18 Settembre 2026 20:58

Arte e paesaggi celesti. Una mostra diffusa ad Aosta

Franco Perrotti, Chiesa Valdese, Courmayeur ph Claudia Zanfi
Franco Perrotti, Chiesa Valdese, Courmayeur ph Claudia Zanfi
Coinvolti il Museo Gamba a Châtillon, il Museo Archelogico MegaMuseo di Aosta, la sede della Chiesa Valdese di Courmayeur

Sotto il cielo di stelle. Costellazione di arte, scienze e culture è il suggestivo titolo che racconta la mostra diffusa sul territorio della Valle d’Aosta (visitabile fino a Ottobre). Il progetto intende dare vita a un nuovo dialogo tra arte, paesaggio e riflessione sul cielo come patrimonio culturale condiviso. Si va dal Museo Gamba a Châtillon, al Museo Archelogico MegaMuseo di Aosta, alla sede della Chiesa Valdese di Courmayeur. Il progetto, a cura dallo studioso Fortunato d’Amico, indaga le relazioni tra arte, tecnologia e antropizzazione dello spazio.

L’iniziativa propone le opere di alcuni tra i più riconosciuti artisti italiani a livello internazionale, tra cui Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino, Grazia Toderi, Gilberto Zorio e coinvolge scienziati, astronauti, archeologi, filosofi, teologi. Ci troviamo di fronte ad una nuova immaginazione del futuro, in cui l’antropizzazione del cielo, ovvero la sua trasformazione dovuta alle attività umane, crea continue mutazioni del paesaggio circostante, soprattutto quello della volta celeste sotto alla quale viviamo. D’altra parte anche le continue evoluzioni tecnologiche modificano ogni giorno la nostra percezione del mondo.

 

Il Museo Gamba, a Châtillon ph Claudia Zanfi
Il Museo Gamba, a Châtillon ph Claudia Zanfi

Le opere sono dedicate alla trasformazione della società contemporanea, in un’epoca in cui la ripresa delle missioni spaziali, l’utilizzo massiccio di satelliti, di droni, e soprattutto dei sistemi di controllo, risultano sempre più centrali nel ridefinire il nostro rapporto con il mondo e con la tecnologia. In particolare l’installazione realizzata appositamente per l’occasione dall’artista e designer Franco Perrotti. Collocata tra il sagrato esterno e gli spazi interni della Chiesa Valdese di Courmayeur, si trova Dissuader, una grande scultura lignea raffigurante un colombaccio nero.

La colomba, simbolo di pace e di rinascita, è ora percepita solo come volatile urbano fastidioso, una presenza da respingere, sorvegliata e assimilata ai linguaggi della difesa. L’opera di Perrotti nasce infatti dall’osservazione dei dispositivi utilizzati nelle città per impedire agli uccelli di sostare sugli edifici e introduce una riflessione sul progressivo controllo dello spazio aereo contemporaneo.

 

Gilberto Zorio, Museo Archelogico Aosta ph Claudia Zanfi
Gilberto Zorio, Museo Archelogico Aosta ph Claudia Zanfi

I nostri cieli sono sempre più attraversati da inquinamento luminoso ed elettromagnetico. Il lancio massiccio di mega-costellazioni commerciali per internet satellitare (come Starlink) sta alterando la volta celeste. Il nostro spazio è sempre più denso di perturbazioni e oscillazioni energetiche come le onde elettromagnetiche che trasportano energia. Onde radio, raggi infrarossi, raggi gamma, wi-fi, radiazioni ultraviolette, possono propagarsi nel vuoto alla velocità della luce.

Hanno effetti biologici sugli esseri viventi e possono causare morte cellulare e mutazioni genetiche. A questo si aggiunge l’inquinamento dello spazio (o inquinamento orbitale), il progressivo accumulo di detriti artificiali e costellazioni satellitari nell’orbita terrestre. Questo fenomeno mette a rischio sia le infrastrutture tecnologiche sia la nostra comprensione del cosmo.

Le varie sedi del progetto diffuso offrono letture diversificate e soluzioni alternative alla tematica. Nel Castello di Gamba, sede del Museo di Arte Moderna e Contemporanea della Valle d’Aosta, situato in una splendida posizione panoramica a Châtillon, si possono visitare interventi di vari artisti e la collezione d’arte con oltre 150 opere. Tra queste l’installazione ‘Orbita’, un’imponente opera luminosa in acciaio e Led di Massimo Uberti, che circonda la torre centrale del castello; il monumentale light box con coordinate stellari di Andrea Bonello; le ‘Cielografie’, una sequenza di indagini effettuate con lenti macro sulla propria pelle, come fosse una sorta di corpo spaziale, realizzate da Daniela Pellegrini.

 

Massimo Uberti, Museo Gamba, Châtillon ph Claudia Zanfi
Massimo Uberti, Museo Gamba, Châtillon ph Claudia Zanfi

Al MegaMuseo – Museo Archeologico di Aosta, si può percorrere un viaggio immersivo di oltre seimila anni di storia, dal Neolitico ai giorni nostri. Nell’immenso spazio del museo, che sorge direttamente sul sito degli scavi archeologici, molto interessanti sono i primi segni di comunità civilizzate sulla terra ‘Le arature sacre’, le prime tracce umane del sito risalenti al 4000 a.C.

Nell’antichità il cielo è sempre stato associato ai rituali agricoli. Ecco che le tracce dei pozzi circolari, risalenti alla fine del V millennio a.C. rappresentano un’area dedicata a culti agrari e alla venerazione della terra. Questi pozzi seguono allineamenti ben precisi, suggerendo l’esistenza di un vero e proprio disegno progettuale legato all’astronomia. Qui troviamo la ‘Stella’ di Zorio, le ‘Orbite Rosse’ di Grazia Toderi, le formule molecolari di Giulia Cuneaz. Le installazioni dialogano direttamente con i reperti archeologici e con i concetti di materia, energia del cosmo e trasformazione. Di fatto, nell’intero percorso di mostra, il lavoro degli artisti riesce a trasformare le vibrazioni della luce in materia espressiva, l’esperienza individuale in ordine universale, generando nuove poetiche e nuove rotte estetiche.