
Se Unlimited è quel posto dove spesso l’arte ti sferra il classico “pugno nello stomaco”, quest’anno non accade
Tra le sezioni più attese di Art Basel, Unlimited si conferma anche nel 2026 come il luogo dedicato ai progetti che superano i limiti dello stand fieristico tradizionale. Ospitata negli oltre 16.000 metri quadrati di Messe Basel, la piattaforma accoglie installazioni monumentali, grandi sculture, video immersivi, ambienti site-specific, performance e opere concepite per confrontarsi con lo spazio in modo radicale.

Per l’edizione 2026, la curatela è affidata a Ruba Katrib, che succede a Giovanni Carmine. Ma se Unlimited è quel posto dove spesso l’arte ti sferra il classico “pugno nello stomaco”, quest’anno non accade. Deludono molti dei grandi nomi coinvolti: Theaster Gates e Wael Shawky suscitano più la noia del deja vu; Tracey Emin disorienta con una sorta di trabucco abruzzese affacciato sul nulla; Luc Tuymans, gigante del pennello, conferma che le grandi dimensioni a volte annichiliscono per primi i pittori; modesto il troppo sfavillante John Armleder proposto da Massimo De Carlo.

Sfidando lo sciovinismo, ci tocca dire che fra quelli che ne escono bene c’è Agostino Bonalumi, con la sua Struttura modulare bianca portata da Mazzoleni (in vendita a 3 milioni di euro). Potente anche la “torre infinita” di Muhanned Shono, suggestiva la teatrale installazione Panorama di Eva Jospin, intrigante pure Ai Weiwei quando si ricorda di fare l’Ai Weiwei delle origini. A voi le considerazioni, con la galleria fotografica…


















