
Un articolato saggio dello studioso francese Eric Chaux analizza l’opera di Welles fra scoperte e connessioni trasversali. Seconda parte
[Prima parte] Lo stesso Welles affermava che ciò che più amava era il processo creativo di un film piuttosto che portarlo a termine. Si aggiunga la passione di Welles per la magia e per l’illusionismo che pervade l’intera sua opera e tutta la sua vita. Far terminare un film a qualcun altro a sua insaputa è un supremo trucco di magia: e la magia sta nel fatto che il pubblico non se ne accorge.
Questa attrazione per la magia, però, non è solo una sua capricciosa mania. C’è un altro aspetto, misterioso e profondo, che attraversa tutta la sua filmografia: l’indistinguibilità tra il vero e il falso, e l’irresistibile tentazione dell’umanità di prendere il falso per vero. Possiamo esaminare le opere di Welles una per una: tutte raccontano storie e personaggi presentati come autentici, per poi rivelarsi tutt’altro; tutti i protagonisti dei film di Welles sono costruttori di mondi spesso illusori e finti, ossessionati da un segreto, o intrappolati in un mondo inventato da altri1.
Tutto ciò culmina nell’ultimo film di finzione completato da Welles2: F for Fake, incentrato sul personaggio di un falsario, o di più falsari, in cui Welles compare come mago e illusionista, e dove lo spettatore è costantemente messo di fronte all’impossibilità di distinguere il vero dal falso. Quale miglior trucco di magia che suggellare la propria vita con un film, The Other Side of the Wind, che potrebbe essere di Welles, ma anche non esserlo, e dove in definitiva è impossibile indovinare se sia un film incompiuto di Welles finito da Bogdanovic, o se quello da lui completato sia il vero film di Orson Welles?
Ma c’è dell’altro. Con The Other Side of the Wind, Welles, ha affermato di aver realizzato “qualcosa di mai fatto prima”. Come sarebbe? Fare un film dopo la propria morte? Sarebbe il primo caso di un film fatto da un regista defunto! La creatività cavalca la morte e, in un certo senso, ha la meglio e trionfa. Quali sono infatti le ultime parole del regista Hannaford, che concludono il film pronunciate dalla voce fuori campo, nonostante Hannaford sia già morto? “Filma i bei posti e le belle persone, tutte quelle ragazze e quei ragazzi – sparagli a morte! shoot them dead”! Esattamente come fa Hannaford nella sequenza in cui spara ai manichini. Ma anche “Fìlmali da morto!” 3.
*
Al di là dell’impresa – filmare da morto, far concludere un film a un altro a sua insaputa, come un mago – si cela in questo progetto l’intero mistero della creatività artistica, ma anche della creazione divina. The Other Side of the Wind è un film sull’essenza della creatività/creazione.
Welles lo ha affermato più volte: secondo il suo concetto di creazione (cinematografica), il creatore non è colui che controlla tutto in anticipo, che ha pianificato ogni dettaglio, per il quale gli attori sono solo burattini che eseguono nella pratica un piano preimpostato sulla carta. Il creatore non è un Dio onnisciente e onnipotente. È un Dio cui la propria creazione sfugge, o che permette alle proprie creature di sfuggirgli di mano. Per Welles, il regista è semplicemente colui che, secondo una formula paradossale, “comanda gli incidenti”. Parafrasando tutto questo, si potrebbe arrivare a dire che egli sia il Padrone del Caso. Durante le riprese, Welles ha sempre amato improvvisare, partendo da uno schema, trasformando gli incidenti in necessità. Così il film diventa il risultato di una serie di incidenti che generano delle leggi e una logica tutte proprie4. Altrimenti, secondo la pratica tradizionale, c’è solo regia, non creazione: per creare durante le riprese devono verificarsi gli imprevisti, ed essere integrati nella vita del film. Come diceva Welles, il regista si è preso troppo spazio nel cinema; secondo lui, per importanza il regista viene per terzo, dopo gli attori e la storia, in quest’ordine. O ancora: “La cosa più importante è la recitazione, e tutto ciò che accade davanti alla macchina da presa”. L’incidente, ciò che accade, è più importante di ciò che è stato pianificato in precedenza.
