17 Settembre 2026 09:32

L’ultimo segreto di Orson Welles

Orson Welles e la New Hollywood
Orson Welles
Un articolato saggio dello studioso francese Eric Chaux analizza l’opera di Welles fra scoperte e connessioni trasversali. Prima parte

Il segreto è il tema centrale dell’opera di Orson Welles. Il suo primo film, Citizen Kane (Quarto potere), è un’indagine sul segreto che l’eroe eponimo, Charles Foster Kane, interpretato dallo stesso Welles, porta con sé fino alla morte. Personaggi di altri suoi film, sempre da lui interpretati, celano dentro di sé un segreto gelosamente custodito, per il quale sono pronti a uccidere: Franz Kindler, ovvero il professor Charles Rankin, in Lo straniero; Quinlan, in L’infernale Quinlan; Arkadin, in Rapporto confidenziale. Tra i personaggi più rappresentativi della sua carriera di attore, portatori di un segreto mortifero, c’è naturalmente Harry Lime, in Il terzo uomo. E quando il personaggio non è interpretato da Welles, spesso sono altri a nascondere un segreto, come Elsa “Rosalie” Bannister, in La signora di Shanghai.

Il cinema di Welles ci avverte inoltre del pericolo di penetrare nel segreto di qualcuno, e ancor più di rivelarlo a qualcun altro. L’inizio e la fine di Quarto potere lo dimostrano: «No trespassing -Vietato l’ingresso ». L’esergo di Rapporto confidenziale spiega tutto: “Un re grande e potente chiese una volta a un poeta: ‘Cosa posso darti di tutto ciò che è in mio possesso?’ Il poeta rispose saggiamente: ‘Ciò che desiderate, Maestà, tranne il Vostro segreto.’”

E se l’ultimo film incompiuto di Welles, The Other Side of the Wind, nascondesse il suo ultimo e più sconvolgente segreto?

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The Other Side of the Wind, insieme ad altri progetti – come Don Chisciotte, Abissi, The Dreamers, The Big Brass Ring, The Cradle Will Rock, Re Lear – è tra i film che Welles non riuscì a completare, principalmente per motivi finanziari e giuridici, durante la fase post-hollywoodiana della sua carriera, che ne costituì la maggior parte. Ma The Other Side of the Wind era, secondo le conversazioni con Peter Bogdanovic e Henry Jaglom, il suo progetto più innovativo, dove Welles aveva inventato un nuovo modo di fare cinema: il film-saggio. Come ebbe modo di dichiarare in un’intervista, per Welles questo film avrebbe dovuto essere qualcosa di “mai fatto prima”.

La premessa del film è quella di un film nel film. Un regista, Hannaford, riunisce nella sua casa amici, registi, attori, critici, e una troupe televisiva, per festeggiare il suo settantesimo compleanno e proietta il film che sta girando, intitolato The Other Side of the Wind. Hannaford sta attraversando un blocco creativo e non riesce a finire il suo film, in parte per motivi finanziari, ma anche perché il suo attore principale è sparito. È un alcolizzato depresso e vittima di un esaurimento nervoso. Uscirà da questo impasse con un probabile suicidio1 sotto forma di un incidente d’auto, con cui il film ha inizio, evidenziando al tempo stesso l’impossibilità del suo completamento. Il film di Welles si intitola anch’esso The Other Side of the Wind e doveva pertanto essere una specie di documentario su un film incompiuto dello stesso nome, la cui incompiutezza è dovuta alla morte del suo regista, Hannaford. Inizialmente, Welles stesso avrebbe dovuto portare a termine questo film-documentario2. La sua morte interruppe il progetto, trasformandolo a sua volta in un lavoro incompiuto.

The Other Side of the Wind è diventato l’emblema di un Welles autore maledetto, perseguitato dalla sfortuna e dai suoi demoni: inizialmente incapace di ottenere finanziamenti, trova il denaro tramite il cognato dello Scià di Persia, per poi vedersi sequestrare il film dalla Rivoluzione islamica. Nel frattempo, Welles si è imbarcato nella monumentale impresa di editare una montagna di rulli, fin quando la morte non gli ha impedito di completare il suo Opus Magnum. Una storia davvero wellesiana! E il resto non è da meno: anni e anni di battaglie legali e finanziarie, fino a quando Netflix non ha deciso di finanziare il progetto per “terminare” il film, che è stato poi realizzato da un team guidato da Peter Bogdanovic3, regista, amico e confidente di Welles, nonché attore di The Other Side of the Wind, dove interpreta un regista che è una sorta di alter ego di Hannaford. Bogdanovic e la sua squadra hanno portato a termine il film utilizzando i 40 minuti montati e finalizzati da Welles, le 100 ore di riprese, la sceneggiatura, e una serie di istruzioni lasciate da Welles che, secondo Bogdanovic, gli aveva chiesto di promettere di finire il film “nel caso gli fosse successo qualcosa”.

