18 Settembre 2026 09:31

Ai Weiwei, un’opera per L’Aquila. LE IMMAGINI IN ANTEPRIMA

Ai Weiwei, Figure and wheelbarrow for L’Aquila
Ai Weiwei, Figure and wheelbarrow for L’Aquila
La carriola simbolo della ricostruzione diventa un’opera d’arte site specific creata da Ai Weiwei all’Aquila

«Ha visto la carriola, l’ha presa e ha chiesto al suo assistente di fare delle fotografie». È da una scena apparentemente semplice, avvenuta durante la visita di Ai Weiwei all’Aquila lo scorso luglio, che nasce Figure and wheelbarrow for L’Aquila. La nuova opera site specific che l’artista cinese – con il supporto della galleria Continua – ha realizzato per la città.

A raccontare la genesi del progetto è il curatore Giacinto Di Pietrantonio, che spiega come la scelta di Ai Weiwei sia arrivata dopo una riflessione sull’artista internazionale più adatto a confrontarsi con la storia recente dell’Aquila. «Ci sembrava l’artista più adatto per affrontare un’opera per una città che era stata colpita l’anno successivo, quindi nel 2009, da un terribile terremoto».

Il riferimento è al sisma che nel 2008 devastò lo Sichuan, in Cina, provocando circa 70mila vittime. Ai Weiwei documentò quella tragedia attraverso il suo blog e la sua attività artistica. Un lavoro che, ricorda Di Pietrantonio, gli costò anche pesanti conseguenze da parte delle autorità cinesi: «Il governo cinese gli chiuse il blog» e, successivamente, «gli è costato la prigione».

Il parallelismo con L’Aquila, colpita dal terremoto nel 2009, è dunque all’origine del progetto. Ma è stato l’incontro con una semplice carriola, durante il sopralluogo in città, a indicare all’artista la direzione dell’opera.

 

Ai Weiwei, Figure and wheelbarrow for L’Aquila
Ai Weiwei, Figure and wheelbarrow for L’Aquila
Un monumento al lavoro

Ai Weiwei, accompagnato in diversi luoghi dell’Aquila, arrivò al cortile del Palazzo del Governo, ancora interessato dai lavori di restauro. Lì vide alcune carriole. «Dopo un po’ che guardava, girellava, nel cortile c’era un paio di carriole», racconta il curatore. L’artista ne prese una e si fece fotografare. «Non avevamo capito perché si facesse queste foto con questa carriola». La risposta arrivò più tardi, quando Ai Weiwei gli mostrò un libro di poesie di suo padre, Ai Qing, poeta e pittore cinese. Nel volume, una selezione di poesie curate dallo stesso Ai Weiwei, c’era anche una poesia intitolata Carriola.

«Abbiamo capito che questa carriola entrava anche a livello personale nel rapporto con suo padre», spiega Di Pietrantonio. Un oggetto visto in un cantiere aquilano si legava così alla memoria familiare dell’artista e alla figura del padre, considerato un riferimento fondamentale per la propria ricerca.

Da quell’idea è nata la scultura che sarà inaugurata venerdì 18 settembre alle ore 18, nell’area esterna antistante il colonnato di Palazzo dell’Emiciclo. Un’opera monumentale: 3,20 metri di altezza, 3,40 di lunghezza e 1,50 di larghezza. Realizzata in acciaio con una finitura che simula il bronzo, raffigura Ai Weiwei con le gambe divaricate, in una posizione che richiama il gesto di spingere una carriola.

«Se in Cina lui aveva fatto la critica, qui ha fatto invece un’opera che è un monumento al lavoro, alla ricostruzione», dice il curatore. Il terremoto, dunque, non viene raccontato soltanto attraverso la tragedia e la perdita, ma attraverso ciò che è venuto dopo: il lavoro, i cantieri, il recupero degli edifici e la volontà di riportare la città alla vita. «All’Aquila si sono dati da fare dopo il terremoto per rimetterla nuova e farla rivivere», osserva. E proprio per questo l’opera guarda al futuro più che fermarsi alla memoria del sisma.