
Nell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale Marco Meneguzzo cura fino al 13 settembre un’affascinante esposizione di Troilo
Arriva a Milano nelle sale dell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale l’opera di Paolo Troilo, artista iperrealista, che rilegge la storia dei personaggi che hanno abitato questo luogo in una riflessione sulla memoria e l’identità. Troilo affronta un lavoro di rilettura delle architetture delle sale, partendo dagli arredi, sino alle tappezzerie reinterpretandole con occhi nuovi, utilizzando la stessa casa di produzione tessile veneziana Rubelli, che realizzò quelle originali.
Per ciascuna stanza un tema, declinato attraverso figure, strumenti e forme che danno vita ad un mondo altro; lo spettatore ha l’impressione di entrare in un varco temporale dal quale entrano ed escono personaggi storici, regine, uomini virili e i muri si abbattono, vengono attraversati con passi celeri e concitati. Le voci raccontano, esclamano, recitano e impongono la presenza umana; i muri sono i testimoni silenti della vita che è stata, hanno visto lo scorrere degli eventi e il passaggio di illustri personaggi.

Da Leonardo da Vinci a Margherita di Savoia e Maria José, la prima e ultima regina d’Italia, i Visconti, che abitarono l’antico palazzo medievale durante la loro Signoria. Fino a Napoleone Bonaparte, che qui a Palazzo Reale fece la Reggia del suo Regno d’Italia. L’intento dell’artista è quello di abbattere il silenzio di quei muri, tornando a dar voce a quel coro di vite che attraversano il tempo e rompono ogni ostacolo.
Le opere in mostra
Nella prima sala, l’uomo misura di tutte le cose con l’opera “My Vitruvian”. Una rivisitazione dell’Uomo Vitruviano eseguita in acrilico steso su tela usando le dita, tecnica distintiva dell’artista. L’opera è stata realizzata in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, tributo al genio che qui visse e stabilì la sua bottega, quando il complesso era il Palazzo Ducale degli Sforza. Nella rivisitazione l’uomo si libera con forza e disperazione dalla costrizione del cerchio e del quadrato perfetto fino a deformarlo per sfuggirvi.

Nella Sala della Manica Strappata, il tessuto lacerato diviene varco per tre brecce in acrilico su tessuto Rubelli dalle quali far emergere l’umanità che reclama il suo diritto alla storia, uomini ai quali dar voce in un’autonoma narrazione, che rivendicano il loro diritto all’esistenza. I corpi sono tesi, combattono le acque oppure sono inermi, si affollano in una confusione vitale. Dalla quale emergono con le gambe e i piedi nella lotta per la sopravvivenza, come profughi disperati ai quali è strappata via la propria umanità.
La Sala Maria Josè dedicata all’ultima regina d’Italia, donna dal carattere ribelle e progressista. Troilo la ritrae protestante che solleva, in un gioco di illusione ottica, un lembo di tappezzeria. Dal quale emergono le braccia forzute di un uomo nell’atto di spezzare un fucile. La ricercatezza dei ricami, la ricchezza dei tessuti broccati riprodotti, viene contrasta dal gesto di lotta e resistenza della regina, in questa immagine, guida contro la guerra, contraria a qualsiasi azione militaristica del regime fascista.

Nella Sala Napoleone due arazzi, in uno la rappresentazione a mezzo busto dell’incoronazione di un imperatore ormai fantasma di se stesso. Imperator cinto con la corona d’alloro e tre stelle dorate che gli coprono occhi e bocca come un personaggio shakespeariano. Il motivo decorativo riprende le tappezzerie originali della Sala del Trono di Palazzo Reale, eseguite nel 1808 in occasione della fondazione del novello Regno d’Italia. Nel secondo arazzo, Bonaparte è nudo, inerme, umiliato. La figura rappresentata pallida su un drappo stellato e alla base un’iscrizione in latino recita: Numerus unus nullus est si non omnes numeri existunt (Non esiste il numero uno se non esistono tutti gli altri numeri). La Storia è fatta di esistenze senza volto così come di uomini consegnati all’immortalità dalla celebrazione iconografica.
Signori di Milano
La Sala dei Visconti mostra una rielaborazione dell’antico stemma dei signori di Milano, che diedero vita al palazzo. Raffigurante un serpente, o drago, che divora un “moro”. Il serpente è costruito “in negativo” ed è il vuoto a definirne l’anima pericolosa.

Nella Sala Margherita di Savoia, un omaggio all’amata Regina, celebre per essere stata modello d’eleganza per l’Italia dell’epoca. Una novella influencer con i suoi follower che detta moda e si impone con il suo portamento. La regina è al centro di un fiore, circondata da sue giovani dame di corte, che le fanno corona; l’unico volto visibile, pieno di luce è quello della sovrana mentre le altre donne sono girate e mostrano le spalle con le loro leziose acconciature; un’ape regina assoluta e di fronte due brecce con mani prodotte con l’AI (hanno 6 dita poiché si tratta di un’immagine prodotta con una tecnologia ancora agli inizi) che fanno il segno della vittoria, a favore e in opposizione della grande regina.
Tessuti protagonisti
La Sala Madre conclude il percorso con l’opera “∞ In the name of the mothers”. Un polittico di 8 arazzi, richiamano alla tradizione delle storie di santi medievale, fatta di colori acrilici stesi a mano su meravigliosi tessuti Rubelli. Le opere raccontano la storia della madre dell’artista, che rappresenta il corpo, gli abbracci, il dolore di tutte le madri. Il tessuto vermiglio si sposa alla pioggia di fiori rosa che riempiono l’orizzonte.

La sala nella quale viene proiettato lo studio di Troilo ci immerge nel suo mondo fatto di colori, tele, tessuti e prospettive e immagini iperrealiste.
Il ruolo degli specchi e l’allestimento pulito, l’uso delle luci o meglio dell’assenza di essa oppure dell’alternanza luce/ombra amplificano la potenza melodrammatica dei personaggi. I tessuti di Rubelli sono i veri protagonisti di questa fiaba contemporanea. Che promette un lieto fine ma non sempre lo raggiunge, perché, spesso, la realtà è ben diversa dal disegno della storia. Eleganza, artigianalità, la storia delle mani che creano e la luce che si riflette nella calda opulenza dei tessuti. Una mostra da non perdere che è un’immersione nel proprio inconscio che è quello di tutti gli uomini che continuano con le loro anime ad abitare queste sale.