Ci troviamo quindi di fronte a un film incompiuto di Orson Welles, completato da un altro regista; in un certo modo un “falso4” film di Welles.

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Ma se questo fosse davvero un film di Orson Welles? Ovvero non un film incompiuto di Orson Welles, ma, nella forma in cui ci è pervenuto, l’autentico The Other Side of the Wind, come Welles lo aveva inteso e concepito?

Sembra un’idea assurda: è risaputo che Welles passò anni a cercare finanziamenti e a tentare di completare un film che è stato terminato da altri, più di 30 anni dopo la sua morte.

E se l’intenzione di Welles fosse stata invece quella di cancellare le proprie tracce e di realizzare un film che doveva essere ultimato da qualcun altro, all’insaputa di tutti? In un’intervista, Welles dichiarò: “Potrebbe non essere nemmeno un film, ma il tentativo di realizzare un film, ed è questo che diventa il film”. Lo ha affermato anche un membro della troupe: “Non ne ho le prove ma la mia sensazione è che Orson non abbia mai voluto finire The Other Side of the Wind5.

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Welles aveva chiesto a Peter Bodgdanovic di “promettere di finire il suo film, nel caso gli fosse successo qualcosa”. L’interpretazione più ovvia, quella che Bodgdanovic stesso condivide, è che vedendo aumentare le difficoltà, la sua salute peggiorare e l’età avanzare, Welles aveva fatto promettere all’amico che tanto lo ammirava (nonché attore in The Other Side of the Wind) di finire il film se lui fosse morto prima. Il che è senz’altro del tutto plausibile.

Tuttavia, se Welles avesse fin dall’inizio, o in corso di lavorazione, concepito il suo film come un work in progress da far completare a qualcun altro, avrebbe tranquillamente potuto chiedere di farlo proprio a Bodgdanovic. Per una ragione molto semplice: Bodgdanovic aveva deciso di diventare regista dopo aver visto i film di Welles; per lui Welles era una specie di Dio in Terra. Nelle scene girate nella residenza di Hannaford, Brooks Otterlake, il personaggio interpretato da Bogdanovic, viene descritto come un imitatore di Hannaford, qualcuno che ne ricalca lo stile. Si potrebbe affermare che Bogdanovic coltivasse un sogno: fare un cinema uguale a quello di Welles, realizzare un film nello stile di Welles.

A sua insaputa, Welles gli ha offerto molto di più: l’occasione di realizzare un film di Orson Welles! Welles era sicuro che con Bogdanovic al suo posto il film sarebbe stato completato. In effetti, per più di trent’anni, Bogdanovic è rimasto strenuamente fedele alla promessa data, riuscendo a superare una dopo l’altra difficoltà gigantesche. Ma era essenziale che non sapesse che quello era il piano di Welles; doveva credere che Welles non fosse riuscito a finire il film per le ben note difficoltà legali e finanziarie, e perché era morto durante la sua lavorazione. Altrimenti l’avrebbe percepita come una manipolazione. Bisognava evitare che si considerasse un mero esecutore, una marionetta; doveva sentirsi totalmente capace di creare in piena libertà, pur sforzandosi di essere fedele a Welles6.

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Quali sono gli indizi di questa idea un po’ folle, cioè realizzare un film deliberatamente incompiuto che deve essere completato da altri a loro insaputa? Se questa ipotesi è vera, Welles, da autentico mago7, non ha lasciato indizi, anzi ha fatto di tutto perché restasse un segreto. Questa idea è pertanto impossibile da dimostrare: non ci sono prove; ma è tuttavia corroborata, ed è questo che cercheremo di mostrare, dal significato che conferisce al film e per la sua coerenza con la personalità e l’opera di Welles.

The Other Side of the Wind si apre con la voce di un narratore che introduce il film. Secondo questa voce (tratta dalla sceneggiatura lasciata da Welles), il film che vediamo è un documento composito, costituito dal film che il regista Hannaford stava girando (anch’esso intitolato The Other Side of the Wind) e da sequenze girate da diversi cameramen presenti alla festa organizzata da Hannaford per il suo compleanno. Si suppone che il film-documento che stiamo vedendo sia stato creato da una terza persona che ha avuto a disposizione tutto questo materiale8. Welles stesso avrebbe dovuto registrare la voce narrante introduttiva (come era già accaduto in altri suoi film); questa volta non ha fatto in tempo, e a Peter Bogdanovic è venuta l’idea di leggere l’introduzione calandosi nel ruolo del regista Brooks Otterlake, da lui interpretato nel film. In altre parole, il film che vediamo, The Other Side of the Wind, è un film… completato da Brooks Otterlake/Peter Bogdanovic.