Tuttavia, di solito è il regista ad avere l’ultima parola; è lui che sceglie e decide5. Nel caso di questo film completato postumo, invece, Welles ha affidato il montaggio finale a qualcun altro6; ha portato all’estremo, in un certo senso, il gesto di dare agli attori completa libertà. Il film si è pertanto liberato del suo creatore. Come Prospero in La Tempesta, l’ultima opera di Shakespeare, il creatore che Welles ammirava di più. Prospero, il mago, presiede a tutto, manipola tutti gli attori, ma alla fine decide di concedergli la libertà e chiede loro di concedergli la sua: “Ora i miei incantesimi sono tutti infranti… liberatemi dai miei legami… lasciate che la vostra indulgenza mi liberi“. Il creatore lascia che le sue creature completino la sua opera e affida la sua vita alle loro cure. Così Welles ha fatto con The Other Side of the Wind, che contiene peraltro una citazione, una delle più celebri, proprio da La Tempesta: poco prima della fine del film, Brooks Otterlake, il personaggio interpretato da Peter Bogdanovic (il “futuro regista” di The Other Side of the Wind), chiede al regista Hannaford, che ha appena confessato che non finirà il film7: “Our revels are now ended? – I nostri festini sono ormai finiti?”.
“Tutto il mondo è un palcoscenico. E tutti gli uomini e le donne sono soltanto attori”. Forse nella sua intera filmografia Welles ha perseguito il tema della creatività e del Creatore (Dio). Prendete The Other Side of the Wind e sostituite Welles con Dio. Questo Dio sceglie di creare un mondo in cui gli attori sono liberi; non è lui, in ultima analisi, a decidere del loro destino, e affida le chiavi della creazione a qualcun altro. Forse è questo il Credo ultimo del Welles creatore: il creatore sceglie di non essere padrone della propria creazione e di dare la libertà alla propria creatura. In più interviste Welles affermò che ciò che lo interessava del cinema erano gli “accidenti divini”; si può naturalmente intendere “divino” nel senso di “sublime”… forse, tuttavia, sarebbe meglio prenderlo alla lettera: come possono verificarsi degli incidenti nel corso di una creazione divina? Come può la creazione di un essere onniscente contemplare il caso, o l’imponderabile? Forse, in The Other Side of the Wind, Welles ha risolto a modo suo il paradosso di un Dio che crea esseri liberi?8.
Hannaford viene esplicitamente paragonato a Dio da alcuni presenti alla proiezione. Si paragona lui stesso a Dio: “Come Dio; e come fai a fare la differenza?” Crea “i suoi attori come Dio crea l’uomo dall’argilla”. Ha creato un’intera serie di attori, che non erano nulla prima di lui, paragonabile a Dio che crea gli esseri umani dal nulla. Ha dato la vita due volte all’attore del suo film, John Dale: una prima volta salvandolo dal suicidio, un’altra facendo di lui un attore. Ma Hannaford crede di avere il diritto di decidere della vita e della morte delle sue creature. E non sopporta che Dale si sia rifiutato di continuare il film e ne sia uscito, cioè se ne sia liberato. Come dice il personaggio della critica cinematografica: “Deve distruggere ciò che crea. Non può fare altrimenti”. Uccide simbolicamente John Dale sparando a manichini che gli assomigliano, e che aveva fatto posizionare su una collina9. Dale, che non era presente al ricevimento, appare giusto alla fine del film; ma non raccoglie l’invito di Hannaford a salire in macchina, come se si rifiutasse di seguirlo nella sua pulsione di morte e di omicidio (questa scena precede l’incidente/suicidio di Hannaford). Così Dale si salva e resta libero. Hannaford è un dio geloso, possessivo e distruttivo10, Welles un creatore che lascia libere le proprie creature11.
*
Questo è il motivo per cui non si può sostenere che il film, completato con la supervisione di Peter Bogdanovic, non sia un vero film di Welles. Certo, Welles creava i suoi film in sala di montaggio, partendo da un materiale estremamente diversificato, spesso girato in luoghi distanti tra loro e a distanza di anni. In questo senso, solo Welles poteva realizzare e finire un film di Welles. Ma se non ha voluto finire questo film e ha dato a qualcun altro l’incarico di finirlo a sua insaputa, secondo le sue scrupolose istruzioni, pur con l’inevitabile margine di una deliberata indeterminatezza, vuol dire che il film che vediamo è il film che voleva Welles: un film terminato da un altro12.
Naturalmente si può anche obiettare che il film finito è diverso da quello che avrebbe fatto Welles, che lo stesso Bogdanovic avrebbe potuto farlo diversamente, che il film che stiamo vedendo è soltanto “una tra infinite possibilità”. Questo è senz’altro vero. Ma se Welles lo ha concepito come un film che doveva essere completato da qualcun altro, allora tutto ciò era inevitabile. Il film era destinato a sfuggire al suo controllo13.
