
L’artista toscano, tra le figure più importanti dell’arte contemporanea italiana, è scomparso oggi a 79 anni. Aveva partecipato a tre Biennali di Venezia e due edizioni di Documenta a Kassel
È morto oggi all’età di 79 anni Remo Salvadori, uno dei protagonisti più rilevanti e riconosciuti dell’arte contemporanea italiana ed europea. Nato a Cerreto Guidi (Firenze) nel 1947, Salvadori aveva fatto di Milano la sua città d’adozione dal 1972, trasformandola nel laboratorio principale di una ricerca durata oltre cinquant’anni. Fu proprio a partire dagli anni Settanta che Salvadori contribuì a ridefinire il linguaggio della scultura e dell’installazione, costruendo un percorso coerente e fortemente riconoscibile incentrato sulla relazione tra materia, spazio e percezione.
Dagli esordi all’affermazione internazionale
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Salvadori si trasferì a Milano nel 1972 per intraprendere un percorso autonomo. Fin dagli esordi, la sua ricerca si è collocata in un territorio di confine tra scultura, installazione e intervento site-specific, dialogando con l’esperienza dell’Arte Povera ma ampliandone progressivamente le prospettive verso una dimensione più intima, concettuale e spirituale. Al centro del suo lavoro, elementi primari come l’acqua, il colore, i metalli e gli oggetti quotidiani, utilizzati come strumenti di indagine della percezione e della relazione tra osservatore e opera. Lo spazio, per Salvadori, non era solo un contenitore fisico ma un campo energetico e un luogo di trasformazione, dove l’opera diventava un dispositivo di esperienza.
Da Milano, dove aveva insegnato per anni all’Accademia di Brera, Salvadori aveva partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia (1982, 1986 e 1993) e a due edizioni di Documenta a Kassel (1982 e 1992), ma aveva avuto anche una serie di personali in istituzioni di grande prestigio: l’Istituto Italiano di Cultura e l’Art Gallery of Ontario a Toronto (1987), il Centre National d’Art Contemporain de Grenoble (1991), il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci a Prato (1997), la Fondazione Querini Stampalia a Venezia (2005) e la Stiftung Insel Hombroich a Neuss (2018).
Nel 2019 gli era stato conferito il Premio del Presidente della Repubblica nella categoria scultura, un riconoscimento che ha sancito il valore istituzionale della sua ricerca. Nell’estate del 2025, Salvadori è stato protagonista di una grande retrospettiva a Milano, curata da Elena Tettamanti e Antonella Soldaini, articolata tra Palazzo Reale, il Museo del Novecento e la chiesa di San Gottardo in Corte. Negli ultimi anni la sua ricerca ha continuato a evolversi con opere monumentali come Germoglio (2023-2024) per il MACCA di Peccioli, e Alveare, installata nel 2024 all’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore a Venezia per la Venice Gardens Foundation.
“Non esiste parola, né discorso, capace di contenere il ricordo di Remo. Per me non è stato soltanto uno dei protagonisti di una stagione culturale irripetibile, ma una presenza fondamentale in cinquant’anni di amicizia. Il ritorno all’essenza delle cose ha orientato tanto la sua poetica artistica quanto il suo modo di stare nel mondo e nelle relazioni. Non di rado accadeva che Remo si presentasse con un dono – una piccola opera o un libro – da cui nasceva sempre un dialogo vivace, espressione della sua inesauribile curiosità intellettuale. Con Remo, anche il gesto più essenziale si caricava di una rara profondità spirituale, come il semplice atto di squadrare, tagliare, piegare delle sue opere. Nella sua esperienza non esisteva separazione tra vita quotidiana e pratica artistica: entrambe rispondevano alla stessa disciplina interiore, alla medesima tensione verso l’essenzialità“, ha ricordato Gianfranco Benedetti, della Galleria Christian Stein, all’Adnkronos, ricordando l’amico artista.