The Other Side of the Wind è composto da più takes effettuati da angolazioni diverse, e di sequenze girate nella villa del regista Hannaford. Nel film, Hannaford dice: “Attenzione, qui tutto viene filmato” (diversi operatori infatti, riprendono tutto ininterrottamente), il che significa che tutto diventerà materiale per il film che verrà realizzato in futuro. In realtà, Welles ha creato i pezzi di un puzzle, che ha lasciato sparsi. Ci viene di pensare che Bogdanovic sia stato inconsapevolmente incaricato da Welles di ricomporre questo puzzle dopo la sua morte9. Si tratta di materiale affidato a qualcun altro, come il Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart10, completato da uno dei suoi allievi, in gran parte sulla base delle sue istruzioni, esattamente come quelle lasciate da Welles, che Bogdanovic e il suo team hanno utilizzato per completare il film11.

Poi c’è l’altro film, quello che Hannaford sta girando, il film nel film. Questo film (sebbene ovviamente realizzato da Welles) è tutt’altro che un film wellesiano12, almeno a prima vista. O almeno nei contenuti, perché ci sono inquadrature che formalmente portano il suo marchio di fabbrica, e che ricordano la sequenza degli specchi in La signora di Shanghai. Tuttavia il contenuto è ben lontano dagli altri film di Welles: nudità, scene di sesso (la sequenza iniziale di amore lesbico ai limiti della pornografia, la scena di sesso in automobile13, le scene di sesso a due e a tre chiusi nel bagno), una trama contorta (un giovane sedotto da una giovane donna14, che lo abborda, lo aggredisce sessualmente e sembra intenzionata a castrarlo15). Ovviamente, a livello superficiale, questo film riflette il declino di Hannaford, ormai incapace di dirigere, diventato un impotente “peeping Tom”, un “guardone”, come lo definisce uno dei suoi ospiti. A un altro livello, è anche una parodia dei film di Michelangelo Antonioni, che Welles detestava16, ma anche un riferimento alle calunnie rivolte a Welles dai suoi detrattori, che lo accusavano di non essere ormai più in grado di portare a termine un film17. Welles gioca quindi a fare un film che… non è suo.

Tutto questo ricorda quanto aveva detto Welles a Jeanne Moreau, in modo esplicito e ambiguo allo stesso tempo. Illustrando alla Moreau il progetto cinematografico di The Other Side of the Wind, Welles fece riferimento al film nel film: “Questa è la prima volta che faccio un film che non è mio!”. E se questa affermazione si applicasse all’intero film, e non solo alla parte che Hannaford sta dirigendo? Quale definizione migliore per un film destinato a essere… diretto e terminato da qualcun altro?

Sempre a Jeanne Moreau, Welles aveva parlato di un altro progetto incompiuto, Don Chisciotte, che aveva deciso di intitolare: “Quando finirai Don Chisciotte?” È l’idea stessa di un film che comprende un diretto riferimento alla propria incompiutezza. E la Moreau aveva giustamente commentato: “Avresti dovuto farlo per tutta la vita!”. Ecco la formula di The Other Side of the Wind: un film in continuo divenire, un work in progress fino alla fine della vita di Welles, e destinato a essere completato da qualcun altro dopo la sua morte 18.

I miei più sentiti ringraziamenti vanno a Anton Giulio Onofri per i suoi preziosissimi suggerimenti e la revisione del testo italiano.

1 Il tema del suicidio è onnipresente. Il suicidio del padre di Hannaford viene menzionato più volte, così come quello di Hemingway (amico molto stimato di Welles), una figura frequentemente evocata da Hannaford, se non altro per la data della morte di entrambi: 2 luglio. C’è inoltre il tentato suicidio di Johnny Dale, l’attore del film di Hannaford, che quest’ultimo avrebbe salvato dalla morte. Nel personaggio di Hannaford si può intuire un’allusione al padre di Welles, morto alcolizzato, stando a un’affermazione dello stesso Welles: “Le vere dipendenze sono una forma di suicidio”.

2 In realtà è un falso documentario, dato che il film nel film, il The Other Side of the Wind di Hannaford, è anch’esso di Welles; la sua incompiutezza è voluta da Welles e non è frutto di un incidente; le scene girate durante il compleanno di Hannaford sono anch’esse una finzione. Realtà e finzione si confondono.

