
Un parco storico nel centro di Pavia diventa parte integrante del percorso di cure palliative. È quanto prevede la convenzione firmata tra Fondazione Horti e Maugeri, che riserverà ogni lunedì gli Horti dell’Almo Collegio Borromeo della città lombarda ai pazienti dell’ICS Maugeri di via Boezio, ai loro familiari, ai caregiver e al personale sanitario che li accompagna.
Il progetto nasce da un principio sempre più consolidato – il contatto con la natura riduce lo stress e migliora il benessere psicofisico – ma aggiunge un tassello che lo distingue: il percorso di cura passa anche attraverso l’arte.
Un parco che è anche una collezione a cielo aperto
Gli Horti sono un parco di 35.000 metri quadrati nel centro storico di Pavia, dove convivono differenti habitat naturali, oltre 200 specie vegetali, corsi d’acqua, prati fioriti, testimonianze storico-archeologiche e opere d’arte contemporanea, tra cui quelle di Arnaldo Pomodoro. Non è uno sfondo: è parte dell’esperienza. Il lunedì, giorno in cui il parco è normalmente chiuso al pubblico, gli spazi saranno riservati ai pazienti e ai loro accompagnatori, con percorsi immersivi nel verde, visite guidate alle opere d’arte e un servizio dedicato al Bistrot. Il parco è percorribile anche da persone con disabilità.
L’intesa è stata sottoscritta alla presenza di Alberto Lolli, rettore dell’Almo Collegio Borromeo e ideatore di Horti, di Luca Damiani, presidente esecutivo di Maugeri, e di Chiara Maugeri, vicepresidente di Maugeri.Presente anche il sindaco di Pavia, Michele Lissia, che ha sottolineato come l’iniziativa «migliori la qualità etica della nostra città, che sarà insignita del titolo di Città del Sollievo».
Maugeri valuterà l’idoneità clinica dei pazienti e curerà il trasporto con un mezzo dedicato, garantendo l’accompagnamento del proprio personale sanitario e la responsabilità assistenziale per tutta la durata dell’esperienza. Horti metterà a disposizione gli spazi e coordinerà le attività all’aperto. I programmi saranno calibrati di volta in volta sulle esigenze dei partecipanti.
«Questo percorso si inserisce nel quadro della legge 38 del 2010 sulle cure palliative, che già prescriveva un approccio umano al paziente, a tutela della dignità oltre che del benessere», ha dichiarato Luca Damiani. «Restituiamo ai pazienti e ai loro familiari un momento di intimità, di pace e di normalità fuori dal reparto. Sono certo che questo modello potrà superare i confini regionali e diventare un esempio da replicare».
Chiara Maugeri ha ricordato che le cure palliative sono «l’insieme di interventi volti ad alleviare sintomi fisici, psicologici e spirituali che possono accompagnare la malattia», un approccio multidisciplinare che mette al centro la persona e i suoi familiari nella loro globalità: «Il progetto con Horti è l’esempio concreto di come sia possibile mettere in pratica questa visione».
Per Alberto Lolli si tratta di molto più di un accordo: «è la concreta realizzazione di una visione della cura dove dignità, affetti e qualità della vita restano al centro fino all’ultimo istante. Aprire gli Horti alla cura il lunedì, che normalmente è il nostro giorno di riposo, significa riaffermare una responsabilità verso l’altro, perché il riposo per essere vero deve essere dedicato agli altri».

La mostra “CHE IO VEDA”
A conclusione della giornata è stata inaugurata, all’interno dell’area espositiva, la mostra fotografica “CHE IO VEDA. Lo sguardo, il volto, l’Altro, l’infinito”, progetto di Luca Bernasconi, neurologo di Maugeri impegnato nelle Cure Palliative e fotografo per passione. Attraverso una serie di ritratti – pazienti, operatori sanitari, persone coinvolte nei progetti di inclusione degli Horti e anziani – la mostra propone una riflessione sul significato della cura e sul rapporto con l’altro.
Le Cure Palliative considerano i bisogni fisici, psicologici, sociali e spirituali della persona, secondo l’approccio indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e coerente con la Legge 38 del 2010. Una revisione di OMS Europa su oltre 3.000 studi ha evidenziato il contributo delle arti alla promozione del benessere e alla gestione della malattia; in ambito palliativo le evidenze, ancora in evoluzione, associano natura e attività artistiche a stimolazione positiva, benessere percepito e relazione.