Nel documentario su questo processo di finalizzazione, A Final Cut for Orson, uno dei tecnici del montaggio fornisce peraltro un nuovo indizio a sostegno di questa tesi: secondo lui, utilizzando il materiale lasciato da Welles, non sarebbe stato possibile terminare il film mentre lui era ancora in vita14; dovevano trascorrere alcuni decenni prima che le nuove tecnologie lo rendessero possibile. Secondo il tecnico si tratterebbe di una felice coincidenza, dalla quale però si può trarre la seguente conclusione: Welles concepì e diresse deliberatamente The Other Side of the Wind come un film che poteva essere completato soltanto dopo la sua morte.
(2. Continua)
1 Kane è un inventore di realtà: trasforma o tenta di trasformare le sue bugie in verità attraverso i media di cui possiede il controllo. Il suo più grande fallimento, dopo la sconfitta elettorale, è l’incapacità di convincere il mondo del talento come cantante lirica della sua seconda moglie. La realtà alla fine gli resiste. Falstaff, Arkadin, Chisciotte e Quinlan sono tutti affabulatori. Otello è prigioniero della menzogna inventata da Iago, proprio come Michael O’Hara lo è della menzogna di Elsa Bannister, e Macbeth della visione criminale della moglie. In Il Processo, il personaggio principale è sia prigioniero che vittima di un mondo immaginario, la Legge, il cui creatore e gestore rimane sconosciuto. In Lo straniero, Mary Longstreet è intrappolata nella menzogna di Franz Kindler. In Storia Immortale i personaggi di Paul e Virginie sono costretti da Clay a incarnare una leggenda affinché quest’ultima smetta di essere una finzione. E naturalmente c’è la beffa radiofonica di La Guerra dei Mondi, con cui gettò milioni di americani nel panico millantando un attacco marziano alla Terra. In realtà, tutti i film di Welles illustrano l’indistinguibilità tra il vero e il falso.
2 Se non consideriamo come film di finzione Filming Othello, che è effettivamente un documentario.
3 “Shoot» ha il doppio senso di sparare e filmare.
4 Un altro punto fondamentale in comune con Fellini.
5 Tranne ovviamente quando la produzione prende in mano il film per tagliarlo, cambiarne il finale, ecc., cosa che è successa sistematicamente a Welles a Hollywood, a partire dal suo secondo film, The Magnificent Ambersons, ma in questo caso il completamento da parte di altri non era voluto da Welles e non fa parte del film stesso, come invece lo è nel caso di The Other Side of the Wind.
6 Così Welles ebbe il montaggio finale (il final cut) per il suo primo film, Quarto potere, ma lo diede a qualcun altro per il suo ultimo film.
7 Naturalmente anche questa è una scena che rispecchia un fatto reale: Otterlake/Bogdanovic si rifiuta di finanziare il film di Hannaford/Welles, la loro amicizia è finita.
8 Si tratta di uno dei “labirinti” del pensiero descritti dal filosofo Leibniz, che egli risolve in modo un po’ diverso da Welles.
9 Ci si potrebbe chiedere se questa scena non suggerisca che Hannaford abbia ucciso tutti i suoi attori, i quali, curiosamente, sono assenti alla sua festa di compleanno, come osserva, sorpreso, un ospite. Almeno simbolicamente: “uccidere” significa “privare della libertà”. Come dice uno degli attori, in un esplicito paragone con un orco: “Noi esistiamo nella sua luce. Lui ci divora, alcuni più lentamente di altri”.
10 Welles: The other side of the wind è “un film sull’amore per la morte” / “a picture about the love of death”.
11 Questa dualità tra i creatori si riflette in una dualità tra gli attori del film nel film: di fronte a John Dale, Oja Kodar incarna la figura di un angelo sterminatore e distruttivo; a differenza di Dale, lei partecipa alla festa di Hannaford: questo perché appartiene al mondo di Hannaford, con i suoi due volti, l’amore e l’amore per la morte, Eros e Thanatos.
12 Anche se avrebbe potuto essere qualcos’altro.
13 Come spiega Leibniz, quando Dio crea, vede l’infinità dei mondi possibili, ma sceglie di crearne solo uno, ed è un mondo in cui l’uomo è libero.
14 In particolare a causa dei diversi formati utilizzati, delle colonne sonore incomplete, ecc.



