove tra pittura gestuale, disegno e stampa xilografica. Questa pluralità tecnica risponde alla necessità di Zvavahera di dare forma ai luoghi della propria interiorità. Radicata nella cultura e nella lingua Shona dello Zimbabwe, la sua ricerca si sviluppa tra riferimenti spirituali e dimensione psicologica, senza mai stabilire una gerarchia tra i due piani. L’immagine diventa così un luogo di transito, più che di definizione.

 

Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli

In questa prospettiva si inserisce anche il riconoscimento internazionale del suo lavoro: nel 2013 Zvavahera ha presentato il suo progetto Dudziro: Interrogating the Visions of Religious Beliefs nel Padiglione dello Zimbabwe alla Biennale di Venezia. La sua ricerca è stata ancora inclusa nella 59ª Biennale di Venezia (2022), dove si è ulteriormente consolidata la sua presenza nel panorama artistico contemporaneo.

Figure sospese e trasformazioni

Le opere sono popolate da figure che sembrano appartenere a uno stato intermedio: non completamente corporee, non del tutto simboliche. Si muovono tra estasi e dissoluzione, come se la pittura registrasse un continuo momento di passaggio. In questo senso, la mostra non costruisce immagini stabili, ma condizioni visive: ciò che si vede è sempre già sul punto di trasformarsi.

 

Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
Fondazione Memmo, Like Flowers We Fade, Portia Zvavahera, ph. Daniele Molajoli
Un confronto: memoria e dissolvenza nella pittura contemporanea

In questa prospettiva, il lavoro di Zvavahera può essere accostato a una più ampia tradizione pittorica che mette al centro la tensione tra presenza e scomparsa. In particolare, emerge un possibile dialogo con Anselm Kiefer, nella misura in cui entrambi gli artisti lavorano sulla stratificazione della memoria e sulla sua instabilità. Se Kiefer costruisce una memoria storica densa, fatta di materia e sedimentazione, Zvavahera si concentra invece su una memoria interiore, più fragile e visiva, in cui la dissolvenza non è un effetto, ma una condizione costitutiva dell’immagine.