3 Cfr. A Final Cut for Orson: 40 Years in the Making, il documentario che descrive lo straordinario lavoro svolto dal team della produzione. Come in Quarto potere, dove un investigatore cerca di scoprire il segreto di Kane partendo da materiali sparsi, la troupe di The Other Side of the Wind, utilizzando i materiali lasciati da Welles, conduce un’indagine attorno a un segreto: quali erano le sue vere intenzioni?

4 NB: non nel senso di un falso intenzionale, ma di un film non interamente di Welles.

5 Nel documentario They’ll love me when I’m dead, anche se la maggior parte degli attori ritiene che Welles avesse davvero l’intenzione di finire il film. Di fatto, Welles non intendeva lasciarlo incompiuto, ma forse voleva che lo terminasse qualcun’altro…

6 Welles poteva contare anche sulla volontà incrollabile e la lealtà della sua compagna degli ultimi anni, Oja Kodar, co-regista della sceneggiatura e attrice del film The Other Side of the Wind.

7 E ben nota la sua passione per la magia, che lui ha spesso praticato in pubblico.

8 Secondo la voce narrante introduttiva nello script: “Tutto il film è stato composto assemblando materiali provenienti da molte fonti diverse: i filmati girati dai registi e dalle troupe televisive, ma anche dagli studenti, dai critici e dai giovani registi che hanno portato con sé alla festa di compleanno telecamere da sedici e otto millimetri”.

9 Come la seconda moglie di Kane in Quarto potere, che passa il tempo completando puzzle, mentre l’investigatore cerca di ricomporre la vita di Kane per scoprirne il segreto e trovare il pezzo mancante che gli permetterebbe di mettere insieme tutti i tasselli e comprenderne finalmente il senso. Ma anche qui, come in The Other Side of the Wind, il segreto (Rosebud) sfuggirà a tutti e si dissolverà per sempre tra le fiamme, per essere rivelato esclusivamente a qualcuno di esterno al film, cioè lo spettatore… Ammesso che quello che si vede sia davvero il segreto di Kane. Forse il segreto è un altro, che non arriveremo mai a conoscere, perché è nascosto altrove: il film si conclude con il cartello ” No trespassing – Vietato l’ingresso”.

10 Nel caso di Mozart, fu la morte per malattia (o per avvelenamento) a impedirgli di terminare il Requiem. Per quanto riguarda The Other Side of the Wind, c’è un parallelismo tra la morte di Hannaford, per incidente/suicidio, e quella di Welles, che interrompono entrambi la lavorazione del film sia nella finzione che nella realtà.

11 Ciò naturalmente non sminuisce di una virgola gli immensi meriti di tutti coloro che hanno partecipato a questa finalizzazione.

12 Come affermato dallo stesso Welles in un’intervista: “Il film nel film è un film che non avrei mai fatto”.

13 Il che è forse, tuttavia, un altro riferimento alla scena iniziale di Otto e mezzo di Fellini, o alla scena dell’automobile in Amarcord.

14 Scena iniziale del film di Hannaford, che evoca la scena iniziale di La Signora di Shanghai, dove l’ingenuo Michael O’Hara si innamora di Elsa Bannister, seduta nella sua carrozza.

15 Questa scena, a sua volta, evoca il Satyricon di Fellini, in particolare la scena in cui Encolpio, costretto ad accoppiarsi in pubblico, diventa impotente, “perde la spada” e fugge tra le risate della folla.

16 Le scene della festa di Hannaford sono girate nella stessa villa di Zabriskie Point e un personaggio menziona Antonioni. L’analogia risiede anche nelle molteplici scene girate nel deserto, e le scene di sesso nel film di Hannaford ricordano l’orgia nel deserto di Zabriskie Point. Hannaford può essere visto come un Antonioni in declino, i cui film si abbandonano sempre più a un erotismo superficiale.

17 Il personaggio della critica cinematografica in The Other Side of the Wind è un riferimento diretto a Pauline Kael, la famosa critica cinematografica del New Yorker, la quale sosteneva che Welles non avesse scritto la sceneggiatura di Citizen Kane. Le sue affermazioni, secondo cui Hannaford è innamorato dell’attore John Dale, fanno riferimento a sospetti rivolti da più critici a Welles di essere un gay represso.

18 Nella stessa conversazione con la Moreau, Welles si difende dall’affermazione che il soggetto di The Other Side of the Wind sia autobiografico (NB: ovviamente lo è), dicendo che Hannaford, 70 anni (l’età in cui muore nel film) è molto più vecchio di lui. La morte di Welles a 70 anni cancellerà questa differenza.