12 Ottobre 2026 00:22

Cosmografie. Marina Bindella al Museo Carlo Bilotti di Roma

Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Fino al 15 novembre il Museo Bilotti ospita nell’Aranciera di Villa Borghese una selezione di opere realizzate dal 2020 a oggi

Fino al 15 novembre è visitabile al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese la mostra Marina Bindella. Cosmografie, un percorso espositivo che raccoglie circa quaranta opere tra dipinti, xilografie, acquerelli e grandi installazioni polittiche, realizzate dal 2020 a oggi. I temi cosmici, da sempre presenti nella ricerca di Marina Bindella (Perugia, 1957), negli ultimi anni si sono intrecciati con l’interesse per la fisica subatomica e quantistica e per le ricerche astrofisiche, anche attraverso il riferimento a due importanti figure del Novecento, Paul Dirac ed Erwin Schrödinger.

È all’interno di questo più recente orizzonte di ricerca che si sviluppano le opere riunite in mostra, organizzate in serie tematiche che seguono i diversi momenti del percorso dell’artista: dagli organismi cellulari di Ab origine alle indagini sulla struttura dell’universo di Cosmogonia, Lunghezza d’onda e Il mare di Dirac; dalle visioni affidate alla parola scritta di Apeiron alle ipotesi sulle forme che il tempo può assumere in Vortex temporis, Sui bordi del tempo e Gli occhi del cielo.

 

Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Mappe interiori, mondi possibili

È proprio nel rapporto tra materia, spazio e tempo che si sviluppa il senso del titolo Cosmografie, che richiama un universo di immagini in espansione, concepite come mappe interiori di processi in divenire: aggregazioni, rarefazioni, trame, orbite e vibrazioni. A proposito delle sue tele, Bindella, nell’intervista con Carlo Alberto Bucci, afferma: «Normalmente, inizio dall’angolo, è come se esistesse qualcosa prima dell’opera, fuori dal suo perimetro, che io vado a prendere per entrare dall’esterno nella superficie che poi percorro con il coltello, con il pennello, con il colore».

Questa relazione tra materia, spazio e tempo emerge anche nel modo in cui l’artista interviene sulla superficie e nella varietà dei linguaggi e dei materiali impiegati. Infatti, la sua ricerca attraversa tecniche differenti, dalla xilografia all’acquerello, dalla pittura al graffito, fino all’utilizzo di supporti come il cartone ondulato e di matrici inconsuete, quali reti e superfici modulari. Nei lavori di Bindella il supporto non viene nascosto, ma è integrato nel processo compositivo, diventando un elemento generativo che dà vita a una pittura in cui segno, luce e materia risultano inseparabili.

 

Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Il tempo inscritto nel segno

I lavori di Bindella esprimono un sapiente uso del segno, che nasce da un tempo lungo e paziente del fare artistico. Nella pratica creativa, ogni segno viene studiato nel suo andamento, nello spessore e nella frequenza, fino a costruire una sorta di misurazione incessante del tempo, scandito gesto dopo gesto, pausa dopo pausa. È proprio questa lenta sedimentazione del gesto a trasferire l’esperienza del tempo dall’atto creativo alla fruizione dell’opera: la dilatazione temporale inscritta nella superficie invita lo spettatore a rallentare lo sguardo e a soffermarsi sulla complessità delle trame.

L’osservazione può essere così considerata un’immersione nelle nebulose luminose in espansione, nei grovigli intricati dei segni e nelle stratificazioni del colore, dove ogni elemento sembra conservare la traccia di un gesto e di una durata. In questo senso, il tempo dell’artista sembra prolungarsi in quello dello spettatore, trasformando la visione in un’esperienza lenta e immersiva, nella quale la superficie dell’opera si rivela progressivamente attraverso l’intreccio di segni, pause, densità e variazioni cromatiche.

 

Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma
Marina Bindella, Museo Carlo Bilotti, Roma

Come ha osservato la curatrice della mostra, Ilaria Schiaffini, docente di Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza Università di Roma, «la luce e il tempo sono i due fili conduttori delle opere radunate in questa mostra», nelle quali l’immagine appare come il frammento di un più vasto processo di aggregazione e dispersione della materia. In questo senso, la solidità della materia e la rigidità del tempo sono illusioni: ciò che resta è un tessuto dinamico fatto di relazioni, vibrazioni ed energia.