
Beecroft, Bartolini, Novitskova e Fischli & Weiss protagonisti della collaborazione tra Feudi di San Gregorio e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Può una cantina trasformarsi in un luogo di produzione culturale, oltre che agricola? La nuova collaborazione tra Feudi di San Gregorio e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sembra rispondere proprio a questa domanda. In occasione dei quarant’anni della cantina irpina, gli spazi di Sorbo Serpico accolgono una selezione di opere provenienti dalla collezione della Fondazione- Dando vita a uno stimolante dialogo tra arte contemporanea, architettura e paesaggio.
Il progetto riunisce Vanessa Beecroft, Massimo Bartolini, Katja Novitskova e Peter Fischli & David Weiss, quattro artisti molto diversi per linguaggi e generazioni. La fotografia Ein Blonder Traum di Beecroft, legata a una performance del 1994, porta negli spazi della cantina il tema della presenza e del corpo. Con la serie fotografica Senza titolo (Propaggine), Massimo Bartolini riflette invece sul rapporto fisico tra uomo, terra e paesaggio. Katja Novitskova, attraverso Mars Potential (Cat), mette in relazione immagini scientifiche e cultura digitale. Mentre Büsi (Kitty) di Peter Fischli & David Weiss restituisce alla quotidianità – il semplice gesto di un gattino che beve il latte – una dimensione inattesa di meraviglia.

Feudi di San Gregorio, fondata nel 1986 a Sorbo Serpico, in Irpinia, è una delle realtà vitivinicole più note della Campania e ha costruito nel tempo una forte identità anche attraverso il design, l’architettura e l’arte. La collaborazione con artisti e designer è parte integrante della storia dell’azienda: tra i nomi più significativi figurano Lella e Massimo Vignelli, Fabio Novembre, Pietro Ruffo e il duo Fallen Fruit.
Questa contaminazione tra vino e arte non è però un caso isolato. In Italia anche Frescobaldi porta avanti da anni il progetto Artisti per Frescobaldi, dedicato all’arte contemporanea e nato attorno alla Tenuta CastelGiocondo, coinvolgendo artisti provenienti da tutto il mondo. Una tendenza sempre più ampia: molte cantine stanno diventando luoghi nei quali il prodotto agricolo è soltanto uno degli elementi di un racconto più articolato. Fatto – accade anche nel “Carapace” di Lunelli, in Umbria – di territorio, architettura, design e soprattutto cultura contemporanea.



