20 Settembre 2026 09:38

L’osservatorio del presente. Arte in Trentino tra Rovereto e Trento

Anselmo Bucci, I Maschi, 1911-24, Sala del Consiglio Fossombrone

Il Mart è uno dei più importanti musei italiani di arte moderna e contemporanea, che si è distinto negli anni per una programmazione di livello internazionale. Da pochi mesi ha una nuova direttrice, la storica dell’arte Micol Forti, che vanta una lunga esperienza come responsabile della collezione di arte moderna dei Musei Vaticani.

In attesa delle mostre in arrivo nel 2027, quest’autunno il museo di Rovereto propone ben tre esposizioni, che coprono un arco temporale che va dai primi anni del Novecento ad oggi. La parte del leone spetta alla spettacolare retrospettiva dedicata ad Anselmo Bucci, singolare figura di outsider che non aveva ancora avuto l’onore di avere un’antologica in un museo italiano: “Anselmo Bucci (1887 – 1955). Il tempo del Novecento tra Italia e Europa”, curata da Beatrice Avanzi e Luca Baroni, riunisce 150 opere divise in un percorso curatoriale che ricostruisce l’intera carriera di un artista eclettico e irregolare, autore di una serie di capolavori esposti nelle sale del museo. Con un occhio all’Italia e l’altro all’Europa, Bucci figura tra i fondatori del gruppo Novecento — al quale dà il nome — senza però farvi parte in maniera organica, mantenendo sempre la propria libertà intellettuale. Dall’intenso Autoritratto del 1907 a L’Autunno (1910), dal ritratto di Cipriano Efisio Oppo (1919) a Gli amanti sorpresi (1920-1921), Bucci mostra di aver assorbito le lezioni del primo Futurismo, del Realismo Magico e dell’Impressionismo — che ha potuto studiare de visu durante il suo soggiorno a Parigi dal 1906 al 1914 — rielaborati però attraverso uno sguardo indipendente e personale, filtrato anche attraverso un’attenzione particolare rivolta al nostro Rinascimento, come si evince da un’opera come I pittori (1923-24), considerata da molti il suo capolavoro.

Anselmo Bucci, Il lampo, 1911, GNAMC, Roma

Altrettanto significative le sezioni dedicate ai disegni e alle incisioni, che rivelano una mano precisa e rigorosa, mentre la conclusione del percorso è affidata a un gruppo di tele degli anni Trenta, tra le quali spicca I Maschi (1911-1924), un grande dipinto a tema mitologico che rivela l’attenzione dell’artista per il nudo maschile. Così, dopo decenni di oblio, grazie a questa mostra è possibile rileggere una personalità sui generis, che rivela solo oggi la notevole profondità della sua cultura artistica, qui presentata in maniera impeccabile.

Bucci, Juliette, 1910, Collezione privata

La seconda proposta espositiva è incentrata sulla collezione privata monografica della fondazione Biagiotti Cigna, dedicata a Balla: “Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna” mette in dialogo le opere di Balla del museo con una cospicua produzione di opere dell’artista, legate prevalentemente alle arti applicate, dai bozzetti agli arredi, grazie alla coerente e costante attenzione alla moda e al suo ruolo nella cultura di massa e nei linguaggi della comunicazione. Tra le opere esposte, che testimoniano la vastità della produzione di oggetti relativi alle arti applicate realizzati da Balla (mobili, arazzi, paralumi; studi per sciarpe, cravatte, cappelli, ricami) spicca Genio futurista, la più grande opera mai realizzata da Balla. Si tratta di un olio molto colorato su tela d’arazzo, ampio circa 4 metri e alto quasi 3 metri, realizzato da Balla nel 1925 e presentato a Parigi, in occasione dell’Esposizione universale di arti decorative e industriali moderne. L’ultima mostra è un’articolata riflessione sul tema della citazione.

Giacomo Balla, Cartolina Futurista, 1915-1920, Collezione Laura Biagiotti