
In mostra a Conegliano una trentina di opere di Gianfranco Gorgoni, protagonista della fotografia del Novecento
La sede di Palazzo Sarcinelli a Conegliano si propone come spazio espositivo molto adatto alla retrospettiva “Da Warhol a Christo. Dalla Pop alla Land Art”, dedicata a Gianfranco Gorgoni, il fotografo noto a livello internazionale di origine romana scomparso nel 2019. La rassegna, a cura di Alberto Dambruoso e Fabio Cosentino, vuole raccontare fino al 14 giugno l’opera di un maestro della fotografia che ha saputo e voluto esprimere fasi complesse del panorama artistico contemporaneo. Creando documenti che ne testimoniano la complessità delle inclinazioni: dai paesaggi che dicono l’intervento dell’uomo fino ai ritratti degli artisti mentre lavorano sia negli studi sia nel vasto contesto del paesaggio naturale. Perché Gorgoni tallona gli artisti nel deserto, dove fanno cerchi con le moto, volute nei laghi, grandi linee nei boschi.
Gli aneddoti
Una trentina le fotografie selezionate dai curatori, fra quelle più significative scattate da Gorgoni. Si comincia coi i ritratti come lo scatto che accomuna Leo Castelli, la testa leggermente piegata mentre guarda sorridente verso l’obiettivo, ad Andy Warhol con il collettone della camicia in risalto in un atteggiamento di paziente e rassegnata attesa. Di lui Gorgoni dice come fosse un soggetto “imbarazzante per un fotografo”. Sempre disponibile a farsi fotografare, qualsiasi cosa gli si chieda. “Puoi spostarlo come una bambola. Dopo un po’ volevo che resistesse, che creasse tensione. Volevo fotografare qualcosa di reale della sua vita ecco perché gli dissi di sdraiarsi sul letto”.

Voleva cogliere Warhol, artista eccentrico e snob, in un atteggiamento rilassato, conservandone insieme la peculiarità pop mentre sfoglia un magazine e sbircia un televisore: due protesi che ne allungano la corporeità. Un altro aneddoto che Dambruoso racconta nel catalogo ha come protagonista Joseph Beyus. Noto per l’uso metaforico dei materiali. Nel 1971 durante uno dei viaggi di Gorgoni in Europa, i due si incontrano. L’artista tedesco gli comunica che devono recarsi in Olanda per una mostra che gli hanno dedicato. Durante la trasferta Gorgoni scorge uno stagno.
L’idea dello scatto è fulminea. Intima a Beyus di fermarsi. Di immergersi nell’acqua. Con tutti i vestiti. Lui accetta. Perché è il suo modo di interpretare l’arte. Dove a prevalere e il rapporto uomo-natura. Un riprendere l’evento mentre accade. Un accadimento, provocato o naturale, che evira l’immobilità dell’immagine: Robert Rauschenberg è ripreso nella piscina della villa progettata da Le Corbusier in India per la famiglia Sarabhai (Ahmedabad 1975). Keith Haring mentre si arrampica su di una rete metallica (New York 1985).

La Land Art
Si continua con la serie delle fotografie realizzate da Gianfranco Gorgoni a partire dalla fine degli anni Sessanta. Con una metodica attività di documentazione degli esponenti più noti della Land Art: Christo, Walter De Maria, Michael Heizer, Nancy Holt, Richard Serra, Robert Smithson. Il fenomeno si materializza a partire dal 1967 quando un gruppo di artisti realizza una serie di interventi a contatto diretto con la natura. In uno spazio compreso tra New York e l’America Nord-occidentale. Sono scelte dettate da un acuto disagio dovuto alla questione del possesso dell’opera d’arte, della sua commercializzazione.
Si decide allora di privare la galleria d’arte della sua primitiva funzione, contribuire al significato dell’opera, assegnandole un ruolo diverso: ospitare il processo creativo grazie alle fotografie e ai video. Testimoni della messa in atto dell’opera e del suo risultato finale. In questo contesto si configura l’intuizione di Gianfranco Gorgoni che diventa l’interprete ufficiale della rappresentazione fotografica delle opere.

L’opera che ha fatto conoscere l’artista Robert Smithson e che rappresenta il manifesto della Land Art è Spyral Jetty: realizzata nel 1970, affronta un molo artificiale a forma di spirale costruita con terra e rocce sul Great Salt Lake (Utah). Spyral Jetty ha tre livelli di percezione, da terreno, dall’interno e dall’esterno. Gorgoni, nella fotografia realizzata e presente in mostra, fornisce allo spettatore la visione esterna con la quale l’earthwork può essere apprezzato nella sua totalità.
Nancy Holt, in Sun Tunnels che si trova nel deserto del Gran Bacino, nel nord-ovest dello Utah, utilizza cilindri di cemento. Adagiati sulla terra sembrano perdere la loro grezza pesantezza e si trasformano in levigati specchi riflettenti del sorgere del tramontare del sole.



