20 Settembre 2026 04:33

Glacial & The Dwarfs of East Agouza. Pratiche di libertà sonora al Monk di Roma

Glacial & The Dwarfs of East Agouza, Monk, Roma (foto di Davide Savelli)
Glacial & The Dwarfs of East Agouza, Monk, Roma (foto di Davide Savelli)
I Glacial sono un ensemble newyorkese composto dall’ex chitarrista dei Sonic Youth, oggi autore e poeta, Lee Ranaldo, da Tony Buck e David Watson

Due trii, due continenti, un’unica idea di improvvisazione come pratica di resistenza a una irriducibile complessità. I Glacial sono un ensemble newyorkese composto dall’ex chitarrista dei Sonic Youth, oggi autore, editore e poeta, Lee Ranaldo, da Tony Buck, percussionista virtuoso dell’improvvisazione, e David Watson, musicista neozelandese che reinventa la sua cornamusa integrandola nei suoni graffianti dell’impro-noise.

Ci accolgono in un ambiente che ricorda una cattedrale post-industriale che piano piano si popola di animali meccanici e sonorità fantasmatiche. Il loro processo di accumulo sonoro sviluppa una propagazione anarchica di derive che sembrano fenditure geologiche. Come se le falde si aprissero sotto il loro castello incantato, gli strumenti stridono, graffiano e infiammano il suono lasciandolo bruciare a lungo prima di farlo precipitare.

Ranaldo muove la sua Fender Jazzmaster cercando larsen e distorsioni, Buck sfida la densità e la continuità del ritmo rock per deragliare in esplosioni continue, Watson abbandona ogni riferimento folk o pittoresco, spingendo la sua bagpipe a diventare un respiro continuo, fatto di abrasioni e drone sound, quasi fosse un sintetizzatore organico.

Tra delay, feedback e piani sonori che si sovrappongono, il gruppo disgrega la forma canzone per lasciarsi trasportare lungo una ritualità fatta di saturazione scomposta, ma coerente. Come se ricordassero, ma continuamente abbandonassero, i territori noti, i tre perseguono il disegno di una ossessiva cartografia dell’improvvisazione psichedelica.

Presenza misteriosa

Dopo di loro, un altro trio tutto maschile. I The Dwarfs of East Agouza si sono conosciuti nel palazzo dove hanno vissuto per anni al centro del Cairo. Figura centrale del gruppo è Alan Bishop, fondatore e animatore per 27 anni dei Sun City Girls, una formazione descritta come “An eclectic mix of every music style one can think”. Con la sua presenza misteriosa, e un’ironia tagliente, porta nel trio un retroterra di avanguardia rock e folk transnazionale capace di destabilizzare ogni linea melodica.

Sul palco ha alternato basso, sax soprano e voce per incidere tagli roventi nella virtuosistica della chitarra elettrica di Sam Shalabi e nei loop macchinici e ferocemente distorsivi di Maurice Louca. Il risultato è una sorta di seduta sciamanica imprevedibile: le distorsioni graffiate sembrano urla dal sottosuolo che ci spingono a far incontrare linee sonore differenti in tentativi, forse dissonanti ma persistenti, di resistenza all’omologazione.

Entrambi i gruppi hanno suonato un unico lungo e densissimo pezzo (diviso in due per i Dwarfs) proponendo un assaggio del loro modo di immergersi nell’improvvisazione contemporanea. Nessuno dei due ha dato prova di virtuosismo autoreferenziale, ma ci hanno invece fatto toccare strati sonori capaci di criticare un presente perduto tra ascolti distratti, ripetitivi e scollegati.

Se la lentezza compositiva dei Glacial ci ha mostrato una pratica di liberazione dalla “fast music” orecchiabile, gli scoppi scherzosi dei Dwarfs hanno liquefatto le griglie identitarie che pretendono di semplificare la nostra esperienza sonora in generi, classifiche e algoritmi.