
Alla cantina Bonotto Delle Tezze, a Tezze di Piave, nel trevigiano, i protagonisti raccontano l’esperienza della residenza artistica Officina Malanotte
Al centro dell’incontro, l’esperienza della residenza artistica e le opportunità creative che nascono dal confronto con nuovi luoghi, persone e abitudini di lavoro. La cantina Bonotto Delle Tezze, a Tezze di Piave (TV), ospita Atelier in fermento, un incontro dedicato al dialogo tra arte contemporanea, residenza artistica e territorio. Gli artisti Chiara Peruch, Chris Rocchegiani, Giorgia Severi e Aleksander Velišček, ospiti delle passate edizioni di Officina Malanotte, si confronteranno con il curatore Daniele Capra, in un talk moderato dalla giornalista Chiara Vedovetto. Appuntamento sabato 24 ottobre alle ore 18: noi ci siamo fatti anticipare qualcosa dagli artisti protagonisti…
Chris Rocchegiani
Vivere una residenza artistica per me significa staccare totalmente dai ritmi e dalla dinamica quotidiana dello studio, per cambiare passo e arricchire la pratica con nuovi stimoli, soluzioni e processi inediti. Non è sempre facile lasciarsi andare del tutto, accantonando le certezze o ciò che si sa già fare.
La sfida vera è aprirsi alla contaminazione: farsi attraversare dal nuovo contesto, dai luoghi, da una gestione diversa del tempo e soprattutto dalle relazioni umane che si intrecciano tra gli artisti e con tutte le persone che animano la residenza.
Giorgia Severi
Personalmente trovo le residenze occasioni per sperimentare e per fare ricerca sul territorio nel quale si viene chiamati a lavorare. Si ha la possibilità di dialogare con la comunità locale, che in queste occasioni è solitamente aperta alla collaborazione. Rimangono poi preziosi legami umani, contatti e relazioni che si instaurano nel periodo di residenza, con gli host e con i colleghi, con la comunità e con chi in qualche modo collabora alla residenza.
È importante il confronto con altri artisti e colleghi in uno spazio sospeso e dedicato come la residenza artistica, che aiuta a crescere, ad ascoltare e ad aiutarsi reciprocamente. Per me le residenze sono una partita aperta e diretta con il territorio, nella quale non escludo nulla. Cerco così di scomporre il paesaggio in tutti i suoi livelli, studiandolo e leggendolo, dal suolo ai colori, dalle persone alla loro storia.

Chiara Peruch
Nella mia seppur ancora limitata esperienza nelle residenze artistiche, il confronto con gli altri artisti si è rivelato fondamentale. Partecipare a una residenza permette di entrare in contatto con artisti provenienti da contesti diversi e di confrontarsi con pratiche e ricerche anche molto distanti dalla propria. Nel caso, per esempio, della mia partecipazione a Officina Malanotte, è stato interessante confrontarmi con altri tre artisti appartenenti a generazioni differenti, ciascuno in un momento diverso del proprio percorso professionale e della propria ricerca.
Questo scambio mi ha permesso di ampliare il mio sguardo: da un lato, sono emerse differenze legate alle diverse generazioni e ai rispettivi percorsi; dall’altro, ho potuto riconoscere alcune costanti e questioni comuni che attraversano le pratiche e le ricerche artistiche.
Aleksander Velišček
Prendere parte a una residenza per artisti rappresenta per me un passaggio importante, un vero e proprio atto di sospensione temporale. Significa recidere la routine familiare quotidiana per calarsi pienamente all’interno del processo creativo, riappropriandosi di quel tempo denso e di quella concentrazione profonda che la vita di tutti i giorni spesso frammenta.
In questo spazio protetto, l’incontro con artisti provenienti da contesti culturali, geografici ed espressivi differenti diventa l’occasione per sollecitare una salutare e necessaria rilettura del proprio percorso personale. E poi la sottile adrenalina che accompagna ogni nuovo inizio spinge a livello personale a uscire dalla propria zona di comfort. Non è solo un esercizio formale, ma una vera e propria sfida esistenziale, indispensabile per evolvere.



