04 Ottobre 2026 18:22

Basta arti senza gloria. Marco Paleari in mostra a Milano

Marco Paleari, Io centro con i missili, 2026, 112x187cm, tecnica mista su cartina geografica ph. Anna Pendoli
Marco Paleari, Io centro con i missili, 2026, 112x187cm, tecnica mista su cartina geografica ph. Anna Pendoli
Nella sede di PCM Studio, Paleari pone una domanda meno leggera di quanto appaia: quale spazio resta all’arte fuori dai dispositivi della celebrazione e della consacrazione?

Basta arti senza gloria, il progetto espositivo di Marco Paleari (Desio, 1998) per PCM Studio negli spazi di via Farini, è accompagnato da un testo-manifesto di Ferrante Ruspoli. Forse è meglio partire da qui, perché il testo segue il gesto ma ne dichiara l’idea, e si apre con le stesse parole del titolo, pronunciate come un’ingiunzione. Leggendolo ci si rende conto da subito che la gloria di cui parla Ruspoli ha poco a che vedere con il successo e nasce da un obiettivo esplicito: “essere poeticamente impegnati”.

Riuscirci è una questione di allenamento, come sempre. In questo caso l’allenamento sta nell’imparare a scomporre e ricostruire la realtà in cui siamo immersi. Chiunque può farlo, con conseguenze tutt’altro che innocue, perché chi lo fa “impara a dubitare che questo sia il migliore dei mondi possibili e che non abbiamo le facoltà di cambiarlo”.

 

Marco Paleari, Ipotesi di un unicorno, 2026, 150x175cm, grafite su carta ph. Anna Pendoli
Marco Paleari, Ipotesi di un unicorno, 2026, 150x175cm, grafite su carta ph. Anna Pendoli

A far da eco è la parola impegno, che rimanda all’arte impegnata, quella che prende parte e si schiera. Ruspoli la svuota di ogni contenuto ideologico, “non c’è morale o politica”, scrive, e ne conserva soltanto l’ambizione più radicale: creare nuovi punti di vista, una nuova realtà, una nuova arte. L’agire poetico diventa così politico, smontando la convinzione che le cose non possano andare diversamente. È un gesto che ha un prezzo: chi compone un’arte intima e poetica deve “mettere in conto la possibilità di non farcela”.

Nel testo, attraverso un’immagine semplice, viene riportato anche un esempio di come ci si può allenare: una cartina geografica da scomporre, riappiccicare e ridisegnare fino a ottenere un mondo “dove il confine perde senso”. Non è un esempio astratto, ma il punto di partenza da cui origina l’intervento site-specific che Marco Paleari realizza nel cortile di PCM Studio.

 

Marco Paleari, Siena, Beirut, Vancouver, Provenza, Sapporo, Normandia, 2026, 50x70 cad., grafite e olio su carta ph. Anna Pendoli
Marco Paleari, Siena, Beirut, Vancouver, Provenza, Sapporo, Normandia, 2026, 50×70 cad., grafite e olio su carta ph. Anna Pendoli
Un planisfero scomposto

Lì, i lavori per la posa della fibra ottica hanno aperto una crepa in un pavimento dipinto molti anni fa dal precedente abitante dello spazio, che, secondo la memoria del luogo, ne avrebbe tracciato le geometrie dopo aver visto una mostra di Mondrian. Chiamato a intervenire su quella frattura, Paleari la usa come dispositivo per dare forma alla sua opera. La immagina come il confine di una vecchia cartina modificato da un evento accidentale e la riempie di frammenti di un planisfero scomposto, rimaneggiato attraverso il collage e la pittura, per poi fissare il tutto con la resina.

È una scelta tecnica con cui si cimenta per la prima volta: le pendenze orientano la colata e il gesto cede una parte del proprio controllo al terreno. Il risultato ridisegna la geografia del luogo e si deposita sopra gli strati precedenti. L’intervento nel cortile di via Farini funziona allora come una piccola geologia, e Paleari sceglie di aggiungervi uno strato di resistenza poetica.

 

Marco Paleari, The end has no end, 2026, 178x105 cm, grafite olio e pastelli su tela ph. Anna Pendoli
Marco Paleari, The end has no end, 2026, 178×105 cm, grafite olio e pastelli su tela ph. Anna Pendoli

La seconda opera realizzata per la mostra è un video, Basta arti senza gloria, in cui troviamo il pittore Giovanni Frangi come attore, insieme ad amici e complici dell’artista. Un po’ ce lo aspettavamo: i suoi trailer sono una promessa, lasciano intuire una storia senza raccontarla e rimandano sempre a un film che non ci aspettiamo di vedere. Stavolta Paleari ha mantenuto la promessa e lo ha girato.

Il riferimento a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino è esplicito, ma è bastato lo scarto di una parola nel titolo per deviarne il significato e trasformarlo in un’esortazione, che introduce la domanda dell’inizio: quale spazio resta all’arte fuori dai dispositivi della celebrazione e della consacrazione? Paleari risponde con la sua consueta ironia, che gioca con il cinema, con gli amici e con il mondo dell’arte.

 

Marco Paleari, Mondo annuvolato e stretchato, 2026, tecnica mista ph. Anna Pendoli
Marco Paleari, Mondo annuvolato e stretchato, 2026, tecnica mista ph. Anna Pendoli
Pathos romantico

A fare da contrappunto a questa narrazione torna il manifesto. Che parla di un poeta caduto sul campo di battaglia e di un’arte fatta di “viscere, sangue”. I due registri restano lontani. Qui emerge un pathos romantico dichiarato, in cui il sublime e il sacrificio sono il prezzo della creazione. È da questo attrito che il progetto ricava la sua misura: l’ironia impedisce al manifesto di irrigidirsi in retorica eroica. Mentre la ferocia del lessico belligerante impedisce all’ironia di ridursi a una battuta.

Capita, incontrando Paleari per caso, di finire a parlare dei mille lavoretti con cui un artista della sua generazione tiene insieme i conti. A un certo punto, immancabilmente, arriva un’esclamazione: “Io devo dipingere!”. Paleari è in primis un pittore e anche qui, distribuiti sui due piani, troviamo una selezione di dipinti e opere su carta. Quest’anno ha inoltre vinto il Premio Combat Prize con Torero spiaggiato (Best life!). Il riconoscimento arriva dunque alla pittura, ma non chiude la ricerca dell’artista dentro una forma acquisita. Al contrario, le opere presenti da PCM Studio condividono con i due lavori realizzati per l’occasione quella disponibilità al rischio che costituisce uno dei cardini del progetto: la possibilità che la creazione non coincida con la conferma di un linguaggio acquisito, ma con la temporanea rinuncia alle sue certezze.

 

Marco Paleari, Mondo annuvolato e stretchato, 2026, tecnica mista ph. Anna Pendoli
Marco Paleari, Mondo annuvolato e stretchato, 2026, tecnica mista ph. Anna Pendoli

La gloria di Basta arti senza gloria non coincide con la celebrazione o con la consacrazione, ma con la necessità di tornare ogni giorno al lavoro chiedendosi quale differenza si sia in grado di fare. Paleari non pretende di dare risposte, preferisce porre domande, anche giocose, e, come dice lui, “illuminare” nuovi modi di vedere il mondo, lasciando a ciascuno le proprie conclusioni.

Marco Paleari. Basta arti senza gloria
PCM Studio
Via Farini 71 (cit. 31), Milano