
Il sindaco di Catania punta sull’arte contemporanea e lo fa in modo diretto e immediato, con un gruppo scultoreo ciclopico di bronzo: i Fighting Horses di Arturo Di Modica senza coinvolgere la cittadinanza o un gruppo di esperti
Nella città più dark dell’isola siciliana, per via del colore scuro della pietra lavica dei suoi palazzi, il sindaco di Catania punta sull’arte contemporanea e lo fa in modo diretto e immediato. Trantino vuole portare opere d’arte attuali in luoghi urbani inaspettati, come ha scritto in un suo post per chiarire l’intento di questa scelta, che ha creato non pochi malumori tra i cittadini.
Effettivamente, è una decisione che arriva sulle strade di Catania senza un eclatante preavviso come fa la cenere dell’Etna. Difatti, nella cittadina su cui si erge il vulcano più alto d’Europa, viene collocato un gruppo scultoreo ciclopico di bronzo: i Fighting Horses. Sono cavalli alti otto metri con una larghezza di quattordici metri, realizzati da Arturo Di Modica, che aveva progettato questa scultura per un altro progetto, Wild Horses, del 2019, da installare sulle rive di un fiume nelle zone di Vittoria, suo paese natale.
Invece, a Librino, l’arte contemporanea è un dialogo aperto e continuo con tutti gli abitanti del quartiere grazie al mecenate Antonio Presti che da oltre trent’anni «semina bellezza» nella città di Sant’Agata. E lo ha fatto anche stavolta con l’installazione di Pegaso – Il Cavallo Alato
Ciò che emerge, in modo chiaro, è la frattura tra l’opera e il contesto cittadino e urbano. A Trantino non interessa il dialogo preventivo con addetti ai lavori né un coinvolgimento della cittadinanza o delle scuole. Ed è un gap eclatante.
Il paradosso catanese è che, invece, a Librino, l’arte contemporanea è un dialogo aperto e continuo con tutti gli abitanti del quartiere grazie al mecenate Antonio Presti che da oltre trent’anni «semina bellezza» nella città di Sant’Agata.
Infatti, la scultura Pegaso – Il Cavallo Alato, dell’artista messinese Antonello Bonanno Conti, è stata accolta e apprezzata dalle scuole dagli abitanti rispetto ai cavalli di Piazza Università. Quest’opera scultorea è un grande cavallo alato, in acciaio specchiante, da poco installata e inaugurata nel periferico quartiere catanese.

I Cavalli di Piazza Università talmente grandi da richiamare la leggenda che lega l’isola siciliana ai Ciclopi e ai Titani, di cui Prometeo ne è un simbolo iconico
Si avverte, al contempo, qualcosa di mitologico e fantasy, se si considera la leggenda che lega l’isola siciliana ai Ciclopi e ai Titani, di cui Prometeo ne è un simbolo iconico. Sotto questo aspetto, non è così male aver puntato sulle proporzioni enormi di Wild Horses. Mentre quelle della scultura di Pegaso sono grandi ma meno eclatanti. È chiaro come Trantino abbia voluto puntare sulla mediaticità nell’avviare quell’inconfondibile filosofia del marketing del purché se ne parli. Anche se molti brand, ormai, non la usano più. Ma Catania non è un brand! È la città dei Viceré, di cui si sta parlando sul web, nel bene e nel male. E visto che De Roberto – autore dei Viceré – è, purtroppo, meno cool di Wall Street, è meglio aver scelto un artista siciliano, quale è stato Arturo Di Modica, con il suo storico studio di scultura a Soho.
Catania come Wall Street con l’artista Arturo di Modica, autore del noto Toro di New York. Trantino ha avuto l’astuzia di far continuare il dibattito sul concetto di “opera d’arte”, mettendo insieme addetti ai lavori e non in una città piena di contraddizioni come Catania
Artista che ha costruito la sua fama grazie alla sua scultura – Charging Bull – il noto Toro di Wall Street, a New York.
A questo punto, salta agli occhi un significato anche geopolitico, in un ampio discorso che vede Catania vicino alla base americana di Sigonella. Ergo, vicino agli USA: Catania come Wall Street! Anche se stride parecchio.
Addirittura, c’è chi ha visto, tra i vari commenti social, simbolici cavalli di Troia di una guerra, a quanto pare, non dichiarata ufficialmente nonostante i numerosi conflitti bellici nel mondo. Però, resta sempre più pacifico ed onirico il Pegaso di Bonanno Conti, su cui si riflette il cielo di Librino, rispetto ai monumentali cavalli di Piazza Università.
Dubbi e domande sul senso dell’arte, sul decoro urbano e sui temi più urgenti sui quali intervenire

C’è sicuramente un gran parlare, intorno all’azione di Trantino, soprattutto, davanti alla spesa fatta dal comune di Catania su trasporto, installazione, assicurazione e altri servizi. Ma questa è un aspetto della macchina amministrativa da approfondire che qui non si intende analizzare. È, invece, piuttosto curioso notare come parte del dialogo intorno al concetto di “opera d’arte” sia una questione completamente aperta che mette insieme addetti ai lavori e non.
Si sa che l’arte contemporanea accende un forte dibattito tra sostenitori e dissacratori. Essa stessa vive una crisi endemica senza direzione con una entropia interna che cresce esponenzialmente.
Trantino ha avuto l’astuzia di far continuare questa disputa, in una città piena di contraddizioni, con problemi di urbanistica notevoli, sostenendo che nessuno ha ragione. Tutti hanno ragione. L’arte è impatto, folgore, eco di sensibilità ed è giusto che ciascuno viva la propria reazione e dissenta o esprima consenso.
L’arte non può essere solo quel lampo che giunge per illuminare il cosmo o aprire una diatriba, soprattutto nel contesto cittadino catanese. Andrebbe considerata in modo più strutturale e ordinario
In realtà, andrebbe anche detto che l’arte non può essere solo quel lampo che giunge per illuminare il cosmo o aprire una diatriba, soprattutto nel contesto cittadino catanese. Dovrebbe, invece, essere considerata, in modo più strutturale e ordinario, un continuum della pianificazione urbana con associato significato, etico ed estetico, che ogni opera comporta sul piano storico, politico ed economico.
L’arte come un “prodotto” che, a un certo punto, arriva in modo extra ordinario per attirare l’attenzione alla stessa maniera di un reel con visualizzazioni in crescita esponenziale
Questo aspetto è inesistente, nella maggior parte delle amministrazioni comunali, e con Trantino viene fuori l’idea dell’arte come un prodotto che, a un certo punto, arriva in modo extra ordinario per attirare l’attenzione. Alla stessa maniera di un reel con visualizzazioni in crescita esponenziale.
Allora, è proprio vero che anche nel reale siamo dentro la logica degli algoritmi per indicizzare immagini e parole e trovare un medium affinché se ne parli e avere tanti e tanti follower. Al contrario, a Librino, con Antonio Presti, c’è un lavoro sul territorio trentennale prima ancora dell’uso dei social per educare al bello e riscattare un’intera area dissestata e periferica.
Il gruppo scultoreo dei cavalli vince e retrocede allo stesso tempo. Attira e respinge i passanti della città, che hanno fatto ironia sul commercio equino e la carne di cavallo
Ed è in questa direzione che, a Catania, il gruppo scultoreo dei cavalli – voluti da Trantino e non dalla cittadinanza – vince e retrocede, allo stesso tempo. Attira e respinge gli abitanti della città, nota per il suo commercio equino, di cui non si parla in riferimento all’opera, anche se i social sono pieni di commenti ironici sulla carne di cavallo.
C’è, quindi, una calcolata provocazione mediatica più vicina a una mossa di scacchi, con tifoseria, che accende Piazza Università, nell’ottica della mediaticità trantiana.
A Librino, invece, c’è Pegaso, luminoso e possente che ricorda a tutti l’inconfondibile valore dell’arte che si erge sulle cose del mondo e fa volare sogni e desideri.



